per le catene che ancora portiamo

9 08 2007

Dentro, rivolto lo sguardo. Plano dentro: una vastità

potente, dolce. Dentro non servono mani,

non ci sono qualità. Molto senso del mondo scappa

via, s’ingorga nei cuori, per le catene che

ancora portiamo, catene di ferro pesante.

(Da Fuoco centrale,in Ossicine, Mariangela Gualtieri)




la cosa più strana

5 08 2007

E comunque la cosa più strana rimane che parlo a qualcuno, scrivendo. Mi viene quasi la parola “pubblico”. In effetti lo è: è pubblico quello che scrivo, lo pubblico e così lo rendo pubblico, che presuppone qualcuno che abbia la possibilità di leggerlo. Non dico la voglia o il desiderio, perché non è questa l’essenza: dico possibilità, perché la mia intenzione è solo quella di esporre, come un grande lenzuolo appeso alla finestra. Chi alza gli occhi, anche per caso o per un rumore che sente mentre cammina può vederlo sventolare.

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Tutto il mio scrivere sta in questa relazione, non esiste che scriva solo per me stessa. Anche se è vero che - come un’attrice- spesso cambio voce e mostro agli altri una faccia diversa. O almeno credo, perché può darsi il caso che a cambiare sia solo l’ immagine della mia mente. Che in realtà la faccia che gli altri vedono sia semplicemente quella che hanno già negli occhi e  non ci sia chi percepisce variazioni. Anche perché ci vorrebbe una ben assidua frequentazione per sviluppare capacità di osservazione del genere.

In più c’è il personaggio letterario, perché per me è indubbio che ogni volta che si scrive si inventa un personaggio che parla e questo personaggio, per chi abbia frequentazioni con la letteratura, non può non essere un personaggio di finzione, uno che dopo un certo numero di battute si lascia irretire dalla propria voce e si compiace e assume una posa.

Finito.




Poesia del giorno

5 08 2007

Non c’è cosa ch’io dico che non dica

ch’io vivo un’altra vita che è più viva

di questa stessa mia che vivo e dico.

E’ come fosse un palmo sottoterra,

tra semi che magari fioriranno-

un po’ più sotto dove stanno i morti

a scalciare in eterno oltre la vita.

E io me ne sto lì muta: aspetto,

continuo ad aspettare, aspetto ancora,

non mi fermano il sole né la luna,

fino a che arrivi il verde e copra tutto

fino al mio cuore aperto alla gran vista.

Pare che sia così la gioia dura

d’un eremita in cima a una colonna

nel deserto.

(Silvia Bre, Marmo)

Insomma, è andata così: volevo scrivere una poesia sul blog, ho pensato a Silvia Bre, ho aperto il libro e ho trovato questa. L’ho scritta e mentre la scrivevo ho pensato che l’avevo già scritta una volta. Ho controllato ed era vero, ma l’ho lasciata lo stesso, perchè ho pensato che un motivo ci deve essere se mi piace così tanto. E allora tanto vale assecondare la mente. Tutto questo in uno stanco pomeriggio d’agosto, intorno il silenzio della città deserta.




non siamo soli

4 08 2007

Non siamo soli -purtroppo, verrebbe da dire-:  lui è in mezzo a noi noi (quando una dice: dimmi un motivo per cui dovrei smettere di frequentare la rete…)




L’ antipolitica

1 08 2007

Dall’ultimo numero dell’Espresso :

C’è un ispiratore dietro all’acquisto della vecchia casa eoliana che Francesco Rutelli e Barbara Palombelli stanno trattando nell’Isola di Filicudi. E’ il loro amico Paolo Cuccia, presidente di Eur Spa. Il manager siciliano, fine intenditore delle Eolie (ha acquistato dei terreni ad Alicudi, la più piccola dell’arcipelago) ai Rutelli ha suggerito la casa, completamente da ristrutturare, in località Valdichiesa, a mezza costa, in mezzo alle vigne. Tra il ministro e la giornalista, in realtà, la vera entusiasta è lei, che l’ha frequentata molto, in barca, in questi anni, con i fratelli e i figli. Rutelli, infatti, non ha tanto il piede marino. I due si aggiungeranno ai residenti illustri dell’antica Phenicusa, come il ministro Giovanna Melandri, il giornalista Giovanni Minoli, l’attore Luca Barbareschi, gli architetti Massimiliano Fuksas e Ettore Sottsass.

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Io sono a casa, se mi cercano. Ascolto le notizie sui lavoratori precari e sulle pensioni.