Sto leggendo il libro di Sebald, Gli emigrati. Ne ho già accennato qui. Non voglio raccontare quello di cui parla, non adesso: voglio solo dire che è un libro così bello che non riesco a staccarmene e contemporaneamente lo centellino per paura che finisca troppo presto la magia che provoca in me la lettura di queste pagine, che non ho resistito oggi alla tentazione di parlarne a due persone, spinta da un moto del cuore: impossibile non parlare ad altri di un libro che ti emoziona così tanto, impossibile non desiderare che tutti lo leggano. Da questo il post. Tra l’altro su Sebald e il suo libro, oggi una recensione di Citati (che non è il massimo, lo so, ma pur sempre un lettore) su Repubblica (che non è il massimo lo so, ma pur sempre un giornale). Notte.

un bellissimo e denso post / complimenti / spiazzante tra l’altro, dal punto di vista personale, perchè fornisce di te ulteriori sfaccettature / vorrei solo dirti che forse, ma solo forse, insieme a tutte le cose giuste che scrivi sulla memoria [aggiungerei storica] e sulla sua perdita si potrebbe citare una ragione che pare quasi semplicistica, e che vuole restituire almeno in parte la responsabilità ai soggetti / la memoria è faticosa, tenere a mente, coltivare, capire il passato e preservarlo, anzi, crescerlo nella sua definizione, costa una fatica che molti di noi non sono più disposti a fare, perchè tanto c’è di che vivere anche così /
è solo una riflessione al margine / un saluto / PAR3RG0N