consideriamo l’aragosta 1
28 11 2006Quest’estate ho comprato l’ultimo libro di David Foster Wallace, Considera l’aragosta.
E’ il primo libro di Wallace che sono riuscita a leggere quasi fino in fondo. L’anno prima ne avevo comprato un altro, Oblio, di cui ho letto solo poco pagine e che non ho neanche più in casa.
Quasi fino in fondo, perchè il modo di scrivere di Wallace richiede una forza d’animo e un tempo di lettura molto particolari, una disposizione pressochè totale ad abbandonarsi al suo pensiero complesso, che si esprime non solo nell’andamento sintattico del discorso, nel quale egli fa ricorso a parentesi o frasi incidentali,non solo nelle descrizioni dettagliate fin nei minimi particolari [ un esempio:In autentico stile del Midwest, la gente di Bloomington non è scostante ma tende ad essere riservata. Può capitare che uno sconosciuto vi sorrida calorosamente, ma in genere non ci saranno chiacchiere nelle sale d'attesa o in fila alla cassa. Adesso però, grazie all'Orrore, c'è qualcosa di cui parlare che è più forte di ogni inibizione, come se fossimo tutti lì e avessimo appena visto lo stesso incidente stradale. Esempio: orecchiato in fila alla cassa de Burwell Oil ( che è una specie di Neiman Marcus delle stazioni di servizio con annesso piccolo supermercato - situato in posizione centrale di fronte alle due strade principali a senso unico, e con i migliori prezzi per il tabacco della città, è un tesoro municipale) fra una signora con un grembiule da cassiera della Osco e un uomo con una giacca di tela grezza tagliata alle spalle a mo' di panciotto fatto in casa: - Coi miei ragazzi pensavamo che era un film tipo quello là, Indipendence Day, poi ci siamo accorti che era lo stesso film su tutti i canali-. ( La signora non ha detto l'età dei figli)], ma, almeno in questo libro, nell’uso di note a piè di pagina lunghissime, che occupano spesso due pagine o prendono il posto della pagina stessa e che sono a volte fornite di note alla nota o di quelle che Wallace chiama “interpolazioni”.
Chi vuole leggere un libro del genere - o chi ci riesce - deve avere una gran passione per Wallace e per la mente umana e lo stesso credo che valga- a maggior ragione- per Infinite Jest, il cui volume nella prima edizione Fandango me ne ha sempre impedito l’acquisto.
Del libro che ho acquistato in estate ho letto 7 pezzi e mezzo su 10, arenandomi su Forza, Simba.Sette giorni in Cammino con un Anticandidato, aperto da una prefazione (che l’autore ci dice essere comunque facoltativa) di quattro pagine e mezza in corpo 10, nella quale Wallace spiega che questo pezzo è il resoconto di una settimana che ha trascorso al seguito di John McCain, senatore repubblicano nell’Arizona, per conto della rivista Rolling Stone nell’autunno del 1999.
Più in là della metà di questo pezzo non sono riuscita ad andare, dopodichè sono andata a leggermi Considera l’aragosta, il pezzo che dà il titolo al libro e che racconta una visita al Festival dell’aragosta del Maine, e mi sono definitvamente fermata di fronte al brano Commentatore, la cui struttura è indescrivibile e assolutamente maniacale, con una serie di finestre che si arpono sul testo e dentro altre finestre collegate al testo o all’altra finestra con varie frecce che si allungano e intrecciano sul testo, così:
Il motivo per cui ho parlato di Wallace, però, è un altro, vale a dire un pezzo di Francesca Borrelli sul Manifesto di sabato 1 luglio, che contiene un’intervista con lo scrittore, in Italia per concludere con il suo reading la prima edizione del festival “Le conversazioni” a Capri. L’intervista è molto interessante e ne parlo in un prossimo post.
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