Aldo Nove

30 01 2007

Oggi, questa poesia di Aldo Nove, trovata girellando su Nazione indiana. Premetto che di fronte ad alcuni termini ed espressioni che sono contenute in questa poesia, mi sento un po’ a disagio, così, un leggero arrossire da ragazzina per bene che ero.  Ma Aldo Nove è un uomo e agli uomini, si sa, piace, a volte, parlare in questi termini. Detto questo, però, la poesia mi piace e la trovo.. insomma…adatta a certe circostanze.

Parliamone.doc

di Aldo Nove

Non so se è meglio farmi seghe o scrivere
Poesie. In entrambi i casi sto seduto
Davanti al mio computer Omnibook
Xe3 Hp e in entrambi i casi
Non è che cambio il corso della storia.

Ad essere sincero se mi faccio
Le seghe sul momento sono più
Contento ma nessuno poi mi viene
A dire bravo ma che bella sega
Che ti sei fatto. Invece (ed è per questo
Che si scrive poesia) se a un certo punto
Tiro su le mutande, chiudo i siti
Porno e mi indigno contro questa guerra
Sparandomi una raffica di versi
(Solitamente uso endecasillabi),
Aspetto che c’è una lettura e leggo,
Voi che ascoltate dite oh sì com’è
Indignato contro la guerra ed io
Lo avverto che voi siete dalla mia
Parte e apprezzate come sono bravo
A esprimermi con questi endecasillabili.
Diciamo che il poeta è un segaiolo
Deviato e voi soltanto dei guardoni,
Però non è così. Non c’è “voi” ma
Soltanto “noi,” perché il pubblico della
Poesia è costituito solo dai
Poeti e dalle gentili poetesse
Che si ascoltano a vicenda attendendo
Di eiaculare i propri enjambements
Addosso agli altri. No, non è così.
Ho esagerato. Quello che pensavo
E’ altro. Quello che io credo è che
Con la poesia si manifesta Dio,
Si fermano le guerre, si migliora
La qualità dell’esistenza a Baghdad,
Diciamocelo, questa sera, amici,
Parliamone, scambiamoci le e-mail.




ancora sui “giovani” autori italiani

29 01 2007

Riprendo l’argomento della “nuova” letteratura e del perchè oggi sia così difficile leggere un buon libro di un autore/autrice italiani. Intanto sono d’accordo con Remo Bassini che, a commento del post , tra le altre cose scrive che in italia forse (dico forse, anche come soggetto interessato) si pubblicano troppi libri. 168 al giorno, sembra.
(con 4mila case editrici che litigano per entrare nelle 4mila librerie)

E’ vero, in Italia si pubblica troppo da qualche anno ( forse una decina, a occhio e croce), si pubblicano molti libri stranieri rispetto agli altri paesi europei, si pubblica molta letteratura anglo-americana. Su questo d’accordissimo. Ma di fronte a questi dati mi sorge sempre spontaneo il dubbio se questa “pratica” sia legata ad un effettivo valore aggiunto della letteratura straniera rispetto a quella nostrana piuttosto che ad una sorta di sudditanza (più o meno psicologica; del resto non è lo stesso anche nel cinema?) piuttosto che all’in/seguire( e contemporaneamente nutrire) gusti del pubblico che ormai sono del tutto assuefatti a stili, tecniche narrative e ambientazioni che poco hanno a vedere con l’Italia ( non che io non apprezzi questi stili, ecc.ecc.- ci tengo a dirlo- anzi).

Forse tutte e tre le cose, mi sentirei di dire, ma mi piace soffermarmi soprattutto sull’ultima, anche perchè credo sia quella su cui ho più da dire, essendo come lettrice direttamente coinvolta.  Remo Bassini mi ha gentilmente invitata a dare un’occhiata ad un “gioco” letterario che si sta svolgendo sul suo blog. Il gioco consiste (meglio consisteva, perchè oggi Remo tira le fila del suo sondaggio) nel citare i nomi di tre autori o autrici italian* degn* di menzione e contemporanei. Ho pensato per un intero pomeriggio a quali fossero gli autori italiani che mi piacevano davvero e tra quelli che mi sono a vario titolo venuti in mente devo dire che ho salvato solo alcune autrici  donne : Lalla Romano ( che è morta)  più qualche poetessa, del tipo Patrizia Cavalli e Mariangela Gualtieri. Per il resto, sì, mi veniva qualche nome, ma solo in relazione a singoli libri ( del tipo… che so? Vassalli, Del Giudice, il “vecchio” Mozzi) e senza entusiasmi travolgenti.

Mi sono detta che in realtà la stessa cosa forse mi accadrebbe se qualcuno mi facesse la stessa richiesta riguardo ad autori stranieri, ma devo dire francamente che a questo proposito i nomi che mi vengono in mente sono molti di più e la mia ricerca d’archivio cerebrale non è  poi così lenta e affannosa come nel primo caso.

E allora? Sono forse anche io assuefatta al mercato editoriale? Può darsi, anzi sicuramente è così, ma mentre nel caso del cinema riesco a volte ad apprezzare anche un buon film italiano ( tipo La strada di Levi, di cui parlo sotto o anche altri grandi film che non sto qui a citare, che so quelli di Moretti, tanto per dirne uno) nel caso della lettura invece proprio non riesco a decidermi di comprare un libro di autori italiani. E’ più forte di me, arrivo lì, li prendo in mano, li sfoglio un attimo, mi fermo a mezz’aria e li rimetto nella pila., con un leggero senso di noia e di già visto.

Credo che questa sensazione nasca proprio dalla lettura delle prime righe dei libri che prendo, quasi che l’autore o l’autrice non riesca a catturare la mia attenzione iniziale, a convincermi a lanciarmi nell’avventura della lettura, come se quello che lì dentro mi viene raccontato non andasse mai al di là del banale e già visto e vissuto quotidiano.

Ma la sensazione di cui sopra non nasce solo dalle parole che leggo e dal relativo significato, nasce anche dalla disposizione di queste parole, per lo più dimessa, anch’essa molto quotidiana, senza un guizzo di fantasia e invenzione, come se tutti i libri in Italia dovessero essere narrativamente lineari e semplici o esprimere un’idea di presente irrimediabilmente mediocre e piatto. Niente che ci faccia capire che siamo ormai nel 2000 avanzato, non tanto sul piano della descrizione di paesaggi, situazioni  e stati d’animo, quanto nella struttura di ciò che si legge. Per dirla più chiaramente-( forse)- i nostri cervelli sono cambiati, ma di questo non c’è traccia negli autori italiani.

E poi anche poco interrogarsi di quale sia il posto del narratore nel mondo, dove si posiziona, quale relazione intrattienne con i suoi personaggi e quale con il mondo che descrive, come se ancora l’analisi del testo, quella che banalmente si insegna da tempo persino nelle scuole medie, ancora qui non fosse arrivata.

Ecco, forse questo è l’aspetto che più contribuisce a rendere poco interessante la letteratura italiana: nessuno o pochi si domandano dove sta chi scrive, chi è nel gioco della letteratura. In fondo, mi pare che sia la mancanza di tutta la cultura italiana, molto brava a partecipare ai vari premi e festival sparsi per la penisola, ma poco capace di interrogarsi, da sempre, sul suo ruolo dentro la società che alimenta e che la alimenta.

Su tutto questo qualche interessante articolo su Nazione indiana , in particolare questo.




La strada di Levi

28 01 2007

Oggi ho visto un bel film: La strada di Levi, di Davide Ferrario , con sceneggiatura dello stesso Ferrario e Marco Belpoliti. In realtà non è un film, ma un documentario, nato dall’idea di ripercorrere la strada fatta da Levi una volta uscito dal campo di Auschswitz, attraversando quei territori che oggi sono l’ Ucraina, la Bielorussia, la Moldavia, e poi la Romania, l’Ungheria, la Slovacchia, l’Austria, per vedere cosa sia cambiato e cosa rimanga di quello che Levi ha visto e registrato nel suo libro La tregua. E’ un documentario ‘emozionante’, nel senso etimologico del termine, smuove riflessioni, sentimenti, sensazioni che ti viene volgia di condividere con altri. Mette di fronte a realtà che non conosciamo forse fino in fondo, almeno per quello che mi riguarda, e che spesso sono peggiori di quello che immaginiamo. La strada che la troupe percorre passa anche vicino a Cernobyl, a Pripyat, la “città dei bambini” (al link foto di una mostra sugli effetti di Cernobyl) chiamata così perchè al momento del disastro alla centrale la maggioranza dei suoi abitanti era costituita da bambini. E’ abbastanza impressionante rivedere le immagini dell’evacuazione della città e dei primi addetti alla sicurezza della centrale che spalano le sostanze radioattive, quasi senza protezione. Su Cernobyl e la tragedia della gente che viveva lì o che è stata mandata lì al momento del disastro della centrale ha scritto un libro anche una giornalista bielorussa, Svetlana Aleksievic. Il titolo del libro è Preghiera per Cernobyl’, in Italia è stato pubblicato dalle Edizioni e/o nel 2002 e raccoglie le voci delle donne e degli uomini che hanno vissuto direttamente questa tragedia. Come scrive l’autrice “ho viaggiato, conversato, preso appunti. Queste donne e questi uomini sono stati i primi a vedere ciò che noi possiamo solo supporre. Ciò che rimane comunque un mistero per tutti.”

Il film di Ferrario si chiude con una frase di Primo Levi, tratta da una poesia da lui dedicata a Mario Rigoni Stern e Nuto Revelli, due persone che come lui “non si sono lasciati impietrire dalla lunga nevicata dei giorni”. Quando ho sentito queste parole ha pensato che noi tutti ci stiamo facendo impietrire in molte circostanze della nostra vita.




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27 01 2007

 Oggi sono contenta. Non è gran cosa, ma è già qualcosa. Mi piace essere contenta e mi va di dirlo pubblicamente. Speriamo che duri. 




un nuovo poeta

26 01 2007

Mandate a dire all’imperatore

nulla nessuno in nessun luogo mai
Vittorio Sereni

Così come oggi tanti anni fa
mandate a dire all’imperatore
che tutti i pozzi si sono seccati
e brilla il sasso lasciato dall’acqua
orientate le vostre prore dentro l’arsura
perché qui c’è da camminare nel buio della parola
l’orlo di lino contro gli stinchi
e, tenuti appena da un battito,
il sole contro, il rosso sotto le palpebre
premerete sentieri vastissimi
vasti da non avere direzione
e accorderete la vostra durezza
alla durezza dello scorpione
alla ruminazione del cammello
alla fibra di ogni radice
liscia, la stella liscia, del vostro sguardo
staccato dall’occhio, palpiterà
né zenit né nadir
in nessun luogo, mai.

L’ho trovato qui . Non mi sembra poi tanto male. Molto musicale, specialmente là dove dice: “accorderete la vostra durezza/ alla durezza dello scorpione/ alla ruminazione del cammello/ alla fibra di ogni radice/ liscia, la stella liscia, del vostro sguardo/ staccato dall’occhio/….”. Strano, più la leggo e più mi piace, devo dire.

In questi giorni mi piace molto leggere poesie e metterle sul blog. In un altro blog (purtroppo non ricordo quale, altrimenti lo leggerei di nuovo), un giorno ho letto che si leggono poesie quando si è in uno stato d’animo di raccoglimento e ricerca oppure quando si cerca una consonanza con quello che si prova dentro. Tutte e due, direi. Ci sono davvero giorni in cui ho voglia di poesia.




ritorno a Emily

26 01 2007

875

Di asse in asse ho mosso i miei piedi:

un percorso lento e circospetto,

sentivo le stelle sulla mia testa

e il mare intorno ai piedi.

Non sapevo altro che questo: che i prossimi

sarebbero stati gli ultimi centimetri-

questo mi dava quell’andatura vacillante

che qualcuno chiama Esperienza.

( a partire dalla traduzione di Barbara Lanati in Silenzi)