Ombre

28 02 2007

“Come?” Mi misi seduta appoggiandomi sul gomito. “Come hai detto?”

“Sai perchè gli indiani preferiscono le costruzioni circolari, gli edifici rotondi?”

“Perché?”

“Non ci sono ombre in una stanza rotonda. Non ci sono angoli dove gli spiriti possano nascondersi.”

Aspettai di sentire dell’altro, e invece niente. Continuò a fissare il cielo e poi chiuse gli occhi e rimase in silenzio tanto a lungo che pensai si fosse addormentato.

“Vivi una vita rotonda”, disse alla fine, piano, con gli occhi chiusi. “Vivi una vita rotonda e non avrai un posto dove nasconderti né niente da cui scappare.”

Lo disse con un tono fiducioso, che mi fece riflettere. Una vita rotonda. “Io ho degli angoli”, dissi.

“Già”, rispose lui. “Lo so.”

( da Mi chiedo quando ti mancherò di Amanda Davis, Terre di mezzo editore, 2005;anche qui ;comprato il 18 marzo 2006)




In risposta a

25 02 2007

In risposta a questo post , su un blog sempre spunto di riflessione, le parole di Kant che Hannah Arendt cita nel suo libro che sto leggendo, finalmente, di cui ho già accennato qualcosa qui .

“Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Il primo spettacolo di una quantità innumerevole di mondi annulla affatto la mia importanza di creatura animale…….. Il secondo, invece, eleva infinitamente il mio valore, come valore di una intelligenza, mediante la mia personalità in cui la legge morale mi manifesta una vita indipendente dall’animalità e anche dall’intero mondo sensibile”

Ora, si può oggi essere d’accordo o meno sull’affermazione così netta della differenza tra uomo e animali (io, ad esempio, avrei qualcosa da dire su questo e sull’ “umanità” degli animali e viceversa), ma rimane, ancora , il rimpianto per come siamo finiti. Mi piacerebbe un giorno capire quale è stato il punto di rottura, in che momento ci siamo persi per strada, non a livello individuale ( quello ognuno di noi lo sa bene), ma a livello umano. Oppure siamo sempre stati perduti e solo alcuni sono stati a guardare le stelle e se stessi? Mi rileggerò qualcosa di Leopardi.




Rileggendo Tondelli

24 02 2007

Ho detto che in questi giorni sto rileggendo Tondelli. Ho trovato, tra le altre, questa pagina che mi sembra interessante ed è, per me, attuale anche se scritta nel 1984.

“Quello che voglio da un romanzo, o da un libro, è che mi dia qualcosa che io non so, che mi comunichi uno scarto nella mia visione delle cose e del mondo, che apra una breccia nella mia coscienza…….. Ho sempre bisogno di nuovi libri e di nuovi romanzi. Ho profondamente bisogno di una continua “ricontestualizzazione” del mondo. Perché il mondo così com’é non va bene. Occorre un cambiamento. E bisogna crederlo possibile. Un libro, un buon libro, non cambia il mondo, però cambia il suo modo di parlare. E forse anche il modo di sentirlo. Quando Peter Handke scrive:”Io lavoro al mistero del mondo”, credo che produca un’ emozionante indicazione di poetica: bisogna lavorare, bisogna scrivere, bisogna pensare; ma non per un fine, quanto per sentirsi inseriti in una collettività che abbraccia il primo e l’ultimo uomo che apparirà sulla Terra”

In questo brano Tondelli descrive benissimo anche il mio bisogno di libri e il mio bisogno di ricontestualizzare il mondo. Quanto al ruolo dello scrittore, di colui che pensa e scrive ciò che pensa, forse la difficoltà di oggi sta proprio nella perdita di questa coscienza, non solo da parte dello scrittore ma soprattutto da parte di chi si avvicina alla letteratura come se fosse una pura merce. La letteratura come merce non è certo una novità di stasera, ma me fa sempre male rendermi conto di quanto sia tristemente vera questa realtà. Cercare una voce che parli e pensi è una ricerca sempre più affannosa, tra mille sbrilluccichii e voci di sirena.

“Può giurarmi che questo è il libro di maggior successo dell’anno? “

“Senza dubbio”

“Può affermare che questo è il libro che bisogna assolutamente aver letto?”

“Assolutamente”

“E’ davvero un bel libro?”

“La sua domanda è del tutto superflua e inopportuna!”

La ringrazio molto”dissi impertubabile, lasciai dove si trovava il libro che aveva ottenuto il massimo successo di vendita perchè bisognava assoltamente averlo letto, e uscii senz’altro aggiungere, ossia in perfetto silenzio.

“Uomo ignorante e incolto” non mancò di gridarmi dietro il libraio…..

( da Robert Walser, La passeggiata, Adelphi, comprato il 12 luglio 2005)




Come eravamo

22 02 2007

“Sì, certamente, se domani è bello,” disse la signora Ramsay. “Ma ti dovrai svegliare con l’allodola,”aggiunse.

Al figlio queste parole dettero una gioia straordinaria, come se fosse ormai deciso che la spedizione ci sarebbe stata senz’altro, e il miracolo atteso, gli sembrava, da anni e anni, fosse ora a portata di mano, dopo le tenebre di una notte e la navigazione di un giorno. All’età di sei anni, apparteneva già a quel vasto gruppo di persone che non sanno tener separato un sentimento dall’ altro, ma piuttosto lasciano che le immaginazioni del futuro, con le loro gioie e dolori, offuschino ciò che è già qui; perchè fin dalla prima infanzia qualsiasi oscillazione nella ruota della sensibilità ha il potere di cristallizzare e fissare l’attimo, da cui la tristezza e l’euforia dipendono.

(da Virginia Wolf, Al faro, traduzione e cura di Nadia Fusini, Universale Economica Feltrinelli, comprato il 21 gennaio 1991)




anticipazioni

21 02 2007

Il 20 marzo esce il nuovo libro di Wu Ming, Manituana. Mi era piaciuto molto Q , gli altri li avevo trovati -senza leggerli, che è sempre peccato, lo ammetto- troppo ideologici e poco coinvolgenti. Spero che questo sia di nuovo ai livelli del primo. La presentazione, in rete non è male, devo ammettere, e mi piace anche la copertina, stranamente. Resto perplessa ancora sulle scelta della casa editrice, per altro ampiamente spiegata a suo tempo dai vari WU.  Staremo a vedere.




La Signorina,la Sottostante e la Sorvegliante

21 02 2007

Ci sono giorni in cui ASSOLUTAMENTE NO! la mente si rifiuta di LAVORARE . Buio, chiuso, niet agli sforzi della Sottostante di cercarle un’occupazione che funzioni anche da distrazione.

Non c’è niente da fare, La Signorina si rifiuta di rispondere alle lamentose richieste, non prende in considerazioni le allettanti offerte che le vengono via via proposte, chiude gli sportelli e lascia che all’interno della calotta cranica ognuno faccia pure quello che vuole. Il grande caos.

Contro ogni più nera previsione, però, dentro non succede un bel niente. Anzi, se tendi l’orecchio senti solo - si fa per dire- un preoccupante silenzio. Come se i “deboletti spiriti” fossero fuggiti, espatriati, approfittando dell’assenza della Sorvegliante. Hai voglia a richiamarli con voce ora allettante ora minacciosa: non si trovano, non rispondono, non tornano.

La Sottostante, alla notizia della fuga, comincia a dare segnali di nervosismo: lo stomaco si contrare, come la pelle della zampa di una gallina,un artiglio, una palla in mezzo al ventre che emette strani gorgoglii di tanto in tanto, la lingua si gonfia, amara e patinosa.

Anche la Signorina non è da meno, ruota intorno a sé gli occhi, ogni tanto sospira forte oppure guarda nel vuoto e risponde alle domande con voce alternativamente assente o stridula.

L’unica a non dar peso alla cosa, anzi a godere quasi per un inaspettato riposo, è la Sorvegliante, che se ne sta seduta in un angolo sulla sua sediaccia in una posizione sconcia, allargate le grosse gambe, con la sua inutile bacchetta in mano, e fa quasi venire il sospetto che sia stata lei ad aprire la finestra e a farli fuggire tutti, gli spiritelli.

Quanto a me, cerco di stare a debita distanza da tutte e tre, senza che si accorgano che ci sono anche io e le osservo, e mi rifugio nella scrittura, in attesa di tempi migliori.

Noi siàn le tristi penne isbigotite

le cesoiuzze e ‘l coltellin dolente,

ch’avemo scritte dolorosamente

quelle parole che vo’ avete udite.

Or vi diciàn perché noi siàn partite

e siàn venute a voi qui di presente:

la man che ci movea dice che sente

cose dubbiose nel cor apparite;

le quali hanno destrutto sì costui

e hannol posto sì presso a la morte,

ch’altro non è rimaso che sospiri.

Or vi preghiàn quanto più possiàn forte

che non sdegniate di tenerci noi,

tanto ch’un poco di pietà vi miri.

(Guido Cavalcanti,XVIII, in Poeti del Duecento a cura di Gianfranco Contini)