domande

27 09 2007

Dei giorni mi faccio un sacco di domande. Dei giorni no. Non so da cosa dipende questa differenza, se dal tempo o da quello che mi succede intorno.

In genere le domande che mi faccio iniziano sempre con un perché e hanno a che fare con cose che ho pensato o detto o scritto qualche giorno prima. Insomma, rifletto, se questa parola sta a significare che un pensiero che ho già espresso sotto forma di parola rimbalza su un muro immaginario e torna indietro a colpirmi.

Rosanna,

vorrei scriverti di certo

e non ho forse altro mestiere caro

altro tempo che questo

raro e perenne

da spiegare.

Ma non pensare a nulla:

continuamente imparo che il meglio

viene a caso. E disimparo.

Oggi è dicembre

e dalla vita noi

stiamo a guardare l’altra gente,

il finimondo, Roma,

le nostre gambe quasi belle per l’amore-

ma disattente,

come chi non potrebbe capire

che uno sguardo alla volta,

le menti al mare,

l’anima al vento sciolta

nel dopoguerra di tutte le emozioni.

Dentro i riflessi grandi della sera

noi respiriamo quiete e vasto mondo.

Che meraviglia, Rosi,

non essere diventate brave a far niente,

e mano a mano sempre più contente

d’altro che questo inverno-

ogni stagione sempre ci prepara

a un tempo più eterno.

Eppure voglio ancora aver ragione,

non so staccarmi viva dai miei gesti

e uno per uno abbandonarli tutti

in una culla al fiume

verso il nulla.

Per rimanere invento la fatica-

bisognerà passare, invece,

bisognerà fidarsi della vita.

E se avremo deposto

anche il modesto sfarzo del dolore

come diventeremo, Rosi,

quanto lievi…

Ecco che piove,

come se da lontano un cuore astrale

lasciasse andare ogni ragionamento,

e noi sentiamo scorrere il minuto

che ricompone il mondo in un pensiero-

ed è il tempo di un bacio, di un saluto.

Di tali cose l’esistenza ha amore.

(Silvia Bre, Lettera a Rosi, da Le barricate misteriose, Einaudi, 2001)

Dei giorni penso anche alla morte che ci aspetta tutti. Lo so, è pensiero macabro, di queste cose non si deve parlare, così pare. E invece ci penso, da tanti anni, perchè sono convinta che la paura della morte si vince pensandola, abituandosi davvero a staccarsi dal mondo, ad abbandonare i gesti, come dice Silvia Bre, a pensare che la morte non è per chi va, ma per chi rimane. Bisognerà passare, invece,/ bisognerà fidarsi della vita…

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estasi

23 09 2007

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L’estasi di Gian Lorenzo Bernini, beato mentre scolpisce Ludovica Alberoni

Ah mezzanotte semplici capelli
lungo il collo imperlato dai respiri,
sopra la fronte altissima di fronte
a chissà che mattino- incoronata
che immagine che sei, così di tutti!
Se non sei mia è più mio l’averti avuta?
Fammi chiedere ancora, ancora
non di che cosa, solo di più, per slancio
per aurora, soltanto ancora e non saperne nulla
mia povertà mio calco
cieca gioia, che forze avrai sfidato
per venirmi alla mente
dove ti sfioro senza fare un gesto.
Ma ti devo fermare per cadere ai tuoi piedi
per ritornare in me
pieno d’un viso senza più pensiero.
E sono già chi dice “ti tenevo” e già vacilli
nella coda lunghissima degli occhi.
La spiegazione pulsa nel marmo, ricomincia.
Non rimane che il farsi della vista,
di un discorso che dubita, del tempo,
e questo suono stesso sta per dire
che anche io, lo scultore, sono un resto.

(da Silvia Bre, Marmo, L’opera dell’arte)

Si scoprono cose magnifiche - a volte- leggendo, come questa scultura di Bernini che non conoscevo.

Ho, da qualche anno, una particolare predilezione per i mistici. Non so bene da cosa nasca questa storia qua: so solo che mi piace ascoltare e guardare il loro slancio verso l’alto, il loro tentativo di sollevarsi da terra, il loro respiro esausto.

Come dopo un incontro con un amante che abbia esaurito tutte le tue forze, una passione. Sei sfinita, sudata, la testa vacilla, gli occhi vedono cose che gli altri neanche immaginano, ti prende un languore infinito.

Ma in fondo penso che anche ‘mistico’ è solo una definizione e come tutte le parole - nata solo per dire una cosa- finisce che si ritrova addosso come concrezioni tutte le connotazioni dei secoli.

Così una parola che voleva solo dire ‘iniziato delle religioni misteriche’ è andata via nel tempo acquistando quella sfumatura sempre più forte e lievemente spregiativa per alcuni di esaltazione e cieca, totale adesione.

Insomma il mistico - o peggio ancora la mistica- è uno che non vede altra luce che quella dello spirito e come tale è accecato e fuori dal mondo e diverso dagli ‘altri’, così realisti, così ben piantati per terra e molto, molto più realisti, suvvia signori!

Ma come non perdersi di fronte alla cupola del duomo di Parma del Correggio, a quella spirale di nuvole e corpi tirati verso l’alto, che quasi senti il petto che si gonfia in un respiro finalmente ampio e ti liberi della terra, della gravità che altro non è se non pesantezza?

“… il mondo è un corpo celeste, e tutte le cose, nel mondo e fuori, sono di materia celeste,e la loro natura e il loro senso- tranne una folgorante dolcezza- sono insondabili.” (Anna Maria Ortese, Corpo celeste, Adelphi)

Nota: al di là della bellezza del testo di Silvia Bre, che parla, in questa sezione del libro, del rapporto tra  un’opera e il suo autore.




Insisto

18 09 2007

Insisto con Silvia Bre, che avevo comprato tempo fa, dopo aver letto una recensione in rete (ne ho parlato qui). Insisto perchè ieri sera mi sono messa a leggere questo librettino- uno dei soliti libri di poesia di Einaudi, copertina bianca, nome dell’autore e titolo e sotto una poesia o un brano di una poesia-  quei librettini che costano l’ira di dio e non sai mai se hai comprato qualcosa che vale o qualcosa da buttare e per la poesia è difficile da capire. A volte una poesia ti prende subito, capisci al volo se ti piace o no. Altre volte invece ci metti di più, ci devi tornare sopra, un ascolto più meditato, magari dipende dal tempo che fa o dal tuo stato d’animo. La poesia va capita, nel senso letterale del termine, va  contenuta dentro di sè, fatta propria, devi leggere l’immagine che c’è sotto ad ogni espressione, frase, parola, devi leggere con attenzione la punteggiatura, fermarti se non capisci, tornare indietro e ripartire. Non puoi adottare la lettura a volte veloce che riservi alla narrativa. E’ un’altra storia, pretende altre attenzioni e a volte invece questa attenzione non la trovi, non hai tempo, scorri veloce il testo e come se fosse una canzonetta cerchi subito di fartela risuonare in testa e se non ci riesce, a risuonarti dentro, tanto peggio per lei, la poesia.

Così con Silvia Bre, con questa raccolta, che invece è magnifica, mi sento di dire usando un aggettivo che di solito non uso e che riservo a casi eccezionali come questo.  E per darne ancora un assaggio, ma non sarà l’ultimo, trascrivo ancora un altro testo:

Ci sono cose nascoste sulla terra

che mandano tra noi una pace muta,

cose che parlano del parlare delle cose 

e che se nominate fanno del bene-

ogni trent’anni

tutti i bambù del mondo fioriscono insieme-

realtà spiovute dall’immaginazione.

Ora, ditemi come si fa a non commuoversi- e la commozione è una cosa che fa bene- di fronte ai bambù che parlano tra loro? di fronte a questa realtà che pare spiovuta dall’immaginazione? Io la trovo bellissima.

Ma non è finita qui oggi. Una segnalazione, di un altro piccolo acquisto di ieri. Un libro di Giorgio Scianna, Fai di te la notte . Appena iniziato, devo confessare, ma interessante come storia e soprattutto ben scritto. Se ne parla (e se ne ascolta) anche qui.

E un giorno parlerò anche di Letizia Muratori, de La vita in comune , che ho letto quest’estate e che mi è piaciuto assai. Anche di lei si parla (e si ascolta) qui. Cercherò di spiegare perché mi è piaciuto, se ci riesco. Saluti per oggi: vado al cinema, a vedermi La ragazza del lago




Poesia

17 09 2007

Come into my garden-

I would like my rosee to see you.

R.S.

Bello avere da dire una cosa sola

e non sapere bene dire quale

un po’ come sentirsi uguale a una rosa

che già nel seme sta nella sua posa.

( Da Marmo, Silvia Bre)

Come tutte le poesie brevi, questa mi piace- intanto- perché è musicale, immediatamente musicale, netta nel suo ritmo. Simile ad un aforisma e come tale immediata (anche se non è detto che tutti gli aforismi siano immediati). E poi quello che si dice: l’idea di essere qualcosa senza esserne consapevoli pienamente. Non è un’idea di vuoto, come si potrebbe pensare a prima vista, un po’ fuorviati dall’immagine della rosa e dalla parola posa soprattutto, che rimandano forse a qualcosa di fatuo. No, a me pare che sia l’idea di una bellezza che risiede proprio nel non sapere di esserlo, così come nel non sapere bene cosa si ha da dire, ma dirlo comunque con la propria persona, con il proprio essere. Quella che si chiama l’essenza, forse.




nella città dei lavavetri

14 09 2007

“Certo che sono tanti, ha visto? Eh sì, sono tanti. Loro li fanno i figlioli. Noi non se fa’ più e ci pensano loro a ripopolare. Che poi, è giusto, per carità, che li iscrivano a scuola, tanto non pagano neanche la mensa. E invece noi si paga le tasse tutti gli anni e loro non pagano nulla. Ma per carità, è lo stato che dice così. Eh, noi ci s’ha uno stato apposto, che vòle, signora. Una stato proprio a modino, sì! E poi dice che siamo razzisti: ci fanno diventare razzisti, che dice lei? Eh, sì, ci s’ha uno stato così. la mia amica Caterina c’ha una figliola che va in prima media e mi diceva: guarda, l’unica cosa che spero è che non ci sia in classe con lei uno zingaro. Oh, gli ho detto…. Poi è stata fortunata: in classe c’ha due extracomunitari, ma uno  c’ha un genitore italiano. Perchè lei mi ha detto: guarda, l’unica cosa che non ci sia in classe con lei uno zingaro. Che non è per essere razzisti… Per carità intendiamoci: sono esseri umani anche loro.”

In autobus, alle otto, andando a lavorare




tempo

12 09 2007

Sto perdendo tempo, qui davanti. Sto perdendo tempo, ma non so come altrimenti impiegarlo. Leggere non ho voglia, uscire neanche. Ma è una bellissima giornata, dicono. Ma io sto perdendo tempo. Quando capita così, è bestiale.

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