la scuola dei dislessici

By pessima

Visto che qua e si è continuato a parlare di scuola, di apprendimento e di famiglia, qualche notizia su un piccolo convegno che ho seguito in questi due giorni. Il tema: dislessia. Se ne parla molto in questi ultimi tempi, ieri c’era anche un articolo- stupido, pour moi, su Repubblica. Poi magari spiego il perchè.

La dislessia è un disturbo dell’apprendimento dovuto, sembra a fattori neurobiologici, probabilmente ereditario, che riguarda con livelli diversi ( sembra che ci siano allo stato attuale 42 tipologie diverse di cosiddetta dislessia) la capacità di leggere e scrivere e talvolta anche di fare calcoli (discalculia). A volte la dislessia si manifesta anche con difficoltà di tipo motorio (disprassia) oppure con difficoltà nel disegno (disgrafia). I cosiddetti dislessici non sono bambini con ritardi mentali, ma spesso le difficoltà legate al loro disturbo ne rallentano molto l’attività, per cui appaiono in genere più lenti degli altri a rispondere alle domande dell’insegnante, oltre a manifestare alcuni dei problemi di cui ho scritto sopra. In genere la dislessia è diagnosticabile fin dalla prima infanzia e può migliorare se individuata nei primi due anni di scuola elementare, attraverso strategie didattiche precise e alternative rispetto a quelle messe normalmente in atto. In genere con il passare degli anni, un bambino dislessico tende a mettere in atto delle strategie di occultamento del suo disturbo, per cui è sempre più difficile con l’andare avanti della scolarizzazione riconoscere chiaramente la dislessia: un ragazzo che presenta questo tipo di difficoltà di apprendimento viene facilmente inquadrato come “svogliato, pigro, poco attento e poco concentrato”. Normalmente si pensa che i ragazzi dislessici non siano adatti a certi tipi di scuole, in particolare i licei, che richiedono un genere di applicazione molto teorica e un carico di lavoro eccessivo per chi “non ha voglia di studiare”.

Mi piace occuparmi di disturbi dell’apprendimento. Non so perchè ma è un settore che mi appassiona. Forse perchè mi costringe a rimettermi continuamente in gioco e credo che senza questo tipo di spinte mi annoierei a morte nel mio lavoro. Mi piace in genere trovare nuove strategie per far imparare le materie che insegno o in genere per fare imparare a ragazzi e ragazze che vedo molto diversi da come erano prima, più problematici, non solo sul piano psicologico, ma anche sul piano cognitivo e , appunto, dell’apprendimento. Mi accorgo che nella scuola superiore arrivano sempre più frequentemente alunni e alunne che non sanno leggere o che leggono come una volta leggevano bambini delle scuole elementari. Accanto a loro anche persone che leggono speditamente e senza problemi o che scrivono benissimo. Molte volte anche io tendo a dire “ma guarda che gente ci mandano dalle medie” e tendo a fare di tutta l’erba un fascio, mettendo insieme chi non ha davvero voglia di studiare e fa lo sbuccione, come si dice, e chi invece davvero non ce la fa, nonostante tutto l’impegno che ci mette. A volte sono così distratta e poco attenta che non riesco a distinguere, non guardo, semplicemente, tanto sono arrabbiata per il livello sempre più basso che mi pare di vedere nelle classi.

Al convegno c’era un relatore che veniva da Modena, un professore di Educazione musicale con il pallino dell’informatica, tale Malagoli. Ci ha raccontato un po’ la sua esperienza, ci ha fatto vedere alcuni software da utilizzare con che ha problemi di apprendimento (di qualsiasi tipo, dall’ipovedente o non vedente, al teraplegico, al dislessico) e ha detto una frase molto bella che mi sono segnata religiosamente sul mio quadernino moleskine nero.

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La frase che ha detto Malagoli diceva pressapoco così: L’equivoco è abbassare il livello in relazione a chi si ha davanti. Occorre invece fare il massimo con tutti.

Mi è piaciuta, questa frase, perchè ha colto nel segno rispetto a cose che si sentono dire molto spesso nei corridoi e nelle sale insegnanti: che si deve purtroppo abbassare il livello, che non si riesce più ad insegnare quello che si insegnava prima, che questi ragazzi arrivano sempre con più lacune e difficoltà, che non si sa più da che parte girarsi.

Mi è venuto in mente quello che ho letto e ho scritto in questi giorni in giro per la rete, cioè della distanza culturale e di conoscenze che c’è tra noi insegnanti e i ragazzi delle nuove generazioni con cui in questo momento abbiamo a che fare. Non è mia intenzione cambiare la rotta rispetto al discorso che si è fatto, voglio solo aggiungere un tassellino o un granello per restare in tema di pulviscolo.

Oltre al problema di non condividere le stesse conoscenze, secondo me abbiamo di fronte anche il problema di non condividere le stesse modalità di apprendimento. E’ un argomento su cui da tanto tempo ragiono, senza mai riuscire a fare chiarezza, anche perchè ci ragiono da sola e come si sa quando si è da soli in questo genere di cose, si tende sempre un pochino a zoppicare.

Modalità di apprendimento diverse, e non sto qui a ragionare sulle cause: voglio dire che, ai fini del ragionamento, non ha molta importanza se si tratta di dislessia o di altro, di persone o di  intere generazioni alle quali non va più bene il modo che noi, quelli della mia generazione, abbiamo usato per imparare e per farci le nostre conoscenze, per sapere cosa ha scritto Omero, tanto per tornare al punto di partenza. Il punto è che noi stiamo trasmettendo le conoscenze attraverso le stesse modalità che andavano bene per noi ma che non vanno bene per quelli che oggi sono i nostri alunni. Ce ne sono poi ancora alcuni- quelli meno creativi, mi verrebbe da dire, nell’ottica che sto seguendo- che sono particolarmente bravi nell’adattarsi a questa vecchia modalità, per cui riescono a seguire senza molti problemi, ma molte volte anche annoiandosi a morte.

La cosa importante, che credo non sia ancora abbastanza chiara o almeno non si sia ancora trasformata in una nuova pratica di lavoro, è che siamo restii ad abbandonare la vecchia mentalità e le vecchie strategie e forse molti di noi non sono neanche in grado di farlo, se queste strategie si chiamano uso del computer, delle lavagne interattive e quante altre tecnologie ci siano in giro, capaci di aiutarci nel nostro lavoro. Non dobbiamo scordare che la generazione con cui abbiamo a che fare è una generazione che in genere sa di computer, di lavoro in rete, di chat e di blog, almeno di sms o mms. Non voglio buttare via i libri, non riuscirei mai a farlo, voglio solo dire che il libro può essere integrato con altro. E che questo altro, che chiama in gioco abilità diverse da quelle che siamo abituati a valutare positivamente nel giudizio scolastico, può essere di aiuto non solo agli alunni con disturbi di apprendimento certificati, ma anche a quelli che non riescono a seguire o si annoiano.

Cambiare, insomma, accettare anche il pulviscolo, la frammentarietà, la diversità di stili. Non è un programma da poco, è una bella sfida, mi pare.

Per chi volesse saperne qualcosa di più sulla dislessia, si può partire da qui.

Non ho detto perchè l’articolo di Republica è, per me, stupido. Sarà per un’altra volta.

(aggiunta del 26 settembre 2008: per chi arriva qui cercando qualcosa sulla dislessia, consiglio anche la lettura di questo post. La situazione è diversa- forse qualcuno ha sentito in questi giorni la storia del bambino autistico e del centro commerciale- la mi pare che ci sia qualche spunto di riflessione non indifferente. Saluti)

22 Risposte a “la scuola dei dislessici”

  1. caracaterina Dice:

    Un mese fa abbiamo avuto un incontro (fugace, un pomeriggio appena) con una dottoressa che ci illuminasse sulla dislessia. Non presi appunti e non ricordo nomi e riferimenti.
    Ma ricordo bene il video che ci mostrò. Era un filmato americano, realizzato da un maestro elementare che adesso dirige un centro per la dislessia. Il filamto mostrava uno dei suoi corsi. In un’aula lui riunisce genitori, assistenti, medici, ragazzi dislessici (pochissimi, ce n’erano solo due) insegnanti. Lo scopo è di far calare chi dislessico non è nella realtà del dislessico. Ecco perciò tutta una serie di esercizi ad hoc, condotti dal dinamicissimo ex maestro, e tutte le difficoltà di questi adulti normali. Vissute le difficoltà diventava più facile “inventare” le soluzioni.
    Il pragmatismo americano a volte è davvero illuminante.

  2. Intersezioni « Filosoffessa Dice:

    [...] La scuola dei dislessici, da Scompartimento per lettori e taciturni. [...]

  3. Emilia Dice:

    Veramente interessante il tuo blog. Teniamoci in contatto, tu vieni a trovarci, ci farai un gran piacere vista la tua sensibilità a certi temi che ci accomunano. Emilia

  4. PAR3RG0N Dice:

    molto intenso e vero questo post / come vero il fatto che spesso si vorrebbe una scuola inappuntabile e capace di dare risposte ma si dimentica che tali risposte non sono MAI disgiunte dalle esigenze e dalle problematiche dei ragazzi / è per loro che siano qui / e a loro dovremmo guardare con più attenzione e considerazione per avere altre risposte, oltre a quelle che forniscono le nuove tecniche e le nuove tecnologie /
    è un po’ che vorrei scrivere qualche riga sui ragazzi, ma in questi giorni me ne manca il tempo, forse nel fine settimana / forse /
    buona giornata / P

  5. Attilio Dice:

    Cara collega complimenti!
    Complimenti per la tua lucida disgressione sul problema “dislessia”.
    Se durante i corsi che tengo agli insegnanti, per conto dell’AID, avessi degli uditori come te, basterbbe un incontro in ogni scuola e il problema (degli insegnanti) sarebbe risolto!
    Al contrario mi scontro spessisimo con un muro di ignoranza (non nel senso letterale) e di indifferenza. Ti faccio un esempio: mentre affermavo che uno (fra i tanti) degli errori classici che commette un dislessico è di dimenticare la lettera maiuscola dopo il punto, una collega di Lettere del liceo classico ha affermato: “non è ammissibile che in un tema si compiano tali errori!”.
    Ora, la mia risposta è stata sarcastica: “perchè, lei non sa che dopo il punto inizia una nuova frase? Ha bisogno della maiuscola per comprendere il significato del periodo? Ma, soprattutto, valuta un tema per il suo contenuto o per gli errori ortografici?”
    A quanto leggo nel tuo post, dovresti essere d’accordo con me. Finchè ci saranno insegnanti ottusi nella scuola avremo ragazzi demotivati e interessati solo a fare filmini col cellulare. Ciao e grazie di esistere

  6. paola Dice:

    Grazie di cuore alla prof., ed ad Attilio
    Sono la mamma di un dsa, che “lotta” quotidianamente con questa ignoranza, e leggervi è stato come appigliarsi ad una piccola boa!
    Si clona di tutto, voi no?

  7. Rossella Grenci Dice:

    Sono Rossella Grenci, logopedista e mamma di due ragazzi dislessici. Credo che tu hai centrato il problema dislessia. Complimenti! Conosci il forum su cui si incontrano genitori insegnanti e dislessici?
    http://www.dislessia.org/forum.
    Ti aspettiamo
    ciao

  8. pamela Dice:

    GRAZIE E’ UN PICCOLO,GRANDE TRAGUARDO SAPERE CHE ESISTONO INSEGNANTI COME VOI. E’UNA LUCE DI SPERANZA.
    SONO LA MAMMA DI UNA BIMBA DISLESSICA DISGRAFICA E DISCALCOLICA CHE, FREQUENTA LA TERZA ELEMENTERE, E LA STRADA E’ SEMPRE IN SALITA.

  9. anna68 Dice:

    Complimenti. Io sono la mamma di un ragazzino disgrafico e disortografico. Mi ritengo fortunata perchè ho incontrato delle insegnanti che all’inizio non sapevano cosa fosse la dislessia ma piano piano hanno capito e ora sanno come aiutare sia mio figlio che i futuri alunni dislessici.
    Stò sempre più notando che vari insegnanti iniziano a capire e questo mi fa felice.
    Anch’io frequento il forum e anch’io ti invito ad entrare e a partecipare insieme.
    Ho creato per dare più informazioni possibili uno spazio per ragazzi dislessici in biblioteca dove abito milano sud ovest (Albairate)
    E’ nato per avvicinare i nostri ragazzi ai libri.
    Ora è un punto di incontro per genitori e per raccogliere informazioni per insegnanti.
    Infatti il 23 settembre ore 14.30 in biblioteca faremo un dibattito con esperti e con insegnanti che hanno capito come aiutare i ragazzi dislessici. Inoltre ci sarà anche il dirigente scolastico di Albairate anche lui molto attento ai problemi e soprattutto promotore di una scuola che usi internet e tutti i mezzi informatici che sono a disposizione perchè secondo lui non è possibile che alunni sappiano usare il pc meglio degli insegnanti ed è ora che anche loro sappiano usare queste tecnologie una volta imparate capiranno la funzionalità e oome può essere d’aiuto in una scuola moderna e all’altezza delle altre scuole europee.
    Spero che questa mia esperienza aiuti anche altre famiglie e altri insegnanti.
    Ciao
    Anna

  10. anna68 Dice:

    Complimenti.
    Io sono la mamma di un ragazzino disgrafico e disortografico.
    Mi ritengo una delle poche fortunate
    Ho incontrato delle insegnanti che se anche non sapevano nulla sulla dislessia abbiamo collaborato insieme ed hanno capito come aiutare mio figlio e i futuri alunni dislessici.
    Inoltre quest’anno è arrivato un dirigente scolastico ex insegnante di sostegno e che usa molto le tecnologie come internet.
    Vuole assolutamente che tutti gli insegnanti siano in grado di usare un pc compreso internet perchè ormai per essere in grado a insegnare a dei ragazzi bisogna essere in grado di capire il linguaggio e i mezzi tecnologici.
    Io da parte mia ho fatto in modo che ci sia più informazione possibile chiedendo una spazio nella biblioteca di Albairate per avvicinare i ragazzi dislessici alla lettura con pc e sintetizzatori vocali.
    Il 23 settembre alle ore 14.30 in biblioteca ci sarà un dibattito con specialisti, insegnanti aid e dirigenti che sono in grado di aiutare i ragazzi dislessici e non solo ma tutti i ragazzi.
    Spero che anche tu venga a far parte del gruppo tramaite il forum dell’aid come ti ha segnalato Rossella.
    Io grazie a questo forum ho potuto aiutare le insegnanti e mio figlio molto meglio e capire come aiutarlo.
    Grazie mille per la tua testimonianza e speriamo che molti insegnanti seguano la tua sttrada

  11. pessimesempio Dice:

    Ringrazio tutte voi per i complimenti- non sono quanto meritati in così gran quantità. Non so quanti ce ne siano di insegnanti come me, ma devo dire che- come scrive pamela- la strada è davvero in salita ed è una salita difficile perchè non sono per niente chiari i termini del problema. Ma su questo un prossimo post, quando potrò. A presto e grazie ancora.

  12. pessimesempio Dice:

    Mi scuso con Anna se i suoi commenti non sono stati finora pubblicati: l’antispam li aveva bloccati, non so bene perchè. Rimedio, anche se tardi. Credo anche io che l’uso del pc e di tutti gli altri strumenti multimediali sia fondamentale per la scuola di oggi, non solo per gli alunni con dislessia, disgrafia e discalculia e cerco infatti di utilizzarli il più possibile,anche se è difficile riuscire a fare tutto da sola. Credo però che il “problema” più importante sia riuscire a far capire a tutti – soprattutto a molti docenti- che la dislessia- uso questo termine nella sua accezione più ampia e insieme più generica- non è una scusa per non fare e che se a volte ci sono alunni che sembrano svogliati o distratti lo sono perchè hanno difficoltà e non perchè non hanno voglia. Il che significa riuscire a distinguere, all’interno delle classi, caso per caso, ragazzo da ragazzo: ma questa credo sia una parte del mestiere di chi insegna, che non è un semplice trasmettitore di concetti, deve anche essere uno che sa come trasmetterli, quali strumenti usare e sa e deve adattarli alle diverse situazioni e alle diverse persone.
    Oggi è molto difficile farlo, per stanchezza e demotivazione e mancanza di riconoscimenti. Insomma un problema complesso affidato troppo spesso alla disponibilità del singolo docente. Quanto al forum, l’ho visitato e lo visiterò ancora. Grazie.

  13. tiziana Dice:

    Mi chiama Tiziana, faccio anch’io parte del forum di cui parlano Rossella e Anna, sono anch’io madre di una ragazza dislessica, disortografica e discalculica, oggi neodiplomata Maestro d’arte applicata, ma con alle spalle un percorso scolastico molto pesante. Proprio il nostro vissuto mi ha portata ad assumere la responsabilità di una sezione AID nella nostra provincia. Tutte le mie parole però, credo contino poco, per questo preferisco incollare due scritti che sono usciti dalla penna di mia figlia, il primo così come la sua “disortografia” crea, il secondo dopo il passaggio al correttore ortografico :)

    Lettera aperta alla Sig.ra Margherita Pellegrino da Samuela.

    carissima prof. mi chiamo samuela ho 18 anni e frequento la 4° superiore dell’istituto d’arte, leggere la sua lettera per me è stato uno sforzo, x me leggere e stancante, x me fare calcoli a mente è stancante, per me scrivere è pesante, inverto le lettere non CAPISCO dove vadano le doppie, sono stata riconosiuta dislessica solo l’anno scorso, sino al quel giorno io mi ponevo difronte ai miei problemi come se questi fossero insormontabili, per me studiare è una cosa molto difficile, dopo un’ora di studio io ho forti mal di testa e la mia attenzione non dura tanto, x voi proffessori l’unico problema del riconoscimento della idslessia è che poi non avrette più mottivo x lasciare i vostri segnacci rossi sui nostri compiti, come pensa che ci sentiamo noi alunni difronte ai vostri rimproveri quando sapiamo di avere datto il possibile e nei temi di contenutto sufficente ci rittroviamo un 4 solo x l’errore delle doppie, dello spezzare delle parole, o il cattivo uso della punteggiatura, o quando dopo averli letti fatte i vostri comenti dicendo che siamo ignoranti perchè non sapiamo leggere e scivere e che a causa nostra il mondo si esprimerà x gesti e versi, il vostro compito sarebbe quello di aiutarci a capire e invece diffronte ai nostri problemi preferite pensare che siano delle scuse che cerchiamo per allegerire il nostro percorso scolastico che capire quanto realmente per noi dislessici sia pesante fare i compiti, io ho 18 e a differenza di molti miei coetanei non posso permettermi di uscire la sera, non farei a tempo a studire, per me ci vuole tutta la sera e a volte pure di più, i miei compagni invece ci mettono un’ora! se la dislessia non esistesse, come voi prof sostenette io sarei rittardata? beh voi non pottete sapere tutto come invece vorreste, e in questo caso dovreste cercare di aprire le vostre mentalità e capire che la scuola non è semplicemente avere un buon uso delle doppie della punteggiatura , o saper fare calcoli a mente, diccono che dovreste educarci… a me non pare che nelle nostre scuole accada questo, viviamo in mezzo alle discriminazioni, alle cattalogazioni che voi prof ci affibiate, io stò lottando con i miei prof perché questi capiscano di cosa ho bisogno, e loro prendono le mie ricchieste come una scusa per potter fare di meno, io non voglio fare di meno, io voglio fare quello che fanno tutti,come ho fatto sino ad ora, ma ora non ce la faccio più, mi manca un’anno alla matturità e in queste condizioni per me è difficile vedere al futturo con ottimismo, chiedo solo un po di tempo in più, chiedo di usare le formule per fare gl’esercizi di mattematica, di usare la calcolatrice, secondo il suo pensiero tutto questo mi dovrebbe essere negato, e come dire che lei si trova difronte a cento piano di scale e l’ascensore, prenderebbe l’ascensore no? Allora perchè noi ragazzi e bambini dislessici dobbiamo prendere le scale? sa delle volte io sono felice di essere dislessica, rittengo questo come un preggio un dono, ogni volta che faccio un disegno, creo statue con l’argilla, ogni volta che vado all’inerrogazione di storia dell’arte e non ho bisgno di guardare le foto di quadri o chiese per riccordare quell’immagine, io vedo davvanti a me ogni particolare di quell’opera, io adoro la mia memoria visiva,se voglio posso vedere tutto quello voglio, posso immagginare l’impossibile e vederlo davvanti a me vorrei che ogniuno di voi provasse tutto quello che proviamo noi, una volta finita la scuola non conosceremmo le tabelline e tutto quello che vorreste insegnarci per forza, ma a noi resta la ricchezza della nostra dislessia e dei preggi che al di fuori della scuola questa ci da!
    Mi scuso x gl’errori non vorrei turbarla, ma li ho lasciati a posta cioè non ho usato il corretore ortograficoper farle capire cosa è la dislessia. Qauando un suo alunno le presenta un compito in queste condizioni invece di prender la penna rossa per far nottare quanti errori ci sono si chieda perchè li ha fatti, magari il problema non era la sua disattenzione alle elementari alle ore di gramattica. Io conosco solo una parola a memoria per quanto riguarda le dopie ed è POCO sa come mai? Non grazie alle maestre, ma grazie a mia madre, sa poco è poco, non ci possono essere tante C, sa alle elementari io li faccevo tutti i compiti, senza alcun sconto, li finivo alle 10 di notte si ero fortunata e andavo ogni sera a letto con la frebbre, eppure come può vedere gli errori o come li chiamereste voi orrori li faccio ancora! Questo pero non vi autorizza a dirmi che sono lenta, disattenta, o come qualcuna si è permessa di dirmi negl’anni scorsi ma allora sei tonta? Non sono tonta sono una fiera dislessica! Che in tante cose apprende certamente prima di lei, una soprattutto l’umanita che a legger la sue parole sembra proprio non conosca!

    DEL SECONDO SCRITTO, UN TEMA SCOLASTICO, INCOLLO SOLO UNA PARTE CHE MI PARE CONCORDI NON POCO COL VS PUNTO DI VISTA. IL TEMA DALL’INSEGNANTE E’ STATO MAL GIUDICATO, HA AVUTO UNA BRUTTA VALUTAZIONE ED E’ STATO RIDICOLIZZATO CON LA CLASSE QUANDO SAMUELA ERA ASSENTE…

    La condizione culturale degli italiani è scarsa, ma ancor di più quella dell’istruzione! Secondo me le due cose non vanno per forza assieme, perchè la cultura è quella che si apprende con le esperienze della vita, l’istruzione invece è quella che ci da la scuola, che ha le sue responsabilità, come ad esempio quello di non essere riuscita a mettersi al passo con i giovani, di non riuscire ad attirare la loro attenzione, continuando ad usare metodi di insegnamento ormai arretrati, che non considerano il cambiamento della società e dei giovani. Fa grande scalpore il fatto che ad essere “analfabeti” siano anche coloro che godono di un buon lavoro e di un buon redito, ma a differenza degl’anni passati oggi la scuola è per tutti, ed è uguale per tutti, prima solo i ricchi potevano permettersi l’istruzione, e tornando ancora un po’ in dietro alcuni bambini avevano un precettore , che insegnava adeguandosi al suo metodo di apprendimento, ciò non significa però che la gran parte della popolazione che non poteva permetterselo fosse stupida,sicuramente non conosceva poesie a memoria ne sapeva leggere e scrivere (ad eccezione del proprio nome) ma proprio da queste persone come la mia bisnonna ho imparato tante cose, che sui libri di scuola non troverò mai: mi hanno insegnato i giochi che vengono dal passato, mi hanno trasmesso la storia attraverso i loro racconti ben più interessanti e colorati di quelli che si possono ascoltare in una classe o leggere sui libri, mi hanno insegnato in oltre cosa sono l’onestà e il rispetto e anche questi non si trasmettono con i libri. Spesso si fa il grave errore di confondere ignoranza con intelligenza,non considerando che gli ignoranti se glielo si permette possono imparare mentre le persone non intelligenti non possono apprendere. Nella mia limitata esperienza ho potuto osservare che molto spesso proprio le persone apparentemente più colte sono in realtà le più ignoranti, nonostante conoscano molto bene la letteratura, oppure le scienze o siano esperti informatici, o laureati in legge, in quanto proprio dal ritenersi altamente colti rinunciano a estendere i loro interessi in nuovi ambiti, rifiutano cioè i cambiamenti del mondo che li circonda.
    questo atteggiamento è dannoso in generale, ma è molto più grave quando ad assumerlo sono persone che occupano posti di grande responsabilità: ad esempio se un dirigente d’azienda mantenesse le proprie conoscenze e rifiutasse tutte le novità tecnologiche la sua laurea non sarebbe sufficiente a salvare la sua azienda, allo stesso modo se un insegnante continuasse ad applicare lo stesso metodo di insegnamento ai suoi primi alunni come a quelli dell’ultimo anno avrebbe delle classi che non riuscirebbe a seguirlo, per parlare ai giovani occorre conoscere i giovani, parlare il loro linguaggio ed accettare i cambiamenti che da sempre esistono; allo stesso modo non sarebbe mai un buon avvocato quello che non si aggiornasse sulle nuove leggi.
    In questi tre esempi però secondo me quello più grave che ha maggiori conseguenze su tutta la popolazione è quello dell’insegnante, perchè mentre gl’altri due verrebbero messi fuori dal mercato del lavoro, un cattivo insegnante nel corso della sua carriera trasmetterà un cattivo insegnamento a moltissimi ragazzi che andranno ad aumentare il numero degli ignoranti.
    Ancora oggi la scuola vuole insegnare a tutti nello stesso modo pensando che trattare tutti in modo diverso sia sbagliato nei confronti degl’altri, ma è giusto dare a ciascuno ciò di cui ha bisogno perchè se al mio compagno danno gli occhiali per la miopia a me non fanno nessun torto io di quegli occhiali non ho bisogno, ugualmente se un compagno ha bisogno di stare al primo banco per seguire meglio, che danno fa al resto della classe?
    Io penso che la situazione descritta possa essere migliorata proprio partendo dalla scuola, da una scuola a misura di alunno che tenga conto delle esigenze di ognuno e che permetta l’integrazione e l’apprendimento di tutti come avviene negli altri stati europei dove secondo le statistiche gli studenti devono dedicare circa la metà delle ore di studio a casa necessarie ai ragazzi italiani raggiungendo risultati scolastici di molto superiori.

    Pessimesempio, ho visto che ti sei registrata sul ns forum, ora aspettiamo i tuoi interventi.
    Ti

  14. DANIELA Dice:

    Scusate questo intervento ma a volte non capisco. 2 insegnanti di sostegno su un ragazzo dislessico. e’ possibile? il ragazzo ha già un insegnante che lo segue per 9 ore adesso vorrebbero affiancargli un altra insegnante di sostegno per altre 6 ore in attesa che ha questa seconda insegnante gli ritorni a scuola l’alunno disabile assente per un intervento chirurgico. In che modo questa seconda insegnante ,che l’alunno non ha mai visto, ne interagito, in che modo si può approcciare a lui? questa seconda insegnante sai cosa dovrebbe fare? controllare che il ragazzo quando ricopia dalla lavagna scriva le parole correttamente. il mio N.P.I. mi ha detto di non correggere mai questo sbaglio poichè è nella natura dei dislessici non sentire le doppie lettere.
    comunque RIMANGO SENZA PAROLE. 2 insegnanti per 1 allievo.

  15. pessimesempio Dice:

    Non ho capito,daniela, credi che sia una cosa eccessiva o cosa? Ti sembra che sia sprecato occupare due persone così?

  16. antonella Dice:

    salve,
    io sono insegnante presso una scuola media, una seconda che ho trovato nella sede nella quale mi trovo, da un anno Appunto, ho notato che una ragazzina non mi seguiva come le altre, e allora ho avuto tanta paura, perchè ho capito che lei non comunicava, e soprattutto non riusciva a capire quello che io dicevo.
    Prontamente ho chiamato la madre e ho spiegato il mio problema, che ha subito capito e si è lasciata affidare a uno specialista che le ha diagnosticato: dislessia, disortografia, discalculia.
    ADESSO VIENE IL BELLO! cosa devo fare come insegnante, non ho strumenti per poter attuare interventi appropriati, e poco materiale concreto per poter avviare una autoformazione adeguata, ho gia preso contatti con un centro per un corso , ma parte fra un mese. chiedo cortesemente di segnalarmi siti o materiale di ogrni genere perche adesso che so di che cosa si tratta devo cercare di non creare ulteriori danni . grazie

  17. alessandra Dice:

    il tuo blog e’ interessantissimo ma ti prego se puoi aiutami a capire cosa posso fare per aiutare il mio bambino con una “sospetta dislessia” oltre che portarlo dalla logopedista 1 ora alla settimana puo’ avere il sostegno a scuola? fa la prima ma per lui i numeri sono inesistenti e non riesce a collegare le sillabe per leggere ti ringrazio anticipatamente, una mamma disperata

  18. pessimesempio Dice:

    Intanto stai tranquilla, credo sia il consiglio che ti posso dare di cuore. Poi ti scrivo questo indirizzo: http://www.dislessia.org/forum/ – Si tratta di un forum di genitori e operatori che si occupano della dislessia, in modo certo più competente di quanto faccio io. Mi sembra che entrare in contatto con qualcuno che ha a che fare con la questione direttamente sia un modo migliore per cercare di non sentire la solitudine che credo prende chi si trova di fronte a cose inaspettate e forse eccessivamente problematizzate, in alcuni casi, come questa.

  19. esperia Dice:

    sono la madre di un ragazziono di 15anni dislessico, disgrafico e discalculico che come tutti i dislessici è stato massacrato dalla scuola e per non di meno anche da me, primo perchè nonostante un vario peregrinare da un neuopsichiatra all’altro non gli è stata diaagnostica la dislessia se non da quest’anno nonostante io continuassi a insistere che lo fosse e adesso che è al primo superiore i prof mi dicono con molto tatto che o metto l’insegnante di sostegno o lo bocciano, l’impego e la volontà di mio figlio è superiore a quella dei compagni ma loro nella verifica riescono a scopiazzare dal libro e prendono 7 lui spreme le sue meningi e gli mettono 4. lui non vuole l’insegnante di sostegno perchè avendola avuta alle scuole medie il risultato è stato un dipendere in tutto e per tutto da lei e comunque mai un compito in classe, mai un’interrogazione orale. morale ammiro mio figlio che mi ha detto voglio farcela da solo ma mi si spezza il cuore quando penso a tutto l’anno scolastico passato senza mai uscire senza un aico con cui andare al cinema prechè comunque doveva studiare sabato e domenica compresi e io ho annullato la mia vita la mia casa il mio lavoro per stargli vicino. sono proprio arrabbiata con il mondo e con tutti coloro che non capiscono quanta sofferenza e fatica abbiamo addosso. scusate ma il mio sfogo è dettato dal cuore di una mamma addolorata.

  20. cinzia Dice:

    Non ho molto tempo per entrare in rete e quindi leggo solo oggi quanto scritto da Esperia e le sono molto vicina in quanto anch’io madre di un bambino dislessico che fa la prima media e che sta vivendo la sua stessa esperienza.
    Questo primo anno di medie è un inferno per mio figlio e per tutta la famiglia.
    Non tutti gli insegnanti sono preparati ad affrontare il problema della dislessia e nella nostra classe ce ne sono addirittura due e un terzo è andato via da poco.
    La mancanza di tatto di alcuni insegnanti, la mancanza di sensibilità di altri e la mancanza di apertura mentale di altri ancora procurano ai nostri figli frustrazioni, e delusioni che potrebbero essere evitati.
    I soggetti dislessici, nella scuola, dovrebbero avere dei diritti, ed invece tutto ciò che viene talvolta loro concesso, è visto come un favore o uno sconto su quanto richiesto e quindi anche le valutazioni che vengono poi date al ragazzo, di conseguenza sono rapportate a ciò.
    Quindi non si pensa che il soggetto dislessico quando studia ci mette il doppio degli altri e che trascorre tutta la giornata a studiare.
    Mio figlio è sempre carico di compiti e per riuscire a farli e per riuscire a distrarsi con un’attività sportiva (che a volte è costretto a saltare) è costretto a studiare anche la sera dopo cena finchè si addormenta sul libro.
    Questa non è la vita giusta per un bambino di 11 anni e non parliamo della vita che anche io mamma sono costretta a condurre senza avere più un attimo per fare altro che non sia aiutare mio figlio nello studio. Non esistono pause per riposarsi in quanto siamo sempre a rincorrere il tempo, si saltano altre attività in quanto “non c’è tempo”, si trascura la casa e si è sempre nervosi e si stà sempre addosso al ragazzo che alla fine non ti sopporta più.
    E non parliamo dei fine settimana. Esiste solo la scuola.
    E se proprio presi da compassione si concede la ragazzo di non terminare gli infiniti compiti bisogna anche ogni volta giustificarlo per iscritto.
    Secondo voi tutto questo è giusto?
    Scusate lo sfogo! Una mamma preoccupata e disperata.

  21. ambra Dice:

    ciao mi chiamo ambra ho 14 anni e ho la dislessia,disortografia e discalculia.
    vado in prima superiore e a inizio gennaio hanno scoperto questi 3 miei problemi…pensi che nessuno se ne era mai accorto fin da quando iniziai le elementari mi sentivo diversa dagli altri bambini lo dicevo a i miei genitori che all’oro volta andavano dai professori per capire come mai a scuola e a casa facevo fatica e i professori dicevano che ero intelligente con capacità ma molto pigra e che non avevo voglia di studiare e imparare….
    questo me lo sono sentita dire fino all’inizio della 1 superiore…potrai immaginare che voti avevo in materi come matematica geometria e tutte le altre.
    mi sentivo umiliata quando mi chiamavano alla lavagna per fare delle espressioni i miei compagni mi prendevano in giro e i prof mi guardavano con quasi con schifo e sembravano chiedersi che cavolo ci facessi io a scuola…sono stata vittima di atti di bullismo verbali alle medie.. ho sempre odiato la scuola ma soprattuto facevo di tutto per non andarci però non ho mai bigiato…solo ora inizio ad amare lo studio l’alzarmi il mattino per andare a scuola con i miei compagni di classe…ma pultroppo non credo di riusire a superare quest’anno perchè ho sotto matematica inglese e diritto per poi non parlare delle assenze che ho fatto a causa di un problema che ho da gennaio psicofisico e mi hanno detto che è legato a tutte le cose che ho subito nel passato dalla SCUOLA…..

    • pessimesempio Dice:

      Penso che di casi come il tuo ce ne siano molti, purtroppo. Io ho un’alunna che quest’anno fa la maturità, alla quale era stata diagnosticata in seconda liceo una dislessia. In effetti, in terza liceo, quando io l’ho conosciuta, era una ragazza che aveva molte difficoltà nel leggere e nello scrivere ed era quasi muta quando le facevi una domanda. Adesso, invece, dopo tre anni insieme, e senza fare poi grandi cose, semplicemente con un po’ più di attenzione nei suoi confronti, mi sembra che sia quasi del tutto recuperata: legge moltissimo, interviene, è tranquilla e vivace e riesce a legare benissimo con i compagni.
      Questo per dirti di non scoraggiarti e di avere fiducia in te e anche , un po’, nelle persone che hai intorno, nella speranza di incontrare persone che ti capiscano e ti stiano accanto. Ciao, buona fortuna.

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