“In Italia si sta bene, in Italia sta male, in Italia si sta bene, si sta male, si sta bene, si sta male anziché no. In Italia ci sta il sole, c’è chi nasce e c’è chi muore….” canta Paolo Rossi.
Ieri sera al cinema: Salvador 26 anni contro [se ne parla anche qui]. Una frase mi colpisce: “Non ho fatto nulla di cui debba pentirmi” dice Salvador, il giovane anarchico catalano che poi verrà condannato a morte dal regime di Franco, a una ragazza che ha appena trovato nella sua borsa una pistola. Il gruppo a cui Salvador appartiene rapina le banche per autofinanziare la sua attività rivoluzionaria, ma non ha mai ucciso nessuno. La condanna a morte a cui egli verrà condannato è legata al momento della sua cattura, durante la quale viene ucciso un poliziotto. “Non ho fatto nulla di cui debba pentirmi” e penso che è vero.
Il film rimette in moto la memoria: la copertina di The Dark Side of the Moon, le immagini trasmesse in televisione del golpe cileno, la voce di Allende. Altre immagini invece rimandano a memorie più recenti: le cariche della polizia spagnola per le strade di Barcellona, i lunghi manganelli degli uomini a cavallo, le auto rovesciate e incendiate, mi fanno subito pensare a Genova e da qui parte il mio ragionamento. Da ciò che è stata Genova, con le speranze che aveva suscitato e con la paura che da lì è nata.
Perché, lo sappiamo in tanti, Genova è stata la possibilità di tornare, con allegria e ironia e insieme con coscienza di sé, a dire la propria opinione su un potere che sembrava ancora asserragliato nella città-fortezza, dietro a grate di ferro, è stata l’idea della moltitudine che avanza con le mani bianche alzate, armata solo di uno scudo di plastica per difendersi e dalla propria forza di massa, è stata, in Italia il tentativo di superare anni di piombo e poi anni di silenzio a cui anni di piombo avevano costretto, un tentativo che mescolava cultura della non violenza, movimenti antagonisti, new e noglobal. Tutti uniti in un gigantesco errore: che il potere fosse disposto ad esse sbeffeggiato da tentativi irridenti di assalto alla zona rossa, che fosse disponibile a questo confronto.
Il potere non solo non era più disposto a farsi irridere pubblicamente, ma non aveva più paura di fingere una gestione democratica del conflitto. Il potere è andato giù duro con i manganelli, senza guardare in faccia a nessuno e senza paura di essere guardato da altri. Un potere ormai adulto, un fascismo al governo già legittimato a fare uso della forza, come non si vedeva dalle cariche del governo Tambroni ; anche lì tutto comincia a Genova. Ma allora la parola operaio si poteva ancora dire con un senso di appartenenza ad una classe sociale che oggi è perduto. Il fascismo al potere a Genova nel 2001 è finalmente il fascismo in doppiopetto di cui tanto si è parlato negli anni della mia giovinezza, solo che ad un certo punto ci hanno detto che qualcosa era cambiato, che il fascismo non c’era più, scomparso, e qualcuno per un po’ ci ha anche creduto.
L’insegnante di mio figlio giorni fa ha detto in classe che questo è il primo anno, da quanto insegna, che in città non c’è stata una manifestazione studentesca. In altre occasioni avrei indirizzato la riflessione all’inerzia dei giovani d’oggi, ma stasera dopo il film mi è venuto in mente che è un problema di memoria. I giovani non hanno memoria, forse è vero, ma non ce l’hanno perchè pochi della mia generazione coltivano questa arte: noi non possiamo avere più una memoria, non ci è più permesso e non ce lo permettiamo, quasi ce ne vergognano di quello che siamo stati e di quello in cui abbiamo creduto. Non è lecito, pare, avere memoria di un periodo che è stato definito un errore nella storia del mondo, di ciò che è finito senza essersi trasformato in altro, che è finito perchè l’idea che (lo) sosteneva è stata superata, pare, dalla Storia. Mentre tutto il resto, quello che a questa idea si opponeva, non solo non è stato superato, ma continua ad essere vitale e ad avere energie per nuove trasformazioni. Per essere chiara sto parlando di capitalismi e di fascismi, nel secondo caso, nel primo di quello che chiamerò complessivamente comunismo.
In Italia, poi, come in Germania, in quei paesi dove in regime – pare- di democrazia, ci sono stati gruppi che hanno praticato e teorizzato la lotta armata, in questi paesi avere una memoria oggi è ancora più difficile. Sarà un caso che l’Osservatore Romano chiami “terrorista” un innocuo giovanotto ricciuluto che da un palco se la prende con la Chiesa? Sarà un caso che si sventoli questa minaccia per due parole ?
In Italia, allora, non riusciamo a convincerci che è possibile avere memoria, che non è reato dichiarare come la si pensava allora, perchè, come Salvador Puig Antich , non abbiamo fatto nulla di cui dobbiamo pentirci. Ma non si può, perchè sappiamo cosa è successo a Padova con i “cattivi maestri”, sappiamo cosa è stato il “teorema Calogero” , sappiamo anche che nell’Italia di oggi, così “pacifica” così “normalizzata” così “democratica” da riuscire a riunire in un solo partito cattolici e laici, comunisti (comunisti?) e democristiani ( e democristiani!) con il beneplacito della destra di berlusca e gianfranco, non si possono dire certe cose. Nell’Italia di oggi, soprattutto, si ha paura di essere troppo a sinistra, di volare troppo alto, di sognare troppo. Si ha paura di essere troppo liberi, di essere poco normali, di dire di no, di dire che il re è nudo.
“In Italia si sta il sole, c’è chi nasce, c’è chi muore, in Italia si sta bene, si sta bene, si sta male, si sta bene, anziché no.”
Bene, mi so levata ’sto sassolino, ma il discorso non è finito qui. E’ su questa idea di normalità e di normalizzazione che mi piacerebbe insistere prossimamente. Aurevoir.
Maggio 17, 2007 alle 2:42 pm |
[Inserisco qui un commento che per errore è stato postato altrove]
un bellissimo e denso post / complimenti / spiazzante tra l’altro, dal punto di vista personale, perchè fornisce di te ulteriori sfaccettature / vorrei solo dirti che forse, ma solo forse, insieme a tutte le cose giuste che scrivi sulla memoria [aggiungerei storica] e sulla sua perdita si potrebbe citare una ragione che pare quasi semplicistica, e che vuole restituire almeno in parte la responsabilità ai soggetti / la memoria è faticosa, tenere a mente, coltivare, capire il passato e preservarlo, anzi, crescerlo nella sua definizione, costa una fatica che molti di noi non sono più disposti a fare, perchè tanto c’è di che vivere anche così /
è solo una riflessione al margine / un saluto / PAR3RG0N
Maggio 17, 2007 alle 2:47 pm |
Lo so che la memoria è dura e pesante da portarsi dietro. Ma le mie osservazioni nascono anche dal fatto che – come insegnante- mi sento in dovere – e mi trovo nella possibilità di- raccontare a chi di queste cose rischia di non avere non solo memoria, ma neanche conoscenza. Questo è una spinta, diciamo, sociale, poi c’è quella personale, che mi pare quasi un dovere verso di me. Ricordi gli uomini-libro di Fahrenheit 451?
Maggio 17, 2007 alle 8:27 pm |
Fare i conti con il passato è un lavoro, spesso è una faticaccia sgradevole. Per alcuni il recente (?) passato non meriterebbe tanto sforzo. Ovviamente, lo merita eccome. Ma ci sono anche vuoti di memoria voluti, nella migliore delle ipotesi favoriti o accolti con sollievo. Sarebbe tanto utile al nostro mondo riprendere la testimonianza, la narrazione e la critica. Sono però pessimista. Siamo ancora alle prese con la Resistenza, ci pensi? Siamo decisamente indietro col programma…
Maggio 18, 2007 alle 12:59 am |
Ho letto e riletto più volte il post cui, con riluttanza, mi accingo ora a lasciare breve commento. Più volte per sincerarmi di averne compreso bene il senso; più volte per vincere la sorpresa, improvvisa e stordente, di quell’accorato richiamo.
Ho solo una parola per esprimere i miei sentimenti: rabbrividisco.
Ricordo bene gli anni della scuola superiore. Ricordo le manifestazioni, gli scioperi, i giornali ed i volantini che venivano distribuiti fuori e dentro le classi. Ricordo i professori che non facevano mistero della propria fede politica e ricordo soprattutto il vivo ardore dei miei compagni di classe che così tanto “sentivano” la politica. Dirò la verità: la sentivo molto anch’io…e quando leggo articoli come quello presente, l’orgoglio di convinzioni forti vince sulla ritrosia, sull’amore del cheto vivere. E mi rivedo allora solo nella moltitudine, solo tra tanti che la pensavano diversamente da me… quando nonostante tutto non mi tiravo indietro e quelle schiere affrontavo con l’unico sostegno dei miei valori. Oh sì, questa sera, grazie a Lei, sento viva sotto la cenere degli spenti entusiasmi, della quotidianità di un lavoro insoddisfacente e mal retribuito, della dura realtà delle disillusioni e del distacco crescente, la forza travalicante dell’orgoglio di “pensarla diversamente”… e come allora parlavo tra i banchi, unico ed isolato, così ora scrivo, in un confronto a due, non temendo la polemica e pronto alla replica.
Lei dice che i giovani d’oggi, nella sostanza, non hanno memoria di quello che fu il “comunismo” e dei valori di cui questo fu promotore. Mi pare anche di comprendere che Sua preoccupazione prima sia quella di ridestare negli “spenti” o “tiepidi” l’ardore di battaglie mai dimenticate ed ora più che mai necessarie dato il dilagare mutevole del capitalismo fascista (o dei capitalismi e dei fascismi).
Mi esprimerò con franchezza: non condivido NESSUNA delle opinioni da Lei espresse. Come detto ho rabbrividito nel leggere quanto da Lei scritto e non Le nascondo il certo disagio ed il profondo sconforto nel percepire con chiarezza con quanta dedizione e profondità Lei sostenga determinati principi e valori.
Non credo che il lanciare estintori contro la polizia strafatti di droga sia espressione di libertà: Giuliani non fu un martire e mai insulto fu più grande alle stanze del Parlamento che dedicarne una alla sua memoria.
A Genova, dalla polizia furono commessi torti gravi: se ne occupa la Magistratura, ma sarebbe ora che certa sinistra (quella di cui Lei temo faccia parte) imparasse un poco di umiltà e facesse autocritica (giusto un po’, tanto per vedere che sensazione dà).
Non ci sono abbastanza manifestazioni a scuola? Si vede che il partito (il Suo, largamente inteso) ha deciso la sconvenienza di manifestare contro se stesso (anche se in passato lo ha fatto, insensatamente). Ricordo distintamente quando ai tempi delle Superiori, la Preside (del PDS) arringava le folle festanti che gridavano “contro i fascisti e Berlusconi”; ricordo i giornali della Lega Studenti Medi Leninisti distribuiti durante i minuti di intervallo all’interno dei locali della scuola da estranei che venivano lasciati “misteriosamente” entrare; ricordo i professori “sinistrorsi” lungamente intrattenere gli studenti sulla storia della Russia e del Partito Comunista. Non tema: quando sarà il momento, come allora, i sindacati infiltreranno i loro addetti tra le fila degli studenti; le Segreterie di Partito faranno a gara per elargire somme per pubblicare i soliti nefandi manifesti e, dicendo il falso, sobillando le inermi menti di coloro che altro interesse non hanno se non quello di dire “a morte i fascisti!”. Non tema: l’anno scorso nella mia città uno studente è stato fatto cadere dalla finestra del quarto piano della scuola dai suoi “compagni” e giustamente: era di destra; negli anni ‘70 Avanguardia Operaia provvedeva all’eliminazione fisica degli oppositori reazionari spaccando loro il cranio con le chiavi inglesi (fonte: atti di un processo penale). Le ripeto, non tema: ci sarà sempre qualcuno che griderà “non mi pento di nulla di ciò che ho fatto”. Lo dissero molti nazisti (a Norimberga…e furono condannati a morte); lo dice probabilmente la Lioce e tutti i suoi democratici compagni terroristi. Del resto perché no? Se un ministro (tal Diliberto – se lo ricorda?) smuove la diplomazia internazionale per liberare una terrorista (che, poverina, guidava solo il furgone mentre i suoi rapinavano le banche per finanziare la lotta armata), evidentemente molti (troppi) la pensano esattamente come Lei.
Quei tanti che al concerto del 1° maggio, sentendo l’illuminato intervento di colui che così strenuamente Lei difende, avranno fatto un pensierino sul fatto che, in fondo, non ci sarebbe niente di male a picchiare un prete, fascista e berlusconiano.
Quel che più mi rammarica è che Lei insegnerà a suo figlio i medesimi aberranti ideali: chi non la pensa come te è un fascista. E non devi pentirti se farai qualsiasi cosa per perseguire il tuo ideale schiacciando quello degli altri. Che so, ad esempio di me, che Le scrivo ora, che, ovviamente, non condividendo in nulla i Suoi pensieri, verrò immediatamente etichettato come fascista. Suvvia! Ragioni: si ravveda!
Maggio 18, 2007 alle 12:43 pm |
Mio caro signor Mentore, intanto la ringrazio perchè nonostante l’età ha trovato la forza di rispondere, anche se devo dire francamente che trovo qualche incongruenza nel suo scritto proprio in ordine alla cronologia. Da come parla e da quello che dice – secondo me in modo molto retorico e non del tutto veritiero, ma su questo ci torno dopo- sulle sue esperienze di liceale “unico ed isolato” che parla tra i banchi spinto unicamente dalla “forza travalicante dell’orgoglio di “pensarla diversamente”, mi parrebbe di aver a che fare con uno che ha qualche anno più di me, non tanti e questo mi parrebbe confermato pure dall’inusuale Lei ( pure con la maiuscola!) con cui mi sento apostrofare, testimone parrebbe di un mondo di gentili e veri uomini che ormai, ahinoi!, è scomparso. Ma ciò, devo confessarle, mi stona un po’ con la seguente frase:
“Ricordo distintamente quando ai tempi delle Superiori, la Preside (del PDS) arringava le folle festanti che gridavano “contro i fascisti e Berlusconi”,
perchè, se lei ha la mia età o qualcosina di più, le assicuro che a questi tempi Silvietto nostro era ancora nella mente di dio, politicamente parlando.
Quindi un po’ di puzza la sento, come di qualcosa che le è sfuggito di mano e non le è riuscito tanto bene.
Ma sono donna di mondo e le rispondo.
Intanto consigliandole un golfino per i suoi brividi e si riguardi che le vien la febbre ( sono madre e attenta a queste cose) e per annunciarle che un brivido doveva venire a me, visto il suo alquanto sinistro avatar, che se nomina sunt consecuentia rerum (vede come sono colta) è tutto un programma. Guardi il mio, di avatar: da brava comunista, un drappo cinese che sventola, ma che luminosità, eh? tutto alla luce del sole, altro che tenebre!
Poi volevo dirle che non c’era bisogno si scomodasse tanto, se la riluttanza era così forte e lo stordimento pure.
“Ho letto e riletto più volte il post cui, con riluttanza, mi accingo ora a lasciare breve commento. Più volte per sincerarmi di averne compreso bene il senso; più volte per vincere la sorpresa, improvvisa e stordente, di quell’accorato richiamo.”
Ma, e soprattutto ,per farle presente che nel mio post non voleva esserci un “accorato richiamo” ma un invito a non perdere la memoria. Non perdere la memoria però non significa, come invece pare sia per lei, perdere anche l’intendimento e la capacità di distinguere. Forse su questo sono stata poco chiara, e me ne dolgo con me stessa. Io credo – e mi dispiace che per lei non sia altrettanto- non che sia necessario di nuovo imbracciare le armi -io non le ho mai imbracciate- ma che sia necessario rendersi conto del mondo in cui viviamo e dei meccanismi di potere che lo regolano e da cui la grande maggioranza di noi è esclusa, non per sua volontà, ma perchè non può che essere così, è la natura del potere. Ma il disvelamento (mi permetta questa espressione quasi foscoliana) di questi meccanismi è secondo me un dovere civico: sta poi ad ognuno di noi scegliere come, quanto, quando e se opporsi. I miei ideali, come vede, non sono poi così “aberranti” come lei sostiene, hanno a che fare solo con la coscienza di sè e del mondo che si ha intorno. Che poi io credo che il potere sia fascista, vorrei spiegarglielo meglio, anche se non so quanto ne valga la pena: il potere è fascista quando picchia in carcere, quando nasconde la verità, quando insulta e deride, quando porta guerra e dice di portare democrazia, quando minaccia ritorsioni perchè non la pensi come lui, quando crede che la sola idea valida al mondo sia quella che vige lì e ora. Il potere è fascista quando sostiene l’idea che le minoranze non hanno peso, quando ammazza gli oppositori politici, quando applica politiche che fanno morire la gente di fame o non la fanno campare tanto bene. Come vede uno spettro piuttosto ampio e un ampia possibilità di scelta, oggi come oggi, a cominiciare – la farà felice questa affermazione? ci spero tanto- dal suo amico Vladimir.
Non credo che chi non la pensa come me sia fascista, veramente è quanto di più lontano dalla mia persona si possa immaginare, ma che lei lo dica mi fa pensare che è per lei che funziona così e mi pare che le cose che ha scritto lo dimostrino senza molto bisogno di commento.Soprattutto dimostrano una certa malafede e un certo pregiudizio, poco ragionamento e poca conoscenza di cose, persone e fatti.
Ancora qualche nota: che sostenere il mio ideale a ogni costo, anche a costo di schiacciare altri, anche questo è un modo di pensare che non mi tocca e non aggiungo altro, chi mi conosce o anche chi ha letto qualcosa qua dentro, credo lo sappia.
Sui Nazisti,mah! è un ardito e discutibile paragone, se non altro per la distanza abissale che separa gli eventi in questione.
Su Carlo Giuliani, lì francamente rabbrividisco, e qualcosina di più, ma non la trovo degno di una replica, mi dispiace, perchè mi arrabbierei troppo e non me vale la pena..
Su mio figlio, non si preoccupi, è un ragazzo bello e intelligente e sveglio e interessato alle cose, e forse un po’ è merito anche mio.
Spero che non le tocchi più leggere cose come queste: le consiglio pertanto di non visitare questo sito, che ancora non è obbligatorio, i cosacchi non sono ancora arrivati in S. Pietro.
Cordialmente
Maggio 18, 2007 alle 6:27 pm |
…che dire? la classe non è acqua / …e nemmeno la cultura, oserei aggiungere! /
complimenti per il post, e per il tuo commento sobrio ma intenso, capace di esprimere il necessario senza offendere l’interlocutore e soprattutto senza concedere ulteriori spazi a una polemica senza occhiali… /
rimane, lo confesso, di fronte ad alcune esternazioni, un turbamento sordo, come di sottofondo / ed il sorriso si fa un po’ amarognolo / ma penso che se uno scritto non lascia indifferenti, come nel caso del tuo, è già un discreto passo avanti / non credi?
buon fine settimana /PAR3RG0N
Maggio 18, 2007 alle 7:32 pm |
Grazie per i tuoi complimenti,gentile come sempre. Ti dirò che lo sforzo per trattenere la rabbia, nel commento al commento, non è stato da poco, ma perchè dare questa soddisfazione ? Buon fine settimana anche a te. Con queste belle giornate, invidio le tue passeggiate montane ( che credo non ti lascerai sfuggire). Salutami la montagna, un altro dei miei amori, purtroppo da un po’ non coltivato.
Maggio 18, 2007 alle 7:36 pm |
Per omniaficta, scusandomi del ritardo: vero, siamo molto indietro nell’esercizio della memoria. Non credi sia venuto il tempo di rimediare? in fondo il senso del post è anche questo: come si può “giudicare” un periodo storico se non se ne vuole neanche parlare? Se si ha paura di sollevare i veli che lo coprono (e sono tanti, secondo me, forse troppi)? Buone cose e ben tornato da torino.
Maggio 18, 2007 alle 9:02 pm |
Ringrazio dell’invito a non visitare il blog: sarà accettato, per quanto sinceramente mi pare strano scrivere per essere letti (direi sia questo il fine di un blog) e non essere interessati al giudizio dei lettori, che possono ancora pensare in modo diverso da Lei. Il presente solo per 3 rilievi dopo di che tacerò: 1) ignoro la Sua età e per buona creanza non mi rivolgo con il Tu mai a nessuno che non direttamente conosca. Era una gentilezza, non una sottolineatura di distacco (quella va per i pensieri). 2) Non è mia abitudine mentire ed essere ipocrita, motivo per il quale non ho MAI fatto politica attiva (anche a destra c’è molta ipocrisia: vedi quelli che non mancano di salire sul carro dei ritenuti vincenti): forse Lei dimentica che vi fu un altro governo Berluscini (di solo 8 mesi, ma vi fu): a quel periodo, quando io ero al Liceo, mi riferivo con il mio commento. Per essere espliciti ho 30 anni. 3) Non mi sono permesso di darLe dell’ignorante, come sembra invece fare Lei con me: poca conoscenza di cose, persone e fatti? Ma su che basi lo ritiene? Perché li giudico diversamente da Lei?
Se ho male inteso il suo pensiero, chiedo venia: non mi era parso, posto che il parallelismo berlusconi-capitalismo- fascismo sembrava evidente.
Distinti saluti
Maggio 18, 2007 alle 9:06 pm |
P.S.: Il soprannome “Mentore” mi fu dato dagli amici e l’ho mantenuto per rendere più facile per loro trovare il mio blog; l’avatar è uno spirito dell’anello: mi piace molto Tolkien. Scusi per la nuova (ultima) intromissione.
Maggio 21, 2007 alle 9:14 pm |
Conosco il personaggio del tuo avatar, non sono poi così vecchia da non conoscere queste cose e per il mio lavoro mi tengo aggoirnata anche su queste cose ( e su cosa altro dovrei tenermi aggiornata?) . Ma una domanda per te ce l’ho ancora: se hai trent’anni, perchè mi scrivi come se ne avessi quasi sessanta? Ragazzo mio, svecchiati!