In un commento al post sulla verità ( qui sotto nel “rotolo”, come lo chiama caracaterina da qualche parte nel suo blog, con un termine che mi è piaciuto perchè in effetti l’immagine del blog è proprio quella di un rotolo che scorre, un po’ come i libri antichi romani arrotolati intorno all’umbelicus) caino scrive queste parole:
per la questione della verità, il succo è lo stesso della vita reale.
vuoi essere popolare o no?
quindi decidi tu SE un blogger e un post meritano qualsiasi genere di attenzione, positivo o negativo che sia.
e poi spara.
non rimane molta altra libertà con cui sfogarsi.
Mentre leggevo il commento, che mi sembrava un po’ cattivo- ma perfettamente in linea con il nick scelto, devo dire- stavo ascoltando la radio, radio 3, fahreneith,il blog (come lo chiamano lì) che è una parte della trasmissione – intorno alle tre e mezza- nella quale un ospite, settimanalmente, dice la sua su qualche argomento che lo interessa. Questa settimana è la volta di Guido Viale, economista ed esperto delle questioni ambientali che ha iniziato parlando di un articolo di Sofri su Repubblica, pubblicato qualche giorno fa. Nell’articolo Sofri, scrivendo dell’atteggiamento dell’opposizione sulla questione della liberazione di Mastrogiacomo, sostiene che questo atteggiamento è il segno di una cattiveria che a suo parere sarebbe presente nella politica italiana a partire dal momento del rapimento Moro e dal dibattito che allora ci fu sulla fermezza, ossia sull’atteggiamento più o meno deciso da tenere con le BR rispetto alla possibile liberazione del presidente della DC in cambio del soddisfacimento delle loro rivendicazioni, ricordando che più volte nelle sue lettere dal carcere Moro stesso si trovò ad usare proprio questa parola. Quali erano le posizioni e come andò a finire non sto qui a ripeterlo. A Sofri, il giorno dopo ha risposto Giuseppe D’Avanzo sostenendo che non è vero che gli italiani sono diventati cattivi al tempo del rapimento Moro: lo sono sempre stati e quello degli italiani “brava gente” è un mito che va sfatato. Lo sono sempre stati dai tempi delle lotte dei Comuni e delle Signorie, non hanno smesso di esserlo con Franceschiello, hanno continuato con il fascismo e via di seguito, assecondati in questo da una classe politica che non ha nè la forza nè la capacità (nè l’interesse, aggiungo io) a far cambiare le cose.
Viale riprende l’argomento e porta a sostegno della tesi della cattiveria degli italiani il modo in cui ci si muove per le strade nel nostro paese, privi di regole, dentro le nostre belle scatoline veloci, travolgendo a volte chi osa avventurarsi a piedi, isolati, senza nessuna possibilità di incontro con gli altri, passando nelle automobili, in mezzo al traffico e allo smog la maggior parte delle ore della nostra giornata. Non tanto per cattiveria nostra, dice Viale, o almeno non per una cattiveria congenita e innata: perchè chi dovrebbe educarci -attraverso le scelte urbanistiche- ad un uso più umano e meno cattivo dei mezzi di trasporto- in primis i politici nostri amministratori- non lo fanno, per incuria, disinteresse e ancora scarsa capacità di prevedere.
Tutto questo ascoltavo leggendo il commento di caino, e mi è balenato in testa che anche quello è un commento cattivo, che propone una visione negativa della vita : spara dice caino, perchè non ci sono rimaste altre libertà. A parte il fatto che sparare non mi piace -perfino come parola mi fa sobbalzare quasi sentissi il rumore- e a parte il fatto che posso essere d’accordo sulla rarefazione delle altre libertà, credo però che – almeno a me- sia rimasta la libertà di scegliere se avere un atteggiamento di conflitto con il mio prossimo – ammesso che gli altri bloggers siano il mio prossimo più prossimo- oppure un atteggiamento dialogante e non così aspro, come se gli altri mi avessero fatto qualcosa. Forse – a dire il vero- caino non riferisce tanto un suo atteggiamento, quanto una situazione che evidentemente gli sembra usuale all’interno della rete. Ma comunque non sono d’accordo con il livore nei contatti umani, livore che invece davvero dilaga ovunque si girino gli occhi e che viene purtroppo preso a modello di comportamento sia in televisione(vedi quell’ignobile personaggi di sgarbi e tutti i suoi epigoni televisivi) sia ,mi pare, anche in rete, almeno nel mondo dei blog.
Baricco, di cui sto leggendo come ebbi a dire qualche giorno fa I barbari, direbbe che questa è una mutazione e che occorre capire cosa è che si sta distruggendo e quale allargamento di visuale comporta questa scelta di distruggere. A me sembra però che in questo caso la distruzione della gentilezza e del “garbo” non possa portare a niente di positivo: spara.
Aprile 17, 2007 alle 10:18 am |
il succo del mio commento, e del post che ho commentato non era la cattiveria.
l’argomento era la verità, la schiettezza, mentre il mio commento era un invito chiaro a non perdere la tendenza di dire ciò che si pensa.
magari di dirlo senza troppa diplomaticità, falsa cortesia. senza troppi “lei”, “mi consenta”, “la pregherei”.
i giri di parole, giusto come accenni nel tuo post, possiamo lasciarli ai politicanti.
Oltre che sparare non si dice solo di pistole, cannoni, fucili, cerbottane ed ogni altro marchingegno bellico utilizzato per colpire corta-media-lunga distanza, ma si dice spesso e volentieri come sinonimo volgare di “sputa il rospo”, “dilla tutta” oppure in termini accusatori come “sparare una balla”, hai proprio scambiato l’onestà con la cattiveria.
Ed hai proprio scambiato la libertà di comunicazione che abbiamo sui blog [una delle poche libertà "attive" che ci rimane sul web] rispetto alla libertà a tutto tondo.
quindi che dire?
hai dimostrato la libertà di un blog, distorcere un commento e motivare un post, per esempio. magari senza volere o per incomprensione.
ma non è importante questo.
è importante che dicendoti questo, io, dimostro la verità del mio primo commento.
ti ho detto schiettamente quello che penso, “ho sparato”. “ho sputato il rospo”.
non ho fatto politica e garbo portato all’eccesso, per piacere.
non ho costruito, con questo commento, un muro di affermazioni implicite e sottintese.
ho “sparato”.
fra tutte le cose che mi sono state dette è che sono feroce… e ferocemente vanno difese le proprie idee, fin quando non ci si rende conto di aver sbagliato.
per il resto, continuerò sicuramente a seguire questo blog.
ciaps
Aprile 17, 2007 alle 11:58 am |
un appunto, defilato, sull’uso delle parole /
mi pare che gli strumenti a nostra disposizione costituiscano sempre più spesso un [malsano] incentivo alla scrittura di getto / così, all’interno di tale flusso pressochè ininterrotto e probabilmente indistinto, le parole smarriscono sovente il loro senso e la loro dignità, vibrando infelici, indistinte ed ambigue /
personalmente considero la parola “verità” una tra le più difficili, precisa quanto inafferrabile espressione di un senso spesso distante da noi, e per questo tristemente inattuale. / anche il libro di scurati, nel parlare di esperienza, in qualche modo fa riferimento all’idea di verità /
temo dunque i post che si soffermano troppo fugacemente su argomenti e concetti così importanti, forse senza fissare un punto di partenza abbastanza definito, e defilandosi in fretta, senza approfondire /
in ogni modo, consiglio un breve testo di heidegger che si intitola “l’origine dell’opera d’arte” da cui emerge un’interessante e tutto sommato piuttosto intuitiva accezione di verità, però maggiormente discosta dall’”io sempre in primo piano” delle nostre considerazioni ed opinioni /
è solo un piccolo suggerimento, per riflettere una volta di più sul valore inesplorato delle parole /
un saluto / POPLIFE
Aprile 17, 2007 alle 3:22 pm |
A Caino: so benissimo che il tuo commento si riferiva all’argomento verità e non all’argomento cattiveria. Quindi penso che tu ti riferisca ad un uso scorretto che io avrei fatto del tuo commento, utilizzandolo per un post che aveva come argomento la cattiveria. Se è questo che mi rimproveri me ne scuso, anche se -francamente- come dici anche tu, ho semplicemente applicato la libertà di chi scrive di utilizzare quello che sul blog viene scritto anche da altri come spunto per scrivere ancora. Quanto poi all’altra “accusa” che mi rivolgi -la scrivo, questa parola accusa, con trecento virgolette da una parte e trecento dall’altra per evitare ulteriori fraintendimenti- e cioè quella di “distorcere il commento”, credo che qui ci sia stato un fraintendimento, legato- lo ammetto- a dei sottintesi che ci sono nel mio post che invece non dovevano essere dati per scontati. Il fraintendimento è che io non mi riferivo al contenuto del tuo commento, nè al significato delle singole parole, quanto piuttosto al tono generale che avvertivo nelle cose che tu hai scritto. Come, che so, un lieve risentimento, credo legato anche alla parola “sfogarsi” che usi alla fine. A mia discolpa parziale e imperfetta, posso citare l’influenza che in queste mie considerazioni ha avuto il tuo nick, che certo non favorisce che la tua immagine venga associata a quella di un agnellino (ma su questo, forse è bene che stia zitta, visto quello che mi sono scelta io) e anche quello che stavo ascoltando alla radio. Insomma questi tre elementi (lessico, nick e radio) hanno fatto sì che interpretassi così le tue parole, come un piccolo esempio di cattiveria e che da queste nascesse il post “”"incriminato”"” .
Però- piccola osservazione finale- io credo che comunque le parole che noi usiamo abbiano un significato e se ne scelgo alcune invece di altre è perchè attraverso questa scelta voglio trasmettere un ulteriore senso.
Per POP: è vero, molto spesso i post mancano di approfondimento, e questo l’ho avvertito spesso come un limite, ma credo anche che sia la natura delle rete, questo mordi e fuggi, questo scivolare sulle cose, rimbalzarci sopra per passare ad altro. Una mutazione, direbbe Baricco (scusa se lo cito così spesso ma mi sto cimentando nella lettura del suo ultimo, come ho già detto). Grazie per il consiglio di lettura.
Aprile 17, 2007 alle 8:40 pm |
no problem, ho chiarito, ho letto. va bene così.
Aprile 17, 2007 alle 9:06 pm |
Bene. Spero.
Aprile 19, 2007 alle 10:25 pm |
Personalmente penso che questo post sia molto bello, ricco di spontanea riflessione che – mi permetto di interferire nel dialogo con Caino – non vedo affatto come “appropriazione indebita”, ma anzi come eccellente esempio di gemmazione. La riflessione sul commento che diventa contenuto è evoluzione del pensiero, per come la vedo io.
Condivido le tue riflessioni sulla cattiveria e mi permetto di aggiungere che forse fa parte dello stesso essere uomo, tanto da essere biblicamente riconosciuta proprio in Caino, ma anche in altri attori. Lo stesso Dio del primo testamente è cattivo e vendicativo. Sulla verità invece, penso che se chiedessimo a ogni uomo di esprimere la sua, poche coinciderebbero. Vi sono visioni e vissuti, barriere interiori, deformazioni… in tutti noi. Non credo che vi sia una verità assoluta, sono però profondamente convinta dell’importanza e della bellezza della condivisione della verità di ognuno.
A presto.
Assu
Aprile 20, 2007 alle 1:16 pm |
Ringrazio e aggiungo un’osservazione: anche io tempo fa ho usato la parola gemmazione. Mi riferivo all’acquisto dei libri, che spesso secondo me, nasce proprio per gemmazione, a volte. Lo dico non per questioni di copyrigth
, solo per sottolineare come sia singolare che certe parole vengano usate quasi contemporaneamente, come se il loro uso in un significato diverso da quello originale (biologia?) nasca dall’esigenza di dare un nome a esperienze nuove. Non so se mi sono spiegata, spero di sì.