Ne’ giovani è più vita…

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Ne’ giovani è più vita o più vitalità che nei vecchi, cioè maggior sentimento dell’esistenza e di se stesso; e dove è più vita, quivi è maggior grado di amor proprio, o maggiore intensità e sentimento e stimolo e vivacità e forza del medesimo; e dove è maggior grado o efficacia di amor proprio, quivi è maggior desiderio e bisogno di felicità; e dove è maggior desiderio di felicità, quivi è maggiore appetito e smania ed avidità e fame e bisogno di piacere: e non trovandosi il piacere nelle cose umane è necessario che dove n’è maggior desiderio quivi sia maggiore infelicità, ossia maggior sentimento dell’infelicità; quivi maggior senso di privazione e di mancanza e di vuoto; quivi maggior noia, maggior fastidio della vita, maggior difficoltà e pena di sopportarla, maggior disprezzo e noncuranza della medesima. Quindi tutte queste cose debbono essere in maggior grado ne’ giovani che ne’ vecchi; siccome sono; massime in questa presente mortificazione e monotonia della vita umana, che contrastano colla vitalità ed energia della giovanezza; in questa mancanza di distrazioni violente che stacchino il giovine da se medesimo, e lo tirino fuori del suo interno; in questa impossibilità di adoperare sufficientemente la forza vitale, di darle sfogo ed uscita dall’individuo, di versarla fuori, e liberarsene al possibile; in somma in questo ristagno della vita al cuore e alla mente e alle facoltà interne dell’uomo, e del giovane massimamente.

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All’adulto, e ai popoli molto colti,tutto il mondo è il mondo dell’ovvio, del luogo comune. L’uomo perciò applica i suoi cartellini col prezzo e, occorrendo, le informazioni sulla merce, sull’uso, dovunque. Questo è un campo, questo è l’oceano, questo è un cavallo, questa è la propria madre……..questi sono due ragazzini. Ma per il fanciullo, e l’adolescente, e anche per un certo tipo d’artista….. non è così! Dounque egli s’inoltri, tutto risplende di una luce senza origine. ogni cosa che egli tocca- la bandiera, il cavallo, l’oceano- scotta e lo folgora di stupore. Egli capisce ciò che l’adulto non capisce: il mondo è un corpo celeste, e tutte le cose, nel mondo e fuori, sono di materia celeste, e la loro natura e il loro senso – tranne una folgorante dolcezza- sono insondabili. Ogni cosa che il ragazzo tocca o vede passare, lo fa piangere; chiede inutilmente alla ragione o ai superiori una spiegazione sul perchè o il come di tali magnificenze: di solito i superiori (maestri e genitori compresi) non sono più informati e attenti di un calamaio. Il ragazzo è solo. Il suo approssimarsi- e poi la caduta, spesso uno scontro con il mondo reale- avviene così. E’ un’estasi, o un impatto. Avere, in queste circostanze, mezzi espressivi, essere educati a usare questi mezzi, potrebbe voler dire essere forniti di un paraurti o di un paracadute. Significherebbe entrare nel mondo – del reale- per il verso giusto…..che è il fatt creativo. Quando ciò non avviene, e il bambino entra nel mondo esclusivamente attraverso la proprietà di oggetti di mercato, in lui resta un’ansia, un vuoto che spesso si fa amara insoddisfazione- sebbene egli abbia tutto- o ira. ……….. Così ho sempre pensato che il problema massimo del mondo….. sia avere dei bambini in grado di entrare nel mondo cosidetto adulto crando, essi stessi, e non appropriandosi o distruggendo. Creare è una forma di maternità; educa, rende felici e adulti in senso buono. Non creare è morire e, prima, irrimediabilmente invecchiare.

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C’è oggi, in molti giovani, un desiderio di nuova ritualità, di qualcosa di indimenticabile, solido, duraturo. Una voglia di identificarsi senza gerarchie ( è un’utopia? e conviene coltivarla?)…….. Ho visto fiorentini alle finestre legati ai manifestanti che riempivano la strada dal comune desiderio di vivere un’esperienza, appunto, indimenticabile. Quello che si desidera é molto importante. Qualcuno ha detto che nel futuro troveremo quello che impariamo a desiderare.

Riferimenti

1. Giacomo Leopardi, Zibaldone dei pensieri. Non ha bisogno di presentazioni, credo. Più lo leggo e più mi piace, non solo i Canti, ma tutto il resto, a cominciare dalle Operette Morali. E pensare che alla maturità è stato l’unico autore che non ho studiato e alla domanda: ‘Il pensiero della morte in Foscolo, Manzoni e Leopardi’ ho parlato talmente tanto dei primi due da riuscire a non parlare del terzo. Non lo dimenticherò mai.

2. Anna Maria Ortese, Corpo celeste, Adelphi, 1997. Non posso dire che sia tra le mie autrici preferite, ma spesso nei suoi testi parla di giovani, adolescenti, con una sensibilità del tutto particolare. Nel testo in questione è così. Un anno mi sono presentata ad una classe con questo testo fotocopiato: l’abbiamo letto insieme e commentato. E’ stata una lezione bellissima.

3. Giuseppe Bagni- Rosalba Conserva, Insegnare a chi non vuole imparare, Ega, 2005. Un bel libro per chi fa l’insegnante, uno di quelli che fa piacere leggere per avere nuovi stimoli in questa bene/maledetta professione. Sono le lettere che due insegnanti, veri, si scambiano per un intero anno scolastico, con riflessioni, vere, sull’insegnamento, le classi, la scuola. Si parla anche molto di Bateson, Gregory , altro personaggio interessante, anche se arduo da comprendere. Ci ho provato diverse volte, sempre con grandi difficoltà. La prefazione del libro, Insegnare….., è di Marcello Cini, autore di questo bel libro .

 

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