l’editoria in italia

Su gruppo di lettura si è aperta una discussione interessante, che piano piano dal punto di partenza si è andata allargando, mi pare, a due questioni. La prima è, mi sembra, il ruolo della piccola editoria ( in Italia, particolarmente), la seconda ( che può essere considerata complementare, forse) è la presenza sul mercato di nuovi autori italiani. Mi sembrano entrambe problematiche interessanti.  Sulla piccola editoria mi sento di dire che ci sono state proposte nuove interessanti, ma forse non sufficientemente pubblicizzate soprattutto all’interno di quello che dovrebbe essere il luogo del libro per eccellenza, cioè le librerie, che vuoi perchè legate ai grossi editori vuoi perchè legate al mercato tendono sempre a mettere in evidenza i grossi nomi e di conseguenza i grossi editori. Piccoli segnali di inversione potrebbero essere la presenza di scaffali dedicati proprio ai piccoli editori (Piccoli editori crescono), come quello della Feltrinelli di Firenze. Per quel che mi riguarda (purtroppo) sono un po’ diffidente verso i nuovi nomi, memore di diverse fregature causate da incauti acquisti e quindi non mi oriento in genere verso i nomi nuovi, ma preferisco andare sul sicuro (?) comprando autori che escono con i grandi o medi editori. Se non altro in questo caso so già più o meno il genere di proposte che nornalmente vengono fatte.

Lo stesso discorso direi che valga per gli autori italiani non classici. Non ricordo francamente novità di rilievo che non abbiano ormai più di quarant’anni (Ammanniti, Ballestra, Nove) nè raccolte che valgano la novità di Gioventù Cannibale ( di Einaudi, tra l’altro, non di un piccolo editore). Forse l’unico tentativo fatto in proposito di recente è la raccolta di racconti La qualità dell’aria, Miminum Fax, all’interno della quale ci sono indubbiamente autori interessanti come ad esempio Antonio Pascale.

Ma nel complesso non si ha mai l’impressione di grandi autori, di quelli che colpiscono il cuore e la mente e questa impressione personale sembra confermata anche dai vari giri che si fanno per i blog, dove si trovano più che altro ( o forse solo nei blog che frequento io?) recensioni, commenti e citazioni di testi classici o “classici”.

Questo per quanto riguarda l’Italia, mentre autori che provengono da altri paesi ( tipo Amèlie Nothomb, che piaccia o meno, o Houellebecq, anche lui che piaccia o meno, o Franzen [ qui per i non anglofoni] per citare solo quelli che mi vengono in mente per primi ma ce ne sarebbe molti altri e non sono in Europa o negli States) diventano rapidamente dei classici e sfornano libri ogni anno, se non più spesso in alcuni ( per me deprecabili) casi.

La domanda è: perchè? cosa manca agli autori italiani? perchè la narrativa in italia no decolla?

Qualcuno ( non ricordo chi) ha detto che non decolla perchè in realtà non è mai decollata, nel senso che a parte il buon don Sandro, nessuno in Italia è stato in grado di scrivere romanzi che avessero una certa qual consistenza. Insomma perchè in Italia non è mai esistito uno Zola o un Dovstojevski. Ma neanche in America , aggiungo io, anche se c’è chi sostiene che gli Americani hanno sostituito il romanzo storico con l’epopea nel cinema.

Queste le mie considerazioni.

Dimenticavo: un romanzo storico consistente negli ultimi decenni in Italia c’è stato, secondo me, ed è stato Q di Luther Blisset (qui scaricabile), ma dopo quello…. Faletti.

[mi scuso per refusi e sciocchezze ma sono reduce da una notte insonne che spero possa parzialmente giustificarmi]

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3 Comments on “l’editoria in italia”

  1. theleeshore Says:

    pessimoesempio, mi associo sulla diffidenza verso i nomi nuovi e ti dirò di più: io mi sento a casa nell’Ottocento, mi sento un’ospite nel Novecento e nel nuovo millennio sono completamente spaesata… Ovviamente, non è snobismo (anzi, lo considero un limite) ma il tempo è poco e la selezione deve – necessariamente – essere spietata. Di Houellebecq ne riparleremo (non l’ho ancora letto ma mi incuriosisce), quanto a Q, è un capolavoro assoluto, da leggere e rileggere. Ma veniamo alla tua – interessante – domanda: cosa manca agli autori italiani? Già, e hai ragione a citare Manzoni, andrei oltre, c’è Verga e Pirandello, e più su Moravia, Pavese… Comunque, oggi, qualcosa manca. Non hanno il respiro sufficientemente profondo? Sono narrativamente banali? Lo stile è misero? Il mio problema è che non mi sento a mio agio, e inizio a sbadigliare. Il tuo dubbio merita più di una riflessione. Ci devo pensare, pensiamoci… Apriamo una discussione, dunque. Lunedì volevo postare sul blog del GDL un post che permetta a tutti di scrivere la propria quarta su quello che legge. Potrebbe essere un inizio, almeno per cominciare a capire cosa piace dei nuovi autori (e soprattutto, cosa è insopportabile). Che ne dici?

  2. remo bassini Says:

    è un quesito che mi sono posto anch’io, spesso.
    ma – prima riflessione – io non li ho letti tutti gli autori italiani d’oggi; per esempio: ho letto vassalli, ma non ho letto evangelisti; ho letto grazia verasani, ma non ho letto genna; ho letto carofiglio eccetera.
    allora. in italia forse (dico forse, anche come soggetto interessato) si pubblicano troppi libri. 168 al giorno, sembra.
    (con 4mila case editrici che litigano per entrare nelle 4mila librerie).
    questo crea confuzione. perché ad esempio “La messa dell’uomo disarmato” di don Luisito Bianchi (stampato da Sironi, che non è Feltrinelli, e che un anno fa aveva venduto più di 6mila copie) è un grande libro. ma passato inosservato.
    un enologo mi diceva, tempo fa, che non è vero che i vini italiani siano meno buoni di quelli francesi; è però vero che in italia ci sono tanti vini-schifezza che in francia non sono nel mercato.
    in altre parole: la confuzione confonde.

    Ma aggiungo questo (che ho saputo dalla mia agente). Siamo, noi italiani, dei grandi consumatori di libri stranieri. In germania ed in inghilterra, per esempio, si leggono meno autori stranieri. Meno lavoro per i traduttori, insomma. Meno confusione, quindi.

    Non so dire, comunque. A lume di naso dico che in Italia non abbiamo un giallista bravo come Manckell o un Saramago. Ma potrei sbagliarmi. Come si sbaglia, del resto, l’editoria quando rifiuta uno svevo, un morselli, un tomasi di lampedusa.
    Un giorno sapremo, comunque. Per esempio sapremo se Paolo Nori è una grandissimo talento letterario, come sostiene una mia amica che legge un libro al giorno e scrive recensioni in rete e su carta.

    (bestialate in libertà: tra Amèlie Nothomb ed elena ferrante io preferisco elena ferrante; banché pascale sia interessante non sono convinto dell’ultima antologia di minimum fax, né di altre antologie).
    buona giornata

    da me c’è un sondaggio.
    un gioco-sondaggio.
    solitamente non dico mai venite a vedere; anzi non lo dico mai.
    faccio due eccezioni: con te e col il forum di fernandel.


  3. Intanto vi ringrazio entrambi per i vostri interventi che mi fanno molto piacere. Oggi non ho tempo per riprendere il discorso ma lo farò sicuramente nei prossimi giorni. A presto.


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