a cosa serve la letteratura

Leggo che solleva qualche riflessione un mio post, nel quale mi domandavo, più o meno, a cosa poteva servire la letteratura. Mi accorgo che la tendenza è quella di rispondere alla domanda parlando, appunto, di quella letteratura che in qualche modo parla del reale, inteso mi pare in senso quasi politico, come ad additarla ad esempio, contrapponendola implicitamente ad altri generi di testo letterario, quasi a dire che certa letteratura serve a parlare della realtà e in questo, in fondo, sta la sua utilità.

Mi sembra invece che il discorso debba essere impostato in altro modo, o meglio la domanda. Che sarebbe formulata in maniera più corretta se fosse: a cosa serve a me la letteratura, senza per questo voler limitare le risposte possibili alla mia sola persona, ma cercando al contrario di assumere ‘me’ come ‘cavia’ per una fascia di persone piuttosto ampia, dal momento che la stessa domanda se la dovrebbe porre in questo caso ogni singola persona, o almeno assumendomi come possibile termine di confronto con altri pareri sul tema.

( dalla contorsione sintattica si vede che durante le vacanze ho letto qualcosa di Wallace, per la precisione qualche racconto di Oblio…)

Quindi la domanda da porsi sarebbe a cosa serve a me la letteratura.

L’altro giorno, presa da ‘astratti furori’ ho svuotato un reparto della mia misera libreria (ne possiedo tre, laccatebiancheIkeamodelloBilly, ma gli stipendi che entrano in queste stanze non me ne permettono altre più costose e più adatte al loro ruolo) , quello destinato alla conservazione di articoli di giornale e di pagine web stampate qualche anno fa. Tra le cose interessanti che ho trovato – si trovano sempre cose interessanti in questi casi- questa poesia (solo la prima strofa, mandata per e-mail da un’amica) di Adrienne Rich, poetessa americana di cui ho già parlato in un precedente post , poesia che mi è sembrata così bella e così vicina al mio stato d’animo del giorno, da meritare un’immediata pubblicazione sul blog:

TRE: ORIGINI

Punti di svolta. A noi tutti piace sentirne parlare. Punti

su un grafico.

Conversioni improvvise. Sbandate storiche. Qualche tipo

di struttura drammatica.

Ma una vita non si svela in questo modo si muove

a ciclo continuo con tornanti messi assieme alla meglio

attorno al rigonfiarsi di un pezzo di collina verso un altro

un’isola verso un’altra.

Il sapere di una bambina il perdono di una bambina restano infantili

sino a quando li incontri mentre si specchiano e riecheggiano da

qualche altra parte

Non mi chiedere dove ho imparato l’amore

Non mi chiedere dove ho imparato la paura

Chiedi della grandezza delle stanze in quanti ci abitavano

cos’altro contenevano le stanze

quali bisbigli delle storie della pelle

…….

(dalla sez. Inscriptions di ‘The Dark Fields ofthe Republic’), ma qui chiudo la breve parentesi che poi non è così tanto parentesi, come forse si capirà dopo.

Tra le altre cose che ho trovato rovistando, alcuni articoli di un convegno tenuto nel 2004 a Reggio Calabria, dal titolo, per l’appunto “A cosa serve la letteratura?” (giuro che è tutto vero). Per chi volesse approfondire ecco il link.
[Tra l'altro il sito a cui fa riferimento, Railibro , se non lo conoscete andatevelo a vedere, perchè ci sono spunti interessanti] In uno di questi articoli che fanno riferimento al convegno di cui sopra, un certo signor Spadaro (che francamente non conosco, nonostante sia autore di alcune pubblicazioni sul tema e su altro, cosa di cui mi scuso in anticipo con lui e con quanti invece lo conoscano bene) si pone proprio la domanda che mi sono posta all’inizio di questo post e scrive:

‘A cosa serve la letteratura? La letteratura col suo immenso patrimonio di storie, immagini, suoni, personaggi…. a che serve? a che mi serve? Si chiedeva (ed io con lui) Charles du Bos : “che cos’è la letteratura, la letteratura degna del nome, la sola che ci riguardi e che abbia sempre avuto un valore per me?” Quel “per me” non è affatto da trascurare. Anzi: la particella pronominale “mi”, cioè “a me” [questo il signor Spadaro lo poteva anche evitare], regge tutta la domanda……’

In sintesi, per Spadaro il significato della letteratura non è tanto nel fatto che ‘la letteratura sostituisca la vita o almeno riesca a rimpiazzare momenti d’inedia, ecc. ecc.’ quanto nel fatto che ‘l’arte ci fa conoscere la vita, al di là della conoscenza convenzionale che di essa abbiamo’.

Inizialmente l’idea di Spadaro quasi mi aveva convinto, ma ho continuato poi a riflettere sull’argomento, fino a che sono arrivata (la faccio breve) a riformulare la domanda ancora una volta e a chiedermi perchè mi piace tanto e anzi è ormai quasi necessario (meglio senza quasi) per me leggere quello che altri hanno scritto, sia esso in forma di poesia o di prosa. In realtà sarebbe da togliere anche ‘ormai’ che presuppone uno sviluppo nel senso di una passione crescente per la lett(erat)ura, perchè ricordo di aver sempre avuto questo interesse fin da quando sono stata in grado di leggere.

Credo che la spiegazione che più mi si confà sia una battuta che ho sentito una volta in un vecchio film con Antony Hopkins (forse Viaggio in Inghilterra, film per altro piuttosto melenso, se non ricordo male, che racconta una parte della vita dello scrittore delle Cronache di Narnia). In una scena del film (ripeto: non sono sicura che si tratti proprio di questo film) un professore chiede ad un ragazzo il perchè della sua passione per i libri. L’allievo non sa cosa rispondere e il professore gli dice che leggere serve a sentirsi meno soli.

Potrebbe sembrare una visione un po’ sconsolata e triste della letteratura, ma credo che possa anche essere presa in un senso più positivo di quello che le parole potrebbe suggerire a prima vista. Nel senso che leggere quello che altri hanno scritto a me serve per ritrovare me stessa nelle loro parole e nei loro sguardi sul mondo, ritrovare le mie malinconie, le mie allegrie, le mie idiosincrasie, e serve anche per compiere quell’operazione mentale che, con un’immagine potente e felice, Wallace definisce nel suo racconto Un altro pioniere, ‘riconfigurare il [proprio] processore primitivo’, cioè ampliare le mie capacità intellettive, fare spazio all’interno della mia scatola ad altre visioni del mondo, ad altre modalità di articolazione del cervello. Per questo mi piace tanto leggere quello che gli altri scrivono. C’è una precisazione, ultima, da fare [e poi la chiudo qui, sono tre giorni che mi trascino questo post]: perchè ciò che leggo mi piaccia occorre che si verifichi quello di cui parla Raymond Carver nel suo libro Il mestiere di scrivere.

raycarver.jpg Carver scrive, nell’articolo dal titolo Per Tess : ” Ricordatevi che una poesia non è solo un atto di espressione personale. Una poesia o un racconto – qualsiasi opera letteraria che presuma di chiamarsi arte- è un atto di comuniicazione tra lo scrittore e il lettore. Chiunque può esprimersi, ma quello che gli scrittori e i poeti vogliono fare nelle loro opere, più che limitarsi ad esprimere se stessi, è comunicare, giusto? C’è sempre l’esigenza di tradurre i propri pensieri e le proprie preoccupazioni più profonde in un linguaggio che li fonda in una forma- narrativa o poetica- nella speranza che il lettore li possa capire e possa provare quelle stesse sensazioni e interessi.”

Per questo e a questo serve la letteratura. e questo spiega perchè abbia messo nel post la poesia di Adrienne Rich.

7 Risposte a “a cosa serve la letteratura”


  1. 1 Fubar Gennaio 9, 2007 alle 11:58 am

    In sostanza, almeno per cio’ che concerne la seconda parte delle tue stupende riflessioni, la lett(erat)ura sarebbe una forma razionale di empatia?
    Fubar / 07.01.09

  2. 2 pessimesempio Gennaio 9, 2007 alle 1:45 pm

    In sostanza sì. Il che spiegherebbe anche il perché ci piaccia anche tanto parlare di libri e letture nei blog e condividere le pagine che più ci piacciono. Quanto allo ’stupende’, lo prendo con le molle, perchè l’ego potrebbe uscire dai suoi limiti naturali, ma ti ringrazio comunque.

  3. 3 rub Gennaio 13, 2007 alle 6:50 pm

    è quindi il confronto tra persone. un dialogo.
    quindi se vogliamo una continua cronaca del pensiero corrente.
    nella storia è grazie alla letteratura che si coglie il pensiero dell’epoca, anzi, I pensierI.

  4. 4 pessimesempio Gennaio 13, 2007 alle 8:56 pm

    Direi che la definizione si adatta a quello che penso sulla letteratura, anche se il dialogo va oltre il tempo. Come pensava già Machiavelli-( ricordi la lettera al Vettori?)- è la letteratura che permette un dialogo tra noi e quelli che ci hanno preceduto. Anche se, con un approccio un po’ più moderno, occorrerebbe prendere in considerazione le conseguenze di questa distanza temporale, in termini di comprensione dei testi e cose del genere. Non so quanto questo sia importante fino in fondo, nel senso che ci sono scrittori antichissimi che si fanno capire anche da noi ‘moderni’, indipendentemente dalle varie interpretazioni.

  5. 5 Fubar Gennaio 14, 2007 alle 7:13 am

    Su gruppi/o di lettura e’ appena stato pubblicato questo articolo circa una intervista di El Pais ad Alberto Manguel.
    Cito un passo: la lettura sia sempre stata e soprattutto sarà in futuro un atto di ribellione“>”.

    HTH
    Fubar 070114

  6. 6 Fubar Gennaio 14, 2007 alle 7:14 am

    Humpf! perche’ il tuo antispam mi mette sempre tra i suoi preferiti? E’ appena successo di nuovo! :( Fubar / 070114

  7. 7 pessimesempio Gennaio 15, 2007 alle 9:05 am

    Io lo chiederei all’analista…


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