1.
Amare gli altri è una croce pesante,
ma tu sei bella senza ghirigori,
e il segreto della tua vaghezza
è l’enigma risolto della vita.
A primavera si sente il frullare dei sogni
e il fruscio di novità e certezze.
Tu sei della stirpi di tali princìpi.
Come l’aria il tuo senso è spassionato.
E’ facile svegliarsi e veder chiaro,
spazzare dal cuore il pattume verbale
e vivere senza intasarsi in anticipo.
Tutto questo è una piccola scaltrezza.
(1931)
2.
Confesso che la ragione si smarrisce di fronte al prodigio dell’amore, strana ossessione che fa sì che questa stessa carne, della quale ci curiamo tanto poco quando costituisce il nostro corpo, preoccupandoci unicamente di lavarla, di nutrirla e - fin deve è possibile - d’impedirle che soffra, possa ispirarci una così travolgente sete di carezze sol perchè è animata da una individualità diversa dalla nostra…… Di fronte all’amore, la logica umana è impotente, come in presenza delle rivelazioni dei Misteri… [...............] Con la maggior parte degli esseri umani, i più lievi, i più superficiali ……. contatti bastano, o persino superano l’attesa; ma se essi si ripetono, si moltiplicano attorno a un unico essere sino ad avvolgerlo interamente; se ogni particella di un corpo umano si impregna per noi di tanti significati conturbanti quante sono le fattezze del suo volto; se un essere solo, anzichè ispirarci tutt’al più irritazione, piacere o noia, ci insegue come una musica e ci tormenta come un problema, se trascorre dagli estremi confini al centro del nostro universo, e infine ci diviene più indispensabile di noi stessi, ecco verificarsi il prodigio sorprendente, nel quale ravviso ben più uno sconfinamento dello spirito nella carne che un mero divertimento di quest’ultima.
3.
Tenerezza
TENEREZZA Fruizione,ma anche inquieta valutazione dei gesti di tenerezza dell’oggetto amato, nella misura in cui il soggetto comprende che egli non ne ha il privilegio assoluto.
I. Non è solo bisogno di tenerezza, ma anche bisogno di essere tenero con l’altro: noi ci rinchiudiamo in una bontà vicendevole, ci maternizziamo reciprocamente; e risaliamo alla radice di ogni relazione, là dove bisogno e desiderio si congiungono. Il gesto tenero dice: chiedimi qualunque cosa che possa sopire il tuo copo, però non dimenticare che io ti desidero un po’, leggermente, senza voler immediatamente ghermire alcunchè.
Riferimenti e note ai testi
1. Da Poesie di Boris Pasternàk , edizione Einaudi. La copertina dell’edizione in commercio è questa qua sotto

io, invece possiedo una vecchia edizione Einaudi del 1971, con la copertina rigida e la foto di Pasternàk in un piccolo riquadro in alto al centro. Le traduzioni sono di Ripellino, un po’ “antiche”, per i miei gusti. Ho comprato questo libro insieme a tanti altri una volta che decisi di acquistare libri direttamente dall’agenzia di distribuzione Einaudi, nel 1977. Era un modo per avere tanti libri tutti insieme e pagare a rate. Non so perchè ho scelto questo libro, ma ci sono alcune poesie che ancora oggi mi piacciono.
2. Queste invece sono parole che si trovano in Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar , qui sotto

Anche in questo caso, possiedo un’edizione diversa nella copertina, ma l’Einaudi, si sa, è in fase di cambiamento sulle copertine, non sempre gradevoli, devo dire a chi è abituato alla precedente austerità. Di Marguerite Yourcenar un altro bellissimo libro, che a me piace forse ancora di più, è L’opera al nero, sulla quale segnalo questo sito . Ma su di lei da leggere anche la biografia, scritta da Josyane Savigneau.
3.
L’ultimo libro invece è un libro di culto, Frammenti di un discorso amoroso, di Roland Barthes. Nella mia copia c’è segnata persino la data di acquisto, 10 aprile 1980. E dentro è tutto segnato, con colori e matite diverse, persino con un pennarello rosso, per far capire ad uno dei miei grandi amori che quelle frasi le doveva leggere perchè attraverso di esse io parlavo di noi. Un amore che poi è finito malamente. Ma il libro è da leggere. Come scrive Barthes nell’introduzione: ” Ciò che qui si é potuto dire dell’attesa, dell’angoscia, del ricordo, non è mai altro che un modesto supplemento offerto al lettore perchè se ne impossessi, vi aggiunga del suo, vi tolga ciò che non serve e lo passi ad altri…”. Frase che ha autorizzato le mie molteplici sottolineature. Ad aumentare l’interesse e il valore di questo libro, per me che lo lessi allora, i riferimenti ad altri testi che percorrono tutte le sue pagine, un richiamo continuo all’idea che la cultura, la letteratura, il pensiero della gente comune, citata nel testo attraverso le iniziali, formano un tutt’uno che non può essere tenuto distinto. Leggi il seguito di questo post »
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