1
Janet entrò nella mia vita inaspettatamente in un allegro pomeriggio all’inizio del gennaio 1940 e vi rimase fino alla sua morte, all’alba di quel triste giorno di novembre. La nostra amicizia- un’amicizia appassionata- crebbe e fiorì sullo sfondo della seconda guerra mondiale. Ebbe come scenario due continenti, il Nord America e l’Europa, e fu contornata da un panorama di eventi che ebbero come centro Parigi, Roma e New York. Janet giunse a casa mia quel giorno di gennaio del 1940 accompagnata da John Mosher, il critico cinematografico del New Yorker. L’occasione era un cocktail party in onore dei miei amici Beatrice e Tom Farrar, per festeggiare il loro ritorno a New York. Anche Janet era appena tornata, alla vigilia dell’invasione nazista della Francia…….
2
Non siamo le sole a essere separate dal lavoro. Ma io sono la responsabile della nostra vita così come è adesso, quindi sono quella di noi due che non ha fatto il sacrificio di se stessa per amore.[... ] Inoltre sono una ‘romantica’ il che più o meno significa essere una nubile egoista. Il mio indirizzo è pubblico, ho fatto tutto quello che ho potuto per risparmiarmi le angosce di un retaggio domestico. Prima che arrivasse la tua lettera, ho attraversato un lungo periodo di frenetica e violenta malinconia.
3
In questo modo leggo le mie lettere-
prima- chiudo la porta-
poi- premo con le dita-
perchè sia la mia estasi sicura-
Poi vado il più possibile lontano
per resistere se qualcuno bussa-
rompo, piano, il sigillo-
gettando sguardi ansiosi alla parete
e al pavimento- nel timore certo
che un topo non ancora esorcizzato
sbuchi da qualche parte-
E così senza limiti mi scopro
per nessuno che voi- conoscete-
e sospiro: mi manca il Paradiso-
Ma non è quello che concede Dio-
4
Le lettere arrivano coi loro francobolli gialli, coi loro francobolli verdi……quando fissano appuntamenti oppure ordinano il carbone, la mano è appena percettibile, prescindendo dalla voce o dal cipiglio. Ah, ma quando il postino bussa e la lettera arriva, il miracolo sembra ripetersi e la parola venir sforzata. Venerabili lettere….. allacciano i nostri giorni l’uno all’altro e fanno della vita un globo perfetto.
5
Mi è sempre piaciuto scrivere lettere, non sempre a persone reali. Lettere immaginarie a persone immaginate in un momento della loro vita. Lettere scritte con lo sguardo fisso in avanti a rintracciare lontano nel tempo e nello spazio un volto, guardarlo negli occhi drittamente e dirgli tutte le parole che hai dentro.
Ascoltami, questo ho da dirti, prova a sentire la mia voce attraverso le parole che ti ho scritto sulla carta, decifra la mia scrittura e capisci se sono triste/allegra/malinconica/felice.
Ascoltami, immagina il mio sorriso, io mentre scrivo immagino il tuo che mi legge. Prendi in mano queste pagine, sfogliale, senti lo spessore della carta tra le tue mani, accarezzami attraverso di essa.
Pensami, ora, nell’atto di scrivere, come se tu fossi qui davanti a me.
Non scrivo più lettere. Cosa rimarrà di noi, cosa scopriranno di me i miei figli?
Riferimenti
1/2 da Darlinghissima. Lettere a un’amica, Natalia Danesi Murray, edito in Italia da Frassinelli, nella traduzione di Maria Letizia Bertorelle, 1989 (fuori stampa e pressochè introvabile)
3 da Emily Dickinson, Tutte le poesie, a cura di Maria Luisa Bulgheroni, Mondadori, Milano 2000 (n.636 nella traduzione di Silvio Raffo)
4 da Virginia Wolf, La camera di Jacob,traduzione di Anna Banti, Mondadori Milano, 1980
1/2/3 in Tra amiche. Epistolari femminili fra Otto e Novecento a cura di Clotilde Barbarulli e Monica Farnetti, in Nuova Prosa, Quadrimestrale di narrativa, n.43

Giugno 24, 2007 alle 11:40 am |
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