Come scrivono (loro)

Il mio modus operandi di solito è cominciare a lavorare su un sacco di cose diverse allo stesso tempo, e a un certo punto o prendono vita (ai miei occhi) oppure no. Una buona metà di loro non prende vita , e a me manca la disciplina/forza di lavorare a lungo su qualcosa che mi sembra morto, per cui lo abbandono o lo metto via o gli rubo dei pezzi per altre cose. E’ tutto molto caotico, o almeno a me sembra così. Ciò che la gente legge di me alla fine è il prodotto di una specie di lotta darwiniana nella quale di solito le cose che per me, empaticamente, sono vive, solo quelle vale la pena di finirle, sistemarle, editarle, copyeditarle, fare gli ultimi minimi interventi eccetera. (so che conosci l’angoscia e la fatica esistenziale di dover tornare e ritornare sulle tue cazzate quando devi pubblicarle) E potrebbe darsi che per fare in modo che una cosa della lunghezza di un libro mi sembri veramente viva, debba essere e suonarmi differente da tutto ciò che ho fatto prima…

Da un’intervista di Foster Wallace a Dave Eggers per The Believer, trovata sul sito RaiLibro : interessante, no?

Invece Dave Eggers , di cui non ho letto niente, neanche L’opera struggente di un formidabile genio , a sua volta interrogato sul suo modo di lavorare da Foster Wallace, dice:

Al momento la mia postazione di lavoro è una piccola biblioteca fuori San Francisco, al tavolo delle consultazioni perso fra gli scaffali della narrativa. cambio le mie abitudini ogni quattro mesi circa, quando il mio bisogno naturale di distrazione prende il sopravvento su qualunque progetto di autodisciplina io stia usando per riuscire a lavorare senza distarmi. Quest’ultimo posto lo sto usando da una settimana e finora ha funzionato. Dopo aver scritto a casa, in camera di mio fratello, per sei mesi, ora vado in biblioteca. …. Ma credo di aver bisogno, come molti scrittori, di isolarmi al punto da impedirmi di usare il telefono o l’e-mail o il tagliaerbe o la bici anche se mi servono- ci si deve tenere lontani dalle distrazioni. Insomma, comunque mi ricordo che una volta mi hai risposto al telefono dicendo, invece di “Pronto” , “Distraimi”. Mi ha colpito, perché era il modo migliore di porre la cosa- quando alzi la cornetta stai emergendo dalla buona concentrazione scrittoria.

E voi come scrivete?

12 Risposte a “Come scrivono (loro)”


  1. 1 Caino Luglio 4, 2007 alle 5:47 pm

    eggers l’ho letto un po’. scrive cose sublimi o assolutamente pessime. [questo secondo il mio parere]. ne “conoscerete la nostra velocità” non capisco dove voglia andare a parare, in “la fame che abbiamo” è fulminante per l’80% dei racconti.

    wallace, vabbeh, ce l’ha lungo.
    e quella cosa dell’annoiarsi l’ho detta pure io.

    fra i due, sicuramente il mio somiglia più al secondo metodo.

  2. 2 pessimesempio Luglio 4, 2007 alle 5:51 pm

    Dove la vedi la cosa dell’annoiarsi?

  3. 3 parergon Luglio 4, 2007 alle 7:55 pm

    …ed io che quando ho inziato a leggere, per un certo numero di righe ho pensato che là dove si esprimeva eggers [credo] ti stessi esprimendo tu! / e mi dicevo, che bello qualcuno che finalmente si esprime in merito alle modalità della scrittura sul blog, e pensavo anche che questa cosa costituiva un po’ un controcanto alla faccenda delle frasi senza punto [il lato concettuale e quello pratico-tecnico] /
    insomma, interessante ugualmente, ma di te mi colpiscono particolarmente i momenti in cui ti apri ad aspetti più personali, come se scattassi istantanee interne /

  4. 4 Caino Luglio 4, 2007 alle 8:50 pm

    giusto, non c’è scritto. ma la premura di non cercare distrazioni, alcunchè di ludico, isolarsi, di “costrigersi alla noia” è uno dei concetti migliori che stanno dietro la scrittura.
    privarsi di tutto, rimanere tu e il tuo cervello scatena la noia.
    è l’evasione della noia che diventa scrittura.
    io l’avevo scritto qui:
    http://resuscito.com/2007/06/12/cose-da-evitare-quando-scrivi-permettersi-di-sapere-pt9/

  5. 5 davide l. malesi Luglio 5, 2007 alle 9:07 am

    Non sopporto né Eggers né Wallace. Comunque per me il miglior posto per scrivere è l’ufficio. Il mio primo romanzo l’ho scritto al 90% in ufficio. Il secondo, che sto scrivendo adesso, diciamo che l’ho scritto in ufficio al 70%.

    Ho la fortuna di fare un lavoro che, per farlo bene, non mi prende più di 3-4 ore al giorno, salvo in certi periodi particolarmente congestionati di attività. Purtroppo, dalla seconda metà del 2006 hanno iniziato ad andare in pensione i miei collaboratori più fidati, e l’ufficio del personale me li sta rimpiazzando con ragazzi di 25-30 anni del tutto inadeguati al lavoro che dovrebbero fare, perdipiù neolaureati senza esperienza. Questo mi obbliga a lavorare di più, e mi ruba tempo che altrimenti dedicherei allo scrivere.

  6. 6 remo Luglio 5, 2007 alle 9:00 pm

    a volte anche tra gli schiamazzi di una birreria, a volte no.
    la riscrittura, però, è sempre rigorosamente dall’una alle cinque del mattino. interrotta dal cinguettio.

  7. 7 pessimesempio Luglio 6, 2007 alle 9:50 am

    Io invece scrivo proprio quando mi capita, purtroppo. Tengo famiglia, tengo un mestiere che non mi permette “distrazioni”. Solo nei momenti di vacanza da entrambe le cose, come in questi giorni, potrei dedicarmi alla scrittura. Sono convinta che scrivere richieda concentrazione e applicazione abbastanza costante. Quindi sempre da sola, mai in compagnia.

  8. 8 maa Luglio 6, 2007 alle 4:53 pm

    Eggers, Wallace? Mi fanno schifo tutti e due, copiano Pynchon a manetta. Di quest’ultimo non sapremo mai come scrive, ma scommetto che si tratta di un processo non-lineare; comunque indescrivibile, e irriducibile a un modello, a un modus operandi.
    Secondo me è ozioso dibattere su “come si scrive”.
    Nel caso di Dante:
    1. Cominciare coll’innamorarsi follemente e col scrivere strazianti poesie d’amore
    2. indignarsi sempre di più della situazione politica
    3. farsi esiliare dalla propria terra
    4. … ? …

    Non vi pare assurdo?

  9. 9 pessimesempio Luglio 6, 2007 alle 5:38 pm

    Mi permetto di dire sommessamente e senza offendere, spero,che nessuno qui ha chiesto un dibattito sul “come si scrive”.
    A me interessa sempre sapere come scrivono gli altri, non tanto nei termini di cosa li muove, quale evento o sentimento li spinge, che è quello di cui parli tu e che chiamerei piuttosto “perchè si scrive”. A me piace proprio sapere come, in quale posizione- seduti, in piedi, di fianco- con quale stato d’animo, a cosa si sta attenti. Insomma ha a che fare più con la tecnica personale (anche se forse non è questa la definizione adatta) che con i contenuti. Che Eggers e Wallace abbiano copiato Pynchon, può darsi ma personalmente non me ne scandalizzo più di tanto e comunque non lo chiamerei copiare. Per me copiare significa produrre un doppione in tutto e per tutto uguale a quello che fa da modello. Non è certo il caso di Wallace, Eggers non l’ho letto. Nel senso che mi pare abbia prodotto cose notevoli, anche se ovviamente Pynchon ha aperto la strada ad un modo diverso di scrivere, proprio sul piano dell’impianto narrativo, della lingua, dello stile e anche dei contenuti. Che poi anche lui non abbia un modus operandi, chi ce lo dice?

  10. 10 maa Luglio 7, 2007 alle 12:15 am

    Be’, chi ha corso il rischio di offendere sono stato io, non certo tu. Il mio intevento caotico e perentorio non voleva essere altro che un memento sull’urgenza dello scrivere, che secondo me va oltre una tecnica contingente o un modus operandi. Come dire, uno che ha urgenza di scrivere qualcosa lo scrive e basta, senza tante storie. Insomma, secondo me non si può separare il “perché si scrive” dal “come si scrive”.
    Scusa il tono sgarbato… ma appena ho letto Foster Wallace (che non mi piace) dibattere oziosamente su come scrive, e ho come visto nascere la sua scrittura oziosa, ho capito perché NON mi era piaciuto … è stato orribile, come curiosare dentro il calderone di un pessimo cuoco, e allora non ci ho visto più.

  11. 11 Caino Luglio 7, 2007 alle 7:57 pm

    parlare di copiare in scrittura, o di essere doppioni, vuol dire non avere la più pallida idea di cosa sia “scrivere”.
    al massimo, vuol dire saper districarsi malamente in una libreria.

    e poi si, mi pare assurdo che qualcuno non legga un post e commenti dopo aver letto le parole in maiuscolo.

  12. 12 wordinprogress Agosto 21, 2007 alle 3:44 pm

    per quanto mi riguarda io scrivo un po’ come scrivono tutti, o con una penna o pestando i polpastrelli sui tasti di una tastiera. e il quando che non viene tanto facilmente, né il perché, né il perdove né eccetera eccetera. anche il perdono è restivo a manifestarsi. provai a scrivere anche con i piedi ma non mi è sembrato tanto producente. riguardo al modus operandi, come lo chiama wallace, potrei dire che mi ci ritrovo in pieno nel suo, con l’unica differenza che nessuno dei miei scritti, mi pare, abbia mai preso vita, e questo è ovvio, altrimenti io sarei wallace, o simili, nonostante non abbia letto granchè del suddetto, e l’anonimo che sta scrivendo queste righe può darsi sia anche lui un altro wallace o simili o lo stesso anonimo che sta scrivendo queste righe


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