Ci sono giorni in cui ASSOLUTAMENTE NO! la mente si rifiuta di LAVORARE . Buio, chiuso, niet agli sforzi della Sottostante di cercarle un’occupazione che funzioni anche da distrazione.
Non c’è niente da fare, La Signorina si rifiuta di rispondere alle lamentose richieste, non prende in considerazioni le allettanti offerte che le vengono via via proposte, chiude gli sportelli e lascia che all’interno della calotta cranica ognuno faccia pure quello che vuole. Il grande caos.
Contro ogni più nera previsione, però, dentro non succede un bel niente. Anzi, se tendi l’orecchio senti solo - si fa per dire- un preoccupante silenzio. Come se i “deboletti spiriti” fossero fuggiti, espatriati, approfittando dell’assenza della Sorvegliante. Hai voglia a richiamarli con voce ora allettante ora minacciosa: non si trovano, non rispondono, non tornano.
La Sottostante, alla notizia della fuga, comincia a dare segnali di nervosismo: lo stomaco si contrare, come la pelle della zampa di una gallina,un artiglio, una palla in mezzo al ventre che emette strani gorgoglii di tanto in tanto, la lingua si gonfia, amara e patinosa.
Anche la Signorina non è da meno, ruota intorno a sé gli occhi, ogni tanto sospira forte oppure guarda nel vuoto e risponde alle domande con voce alternativamente assente o stridula.
L’unica a non dar peso alla cosa, anzi a godere quasi per un inaspettato riposo, è la Sorvegliante, che se ne sta seduta in un angolo sulla sua sediaccia in una posizione sconcia, allargate le grosse gambe, con la sua inutile bacchetta in mano, e fa quasi venire il sospetto che sia stata lei ad aprire la finestra e a farli fuggire tutti, gli spiritelli.
Quanto a me, cerco di stare a debita distanza da tutte e tre, senza che si accorgano che ci sono anche io e le osservo, e mi rifugio nella scrittura, in attesa di tempi migliori.
Noi siàn le tristi penne isbigotite
le cesoiuzze e ‘l coltellin dolente,
ch’avemo scritte dolorosamente
quelle parole che vo’ avete udite.
Or vi diciàn perché noi siàn partite
e siàn venute a voi qui di presente:
la man che ci movea dice che sente
cose dubbiose nel cor apparite;
le quali hanno destrutto sì costui
e hannol posto sì presso a la morte,
ch’altro non è rimaso che sospiri.
Or vi preghiàn quanto più possiàn forte
che non sdegniate di tenerci noi,
tanto ch’un poco di pietà vi miri.
(Guido Cavalcanti,XVIII, in Poeti del Duecento a cura di Gianfranco Contini)
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