Anche oggi non ce l’ho fatta a resistere e mi sono comprata altri due libri, freschi freschi di stampa. Uno è Firenze da piccola di Elena Stancarelli, uscito per Laterza, in una piccola collana che si intitola Contromano, che raccoglie anche alcuni tetsi di scrittori che parlano della loro città. Ad esempio c’è Antonella Cilento che parla di Napoli (Napoli sul mare luccica), c’è Culicchia che racconta Torino (Torino è casa mia), Covacich di Trieste (Trieste sottosopra), più altri titoli secondo me interessanti e da prendere in considerazione. L’altro acquisto è Una vita di lettore (come potevo resistere?)di Nick Norby, edito da Guanda. 
Non ho letto niente di questo scrittore, questa è una raccolta di suoi scritti in veste di lettore, che mi è sembrata irrinunciabile. [In più, avendo la tessera Feltrinelli ( che mi paghino per questa pubblicità, neanche tanto occulta!), ho potuto scalare un po' di punti fatti con precedenti acquisti e quindi Norby me lo sono regalato]
In compenso ho finito di leggere La sottile linea oscura, di cui ho detto ieri e devo dire che è stata una delusione. Il libro parla di un ragazzino americano degli anni 50 che scopre vicino alla sua casa un cofanetto con alcune lettere d’amore nelle quali ci sono solo le iniziali delle persone coinvolte. La storia è ambientata nel Texas, profondo sud degli States, e non può quindi mancare come componente fondamentale dellla narrazione lo scontro razziale tra bianchi e neri, così come non manca la contrapposizione tra i ricchi bianchi del Sud e i nuovi arrivati, venuti a cercar fortuna, e quella di genere, tra uomini e donne. Ma l’impressione è che ci sia un po’ troppo di tutto e che a volte lo scrittore la tiri un po’ per le lunghe e adotti uno stile e un linguaggio che a me sembrano fuori registro, rispetto al periodo in cui è ambientata la narrazione. Un esempio per tutti: a pag. 197, stanno parlando il protagonista, il piccolo Stan, e il nero che lavora al drive in che il padre di Stan gestisce. I due, Stan e Buster, stanno facendo delle indagini sul cofanetto e sulle persone convolte nella storia e ad un certo punto Buster se ne esce fuori con questa frase: Gli Stilwind non volevano che il ricordo di Jewel Ellen fosse infangato dalle dicerie sulle sua omosessualità, si era detta Winnie. Ora a me sembra che questa parola,omosessualità, in bocca ad un nero del 1958, texano, sia francamente fuori luogo, a maggior ragione se questeparole fossero riportate come pronunciate da Winnie, che nel libro è una specie di prostituta messicana. Insomma, le riserve sul libro sono diverse, anche sesoprattutto all’inizio l’atmosfera dell’America anni ‘50 è rese bene e ricorda molto, come dice anche il risvolto di copertina (ma giuro che ci avevo pensato da sola prima di leggerlo), Stand by me di Stephen King ( io ho visto il film, non ho letto il racconto). C’è, come in quel caso, la storia di un’adolescenza che finisce, ma forse a me queste storie sono un po’ venute a noia.
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