è finita

By pessima

Oggi è finita, ufficialmente. Niente più interrogazioni, niente più compiti da correggere, niente campanella, intervalli, caffè di macchinetta. Autobus la mattina, compro il giornale, prendo il registro, vado. Colleghi da salutare, colleghi da sostituire. Lezioni da preparare. Rimane solo l’adempimento degli scrutini, che non è roba da poco, eh, ma si sopravvive anche a quelli, al caldo che fa in quella stanza, le zanzare, chi scrive il tabellone, chi le pagelle, io no che mi sono fatta già otto consigli, allora le faccio io, cominciamo?

Oggi lancio di uova, farina, gavettoni, riti carnascialeschi, su cui avrei molto, molto, da dire, che mi fanno pensare da una parte allo scarso rispetto per il pane e l’acqua – di questi tempi- che si dimostra così, ma d’altra parte anche gli Otto “grandi” non ne hanno molto, dall’altra a questo bisogno di scaricarsi, di ribellarsi per un’ora, due ore, per dimostrare che sono vivi e non morti come li vuole la scuola.

Ma ce n’è veramente bisogno? Nel senso che veramente si sentono così costretti dentro queste mura da aver bisogno di mostrare così la loro esuberanza e vitalità e giovinezza? oppure questo non è uno dei tanti riti collettivi a cui ultimamente ci siamo così tanto affezionati da non poter fare a meno di festeggiare in ogni occasione, che sia la finale di coppa del mondo, la fine della scuola o la finale del festival bar, come erano una volta – riti collettivi- le occupazioni?

Mi metto a pensare su questo pezzo di Fortini:

Non è più così, oggi. Quanto in lui e in me si agitò in quelle occasioni non può non apparire alcunché di incomprensibile, quasi al confine della mania, per un giovane d’oggi. Ma non eravamo né pazzi né fanatici. Eravamo, a poco più di dieci anni dalla fine della Seconda Guerra, nel cuore del secolo, ancora ricchi di qualcosa che- scrisse Pasolini- ci faceva piangere guardando Roma città aperta. Le lacrime non sono affatto un buon criterio di giudizio. Eppure mi piacerebbe sapere che cosa possa oggi far piangere un uomo di trent’anni, che tanti allora Pier Paolo ne aveva. E a uno o due di quei giovani anche vorrei dire: come si impara una lingua straniera, cercate di capire la lingua nostra, solo in apparenza simile a quella che ogni giorno imparate conversando o pensando. Se ritenete che non valga la fatica, chiudete in fretta i nostri libri e l’età che li produsse; e buona fortuna. (Franco Fortini, Attraverso Pasolini)

2 Risposte a “è finita”

  1. POP LIFE Dice:

    mi permetto di dire che troppo pensare e troppo analizzare può finire per tradursi in pesantezza… / forse [ma dico forse > dubbio totale] con la levità si arriverebbe più lontano / abbandonandosi alle cose, annusandole, per capirle dal di dentro /
    e in questo caso sono d’accordo con fortini solo quando afferma che le lacrime non sono un buon criterio di giudizio e mi viene da pensare che questo tempo non lo si evolve con aprioristiche severità, ma soprattutto che per evolverlo bisognerebbe amarlo / come con tutte le cose… è pur sempre una questione d’amore, non credi? / buon we / P

  2. scompartimento per lettori e taciturni Dice:

    [...] 12 Giugno 2007 Voci dal passato , scuola e squole , Calvino Mi scrivono troppo pensare e troppo analizzare può finire per tradursi in pesantezza… / forse [ma dico forse [...]

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