Io non so se questa mia vita sta spianata su un
buco vuoto. Non so se il silenzio che indago
é intrecciato alla mia sostanza molle.
Io non so se quello che cerco e ho cercato e
cercherò, non so se quello che cerco
é un insulto a quel vuoto.
Non so se questo fatto di non avere
un paio d’ali sia premio o castigo,
io non so se la polveriera
della mia inquietudine sia un trono
su cui mi siedo minacciato, se la fuga che
a scatti regolari mi pungola, se quel
puerile sogno di fuga sia uno sgambetto
d’angelo, d’un buffone d’angelo che
mi vuole inciampare.
Io non so se l’amore sia una guerra o una
tregua, non so se l’abbandono d’amore
sia una legge che la vita cuce fino al
ricamo finale. Io non so
che farmene di questi nemici che premono,
non so che farmene oggi di questo oggi e me lo ciondolo fra le dita perplesse,
non so parlare di quello che
è sentito nel profondo me, non so parlarlo
quell’essere che é qui presente fra le vite degli
altri.
Io non so perché guardando l’acqua del mare
mi salta in petto una gioia di figlio con la
madre. Non so se questa uscita mia in un secolo
a caso, se questo essere qui a casaccio,
io non so spiegarmi questa malattia
all’attacco del mondo, non so guarire
questa malattia che indolora e vorrei
sistemare ogni cosa, in un sogno puerile di
tregua, in un’arcadia anche retorica,
in un dormire abbracciato dei
guerrieri che si innamorano.
Io non ho capito e dovrei,
non ho capito il mondo della
vita, io non ho capito la legge sottostante
e non ho da fare la consegna a
questi cuccioli che aspettano, che esigono
da me l’aver capito.
………………
………………
Il mio Graal l’ho ritrovato e perso cento
volte.
……………..
……………….
Io non so se la bellezza è questa accademia di
centimetri, se la bellezza, la bellezza è questa
carnevalesca decadenza di saltimbanchi,
io non mi spiego la crocifissione
della grazia, e non mi spiego perchè
mi trovo in questo covo rivoltato
in questa fossa con gli orchi attuali
in questo lato barbarico della specie,
e non so perchè stando a occidente non si
ode quell’alleluia delle cose.
Io non so se in questa schiena
senza ali ci son grandi pianure da cui fare
il decollo, se in questa spina dorsale
ci sono istruzioni
per la manovra di decollo, se sono io la freccia
di questo arco della schiena, se sono io
arco e freccia, non so in quale mano
non mano o zampa di Dio mi stanno
torchiando, e sottoponendo al duro
allenamento dei dolori terrestri.
Io non so se la solitudine, se quello
strazio chiamato solitudine, se quell’andare
via dei corpi cari, se quel restare soli
dei vivi, io non so se quel lamento della
solitudine, se quel portarci via le facce
se quel loro sparire
di facce che avevamo dentro il respiro, non so
se il dono sia questo portarci via le
carezze, questa slacciatura.
E’ poco il poco che so e di questo
poco io chiedo perdono. Io chiedo
perdono per quello che so, perdono io chiedo
per tutto quello che so.
( Da Parsifal, in Fuoco centrale e altre poesie per il teatro, di Mariangela Gualtieri, Einaudi, 2005)
Oggi, su Repubblica, un articolo di Marco Lodoli sugli insegnanti italiani e sulla loro mancanza di motivazione e di entusiasmo, legata alla loro età ( una media di cinquant’anni e più). Non mi è piaciuto questo articolo, anche se mi rivedo in certi atteggiamenti di cui Lodoli parla. Non mi é piaciuto perchè ci descrive (e si descrive, essendo del gruppo anche lui) come vecchi e cadenti nostalgici dei bei tempi passati, che non sanno usare un computer, che non sanno neanche inserire la cassetta nel videoregistratore, che non sanno più far arrivare le parole di Manzoni e Pascoli tra i banchi dei loro nuovi alunni.
Non mi ritrovo in questo ritratto, anche se ammetto di aver ormai perso gran parte dell’entusiasmo che avevo quando quasi trentenne ho cominciato a insegnare sul serio. Ma mi è venuto poi in mente che a me piacerebbe far leggere a scuola anche cose come quella che ho scritto sopra e forse queste cose le farei anche con entusiasmo, quello che si confa alla mia età di cinquantenne. Ma chi le capirebbe, oggi, cose del genere, frasi del genere, concetti del genere? E allora mi chiedo anche se la partecipazione di cui Lodoli parla non sia per caso un adeguarsi a uno stile di comunicazione e a contenuti nei quali, entrambi, io non credo e che anzi combatto, strenuamente per quanto posso. Mi chiedo se essere giovani, moderni, frizzanti e innovativi, voglia dire scendere di livello, abbassarsi a quello che, lo dico con enorme rammarico, è il livello linguistico di chi arriva ad una scuola superiore, a un liceo. Perchè la realtà è questa. Non ci capiamo più, tra insegnanti e alunni, è vero, non ci capiamo più perchè la lingua con cui parliamo è diversa, le parole sono altre; non ci capiamo più perchè crediamo e diamo importanza a cose diverse. Non perchè non c’è più entusiasmo in me. E di cosa, poi, dovrei entusiasmarmi?
Marzo 19, 2007 alle 7:43 pm |
cara/
hai tutta la mia comprensione/
ma come sempre, scrivo stanca e non posso che inconraggiarti brevemente a tener duro ed a diffondere la cultura più che puoi / ogni volta che puoi/
quella stessa cultura che ti rende inquieta e curiosa e per questo senza età/
un saluto/P+L
Agosto 4, 2007 alle 10:03 am |
Maestra M,
ti ho conosciuta ad Avola anni fa, ci insegnavi le parole seduta dentro la cornice di una porta in controluce. Da allora molte curve sulla strada, sono diventata insegnante anch’io. Ho portato le tue cose in classe, le cose del poeta tu. Forse tu non lo puoi fare perchè sei grazia, io sì. Porto in classe quello che amo, quello che pulsa. Ho 31 anni. E questo è il mio modo. Ogni tanto, come con le persone che non mi piacciono, cerco negli autori che sento lontani il fiore segreto che ogni vita custodisce. Ancora molti lo tengono nascosto, ma non mi turbo. I libri quando è il momento ti vengono a prendere.
Con la mano sul cuore, poeta.
Pilar
Agosto 8, 2007 alle 7:53 pm |
Quale conforto…! Quale conforto e quale inquietudine in me da parole così palpabili, che alleviano la solitudine ma… ribadiscono forma e sostanza delle cose.
É come stare sospesi, e questa mezz’aria mozza il respiro.
Grazie…
Isa
Marzo 7, 2008 alle 9:38 pm |
Incappata per caso in questo blog, mi sento in dovere di commentare questo intervento.
Ho solo 19 anni e solo da meno da qualche mese ho sostenuto l’esame di stato ed ho concluso il liceo scientifico. Eppure queste parole, questo monologo, come i libri che leggo e scelgo di Leggere mi entusiasmano. Spero solo che le possa essere di conforto il sapere che quando studiavo per l’interrogazione su Manzoni, declamando “Il 5 maggio” chiusa nella mia stanza, mi sono salite le lacrime agli occhi, che sul comodino tengo sempre Baudelaire, D’Annunzio e Wilde.
Non sono sicura di capire tutto, nè tantomeno di cogliere ogni singolo riferimento, ogni figura retorica, ogni citazione delle opere che preferisco, ma so che le emozioni che sento mentre le leggo sono vere e spesso quasi destabilizzanti.
Tutto questo nonostante la mia giovane età, nonostante io sia esponente di quella generazione di ragazzi che troppo spesso i professori (e Lodoli in prima linea) tacciano di indolenza e disinteresse.
So che non sono un fortunata eccezione.
Paola
Marzo 8, 2008 alle 9:51 am |
Ciao Paola. E’ la seconda volta che scrivo questo commento, la prima mi è stata cancellata dal pc che fa un po’ di bizze. Volevo dirti che so benissimo che esistono persone come te, giovani e non giovani, che si emozionano ancora leggendo e la trovo una cosa bellissima e potente. A volte si fa un po’ fatica, per tutta una serie di circostanze, a dire le emozioni, non solo a noi stessi, ma agli altri. E forse il posto della poesia e della lettura nella nostra vita è proprio quello di dire a noi e per noi queste emozioni. Ciao, buone cose. Sono contenta di aver saputo che ci sei.
Luglio 4, 2008 alle 9:04 am |
Cara Mariangela,
perdonami l’intrusione ma non potevo non provare a durti che vederti/sentirti leggere parte di questo brano, qualche sera fa a Sassuolo, mi ha emozionato in modo così profondo che difficilmente riuscirò a spiegarlo con le parole. Sei l’umiltà di una grande anima. Nulla di più bello ci può essere.
un caro saluto
Daniel