Falling man

30 06 2007

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Oggi sul Manifesto (da domani anche on line) un articolo di Tommaso Pincio sull’ultimo libro di DeLillo, Falling Man, già uscito in America (Scribner, pp. 256, $26) , con qualche riflessione- nell’articolo e nel libro, suppongo- sul rapporto tra etica e estetica, non solo in relazione all’11/9. Sullo stesso argomento, ricordo, per chi se ne fosse dimenticato, un testo di Baricco comparso il 12 settembre su Repubblica (e ora ripubblicato sul suo sito), molto più banale, direi, e soprattutto lo scritto di Wallace, La vista da casa della sig.ra Thompson,  in Considera l’aragosta.

Anche Belpoliti ne parla, in Crolli, del rapporto tra etica ed estetica.
A proposito di Wallace, ho iniziato la lettura di Infinite Jest, che non avevo mai avuto il coraggio di affrontare.




a proposito di xxy

30 06 2007

A proposito di XXY, il film di Lucia Puenzo di cui ho parlato qualche giorno fa, ricevo un commento da UNITASK che invito a leggere  da chi fosse interessato/a  al film o all’argomento, ringraziandone gli autori.




Controcanto

28 06 2007

L’hanno assolta. Ci mancherebbe. Non è questo da mettere in discussione. Come pure non è da mettere in discussione che il comportamento del ragazzo fosse da sottolineare in negativo, da stigmatizzare. Ma qui si ferma la mia approvazione nei confronti dell’insegnante di Palermo. Perchè non sono d’accordo sull’idea della punizione. A me non sembra poi così intelligente chi insegnando non trova altro modo per far “capire” a un ragazzo di una scuola media che ha sbagliato, gli fa scrivere cento volte sul quaderno “io sono un deficiente”. Mi chiedo cosa avrebbe capito questo ragazzo se non fosse venuta fuori tutta questa storia, mi chiedo se davvero il messaggio gli sarebbe arrivato. E poi non mi piacciono certe frasi che trovo oggi sui giornali. Merlo su Repubblica che ironizza ( un po’ pesantemente?) sui padri masculi palermitani che in dialetto difenderebbe il figlio e scrive che è stato un atto educativo per tutta la classe oltre che per lui, un addestramento alla responsabilità. Addestramento, manco si fosse in caserma. E ricorda anche che un tempo era riconosciuto il diritto alla punizione dello scolaro. Forse bisognerebbe ricordare a questo signore che una volta a scuola si mettevano gli alunni in ginocchio sopra i ceci o se andava bene dietro la lavagna, ma quella scuola non era certo migliore di questa solo perchè gli insegnanti avevano il potere di punire. Ma anche Mariuccia Ciotta, sul Manifesto di oggi, scrive che la maestra è un’eroina dei nostri tempi e il suo metodo si dovrebbe esportare. Vedremo finalmente un bel po’ di umanità china sul banco con carta e penna.

Ripeto, va bene che ha fatto bene a intervenire, ma non le è venuta in mente altra idea che quella del penso, come Merlo chiama questo esercizio di scrittura sul quaderno a cui l’alunno è stato costretto ? Non poteva mettersi a parlare, invece, spiegare in cosa consisteva l’errore? Davvero la scuola è messa così male che non abbiamo tra le mani altri strumenti che questi? Davvero le punizioni sono educative? Davvero occorre ritornare a lodare la scuola di Franti e De Amicis? Davvero basta, come dice Sarkozi, dare dal voi all’insegnante perchè ci sia rispetto? O è anche questo il segno dei tempi, l’idea che lo strumento per raddrizzare questi giovani così poco abituati a pensare sia il ritorno della severità?




non ce la farò mai

27 06 2007

Non c’è cosa ch’io dico che non dica

ch’io vivo un’altra vita che è più viva

di questa stessa mia che vivo e dico.

E’ come fosse un palmo sottoterra,

tra semi che magari fioriranno-

un po’ più sotto è dove stanno i morti

a scalciare in eterno oltre la vita.

E lì io me ne resto muta: aspetto,

continuo ad aspettare, aspetto ancora,

non mi fermano il sole, né la luna,

fino a che arrivi il verde e copra tutto

fino al mio cuore aperto alaa gran vista.

Pare che sia così la gioia dura

d’un eremita in cima a una colonna

nel deserto.

( da Marmo, Silvia Bre, Eianudi, 2007)

Ne parla anche (perchè anche? io in realtà non ne parlo, mi limito a copiare una sua poesia, altra cosa è parlarne. E perchè io non ne parlo? per mancanza di competenza? o perchè mi pare piuttosto che basti anche solo la bellezza di un testo, che tante parole siano inutili? Chissà.) Giuseppe Genna, qui .

Oggi, giornata di poche parole, comunque. Ho letto in giro nei blog che leggo di solito: argomenti difficili, baby, richiederebbero un giorno di 72 ore, per stare dietro a tutti. In questi momenti mi viene la voglia di ritirarmi davvero in un deserto e chiudere tutte le porte. (Magari mi porto un po’ di libri…). Saluti (come se avessi un pubblico…)




sogni

25 06 2007

I sogni mettono in contatto con la propria parte interiore che spesso dimentichiamo. Quando sogni persone che ti chiamano o che in qualche modo attirano la tua attenzione, è perchè una parte di te chiede di essere ascoltata, di venire in superficie, di non essere messa da parte. Così, dopo l’ iniziale nostalgia che si prova vedendo persone da tempo lontane ma non dimenticate, senti subito dentro di te più energia, più volontà di fare e la direzione ti è più chiara.




memoria

23 06 2007

Certe volte ti sogno ancora. Come stanotte. Guidavi la mia Kangoo gialla, indosso la giacca a vento di Praga e mi sorridevi passandomi a fianco, con l’aria di chi mi sta facendo una grande sorpresa e ne è contenta. E’ stata, una sorpresa: ti ho guardata con occhi sgranati, seguendo il tuo sorriso con la testa e mi sono svegliata. Poi in una stanza, una casa vecchia , dovevamo salvare da una perquisizione documenti, lettere, foto. Non volevo buttare via tutto e ne affidavo alcune ad una vicina. Guardavamo insieme piccole foto formato tessera in bianco e nero.

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