i ricordi

Un breve passo da un libro appena acquistato e non ancora letto, comprato sia per l’amore che ho verso il suo autore, Sebald, sia perchè non riesco a resistere al contatto con la carta delle edizioni Adelphi e spesso alla copertina. Il libro si intitola Gli emigrati e la terza di copertina recita così: L’ultima annotazione nell’agendina del prozio Adelwarth risaliva al giorno di Santo Stefano. Cosmo, c’è scritto, di ritorno a Gerusalemme ha avuto la febbre molto alta ma adesso è in via di guarigione. Il prozio annotò anche che, nel tardo pomeriggio del giorno precedente, era cominciato a nevicare e lui, guardando fuori dalla finestra dell’albergo verso la città che si librava, bianca, al calar del crepuscolo, aveva molto pensato ai tempi andati. Ho spesso l’impressione, aggiunge in un poscritto, che il ricordo sia una forma di stoltezza. Ci rende la testa pesante, ci dà le vertigini, come se non si stesse guardando all’indietro attraverso le fughe del tempo, bensì giù verso la terra da grandi altitudini, da una di quelle torri che si perdono nel cielo.

Non ho niente contro i ricordi, mi piace molto ricordare, ma forse farei meglio a dire mi piaceva perchè da qualche tempo questa che definerei un’attività, il ricordare, mi attira sempre meno e mi accorgo di sentire davvero la mia testa più leggera, presa com’è dal presente. Allora penso che i ricordi – non la memoria che è un’attività che non coinvolge il cuore, ma solo la mente, non è struggente, ma i ricordi di persone amate, di luoghi cari che non vedremo più- i ricordi legati a quella sorta di nostalgia che definisco rimpianto per qualcosa che non c’è più e che invece vorremmo ancora avere accanto, rendano la testa pesante e ci allontanino da terra, ci portino verso quelle grandi altitudini da cui non distinguiamo più quello che accade nelle nostre stanze e ci impediscano di vivere nel presente.

E visto che si parla di ispirazione, quella per questo post nasce da qui.

3 Risposte a “i ricordi”


  1. 1 Caino Maggio 8, 2007 alle 11:44 am

    i ricordi sono una delle capacità più affascinati dell’essere umano. per come funzionano, cosa dicono che in realtà non dovrebbero dire.
    li ripariamo, li correggiamo, li rinforziamo con nostre idee e supposizioni.
    si mischiano con l’altra immensa dote che abbiamo, l’immaginazione.
    ci consento di rivivere e resuscitare.

  2. 2 pessimesempio Maggio 8, 2007 alle 6:52 pm

    Si vede che non sono in fase di ricordanze, in questi tempi. Mi sento così calata nel presente da parer quasi cinica, con certe affermazioni. O forse sono solo in una fase di passaggio e cambiamento, una delle tante della mia lunga (una speranza) vita, e come mi succede sempre, mi libero da quelle che considero sempre come un fardello da portarmi sulle spalle. Chissà. Ma non ho niente contro chi in questi giorni ama ricordare il passato.


  1. 1 Gli emigrati « scompartimento per lettori e taciturni Trackback su Maggio 16, 2007 alle 9:43 pm

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