Qualche tempo fa, durante una discussione, qualcuno citò: Finchè c’è al mondo un bimbo che muore di fame, fare letteratura è immorale” Qualcun altro chiosò: “Allora lo è sempre stata”. [............] Forse è vero: la letteratura è immorale, è immorale attendervi.
(da La letteratura come menzogna, di Giorgio Manganelli, Feltrinelli, 1967, oggi in edizione Adelphi)
In margine ad una mia riflessione sul fatto che in questo blog, da un po’ di tempo, parlo sempre di libri e poco di quello che mi succede intorno, nel mondo e mi sto chiedendo quanto sia ‘onesto’ e ‘corretto’.

mi sto chiedendo quanto sia ‘onesto’ e ‘corretto’ …detto da pessim_esempio
sinceramente non capisco la tua perplessita’ sul averti concessa una parentesi lunga relativa ai libri. non credo vi sia nulla di immorale o disonesto nel permettere che le cose del mondo scivolino via come acqua dalla pelle per un periodo; c’e’ un tempo per ogni cosa, anche per le arti. i bambini continueranno a morire di fame comunque la si metta.
anyway, “Whoever despises oneself still respects oneself as one who despises” (Nietzsche) – chiunque disprezza se’ stesso rispetta se’ stesso come uno che disprezza-
auguri di buon anno!
Fubar
PS: spero che il tag da me usato funzioni….non conosco l’html
E’ vero, ma la tentazione di lasciarle scivolare via per (quasi) sempre o almeno per il più possibile e forte e per chi è abituato invece alla partecipazione, è difficile allontanarsi da questo modo di essere. D’altra parte è vero che “i bambini continueranno a morire di fame comunque la si metta”, ma non per questo, credo, devo chiudere gli occhi. La mia sensazione è che anche chi prima credeva a una reale possibilità di cambiamento attraverso il proprio agire, adesso invece stia attraversando una fase di forte disincanto e di ripiegamento sul personale. Mi dirai che questa fase è iniziata tanto tempo fa, ma da me è arrivata forte e chiara in questi ultimi anni. Auguri anche a te. Io me ne vado via per un po’. Vacanze, non so se meritate, ma vacanze.
Pessimesmpio wrote : ”…ma non per questo, credo, devo chiudere gli occhi.”
Non credo che tu stia chiudemdo gli occhi; e neppure ho espresso questo desiderio nel mio commento precedente. Il fatto che tu, invece, sia vigile e’ ben palpabile e chiaro: non ti porresti tali disincantate domande. Fossi ”deficiente” (nella eccezione latina de ”mancante di”) saresti scusata poiche’ non potresti accorgerti di cio’ che ti capita attorno. Come persona datata di intelletto, capace di intellegere (latino, leggere dentro) hai solo compiuto una momentanea scelta. Ogni essere umano ha l’opportunita’ di scegliere; ed ora tu hai preferito dedicarti al tuo intimo stare, al personale. Mi spiace, invece, leggere che la tua idea di partecipazione fosse una abitudine. Questa si’ porta al disincanto, poiche’, in my humble opinion, abitudine e’ assuefazione. E come si puo’ declinare la compartecipazione alla consuetudine, la misernda ripetizione degli stessi atti? Fa molto decadentismo.
Pessimesempio wrote: ”La mia sensazione è che anche chi prima credeva a una reale possibilità di cambiamento attraverso il proprio agire, adesso invece stia attraversando una fase di forte disincanto e di ripiegamento sul personale.”
Non capisco di cosa tu stia parlando. Probabilmente hai qualcosa di significativo in testa che non condividi con noi lettori. Who’s who? Chi e’ quel chi, ai quali ti riferisci? Io, pigro, sparuto, macilento, scontroso, burbero, musone, asociale (introverted, suona meglio) sono circondato da esseri umani che vivono ogni minuto agendo per cambiare qualcosa. Magari piccoli obiettivi. Ma non meno importanti, per essi stessi e per coloro i quali stanno loro attorno, di tanti altri che si leggono ogni giorno sulle cronache.
Forse, ma posso errare, tu parli di ideali; non di trale possibilita’ di cambiare attraverso l’agire proprio. L’ideale e’ una aspirazione di natura etica; uno scopo nobile e generoso per cui si agisce. Ma e’ anche l’idea considerata come modello di perfezione; utopie che non fanno parte del mondo reale.
Buone vacanze!
Fubar / 2k6.12.31