viaggio in patagonia

Un bellissimo film di Coppola. La prima parte è di quelle che ti fanno chiedere se sei capitata in un sogno: un bianco e nero sbilenco di specchi e porte e luci. Ricorda David Lynch. Inserti a colori per il ricordo e l’immaginazione, girati come un superotto. Straordinario il montaggio e l’idea di narrazione filmica che c’è sotto. Sempre di più scrittura e cinema insieme, ultimamente (sto pensando ad Almodovar, ma qui si va decisamente oltre). Un po’ cupo il finale, con toni da melodramma che non mi hanno convinta del tutto. Ma merita vederlo, secondo me. E fa venire voglia di un viaggio in Patagonia.

non son più quella di ieri

(Mi viene voglia di chiudere tutto e scomparire per un po’. E’ difficile pensare che nelle nostre vite accadano cose importanti e che di alcuni di questi cambiamenti non debbano rimanere registrate che tracce quasi invisibili ad occhio nudo, scritte in un codice per una scelta che appare a prima vista obbligata, cifrate, che si ha l’impressione solo i più bravi o i più attenti o i più fedeli- fate voi- riescano a interpretare. Quasi che la vita si svolge fuori dovesse riflettersi qui solo attraverso giochi di specchi e l’impossibilità o la difficoltà a manifestare i corpi significasse anche l’impossibilità di fornire agli altri- ma quali altri- un’immagine totale di sè. Che poi ci si potrebbe chiedere quando si consideri raggiunta la totalità del sè che si agogna, quali funzioni di sè debba comprendere, se questo desiderio/bisogno non porti paradossalmente a mettere in mostra se stessi alla maniera del Grande Fratello. Da cui si dovrebbe dedurre che in realtà questo desiderio di un tutto è pura illusione e che tendere alla sua soddisfazione costituisce quasi una svendita più che un guadagno. D’altra parte si combatte qui con una necessità di trasparenza che sia ha la nascosta impressione non sia compresa dai più e che comunque vada a cozzare contro l’opacità del mezzo con cui si opera da un lato- come posso pensare di mostrami per intero quando non so cosa si vede di me?- dall’altro con l’incapacità di stabilire prioritariamente quali siano le parti importanti di me, quelle che costituiscono la mia persona. Detto questo per stasera butto tutto sul ridere.)

Non son più quella di ieri, signore e signori,

lo dico

con un certo sgomento, a dire il vero,

sorpresa su questo palcoscenico

mentre vi guardo e annuncio

che lo spettacolo

che qui si replicava

da tanti anni stasera

non va in scena:

la compagnia si è sciolta,

nè si sa

cosa accadrà domani.

Dice che sono andata in scena sempre sola?

Sì, signore, ha ragione:

ma vede quel palchetto

là, di terz’ordine,

quello alle spalle

dove la luce è spenta?

C’era una spettatrice

che mi guardava, un tempo,

o almeno

io la pensavo là,

in penombra,

i suoi guantini

poggiati su una sedia,

che mi osservava

silenziosa e attenta.

La spettatrice silenziosa e muta,

convitata di pietra alla mia mente.

E’ andata.

Che dice?

Ha visto

che l’ho cacciata io?

Non lo nego, signora:

l’ho cacciata,

le ho detto basta,

mi hai stufata,

convitata di pietra alla mia mente.

Perché l’ho fatto, dice?

Era finita, credo,

signore,

ma non mi va di dare spiegazioni,

e a lei:

perchè?

Si meraviglia? Aggrotta le sopracciglia?

Esprime il suo disgusto per certe scelte audaci?

Faccia faccia, signore:

è tutto gratis.

Insomma ho chiuso,

cambio,

mi lavo al fiume Lete

o almeno

cerco di farlo

senza annegare (in rete).

Dici che me ne pento?

Ci sta, lo so, hai ragione:

non si taglia così una vecchia passione.



l’angelo e la pazienza

E per stasera è tutto (e anche troppo). Notte.

la forma lenta

Stasera

confusione

dove ci si chiede se

Ci si chiede se la vita qui dentro sia una vita reale o se non si corra il rischio di farne un film. Questa è una cassa. Non mi vedi, non mi hai mai vista.

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