domande

Dei giorni mi faccio un sacco di domande. Dei giorni no. Non so da cosa dipende questa differenza, se dal tempo o da quello che mi succede intorno.

In genere le domande che mi faccio iniziano sempre con un perché e hanno a che fare con cose che ho pensato o detto o scritto qualche giorno prima. Insomma, rifletto, se questa parola sta a significare che un pensiero che ho già espresso sotto forma di parola rimbalza su un muro immaginario e torna indietro a colpirmi.

Rosanna,

vorrei scriverti di certo

e non ho forse altro mestiere caro

altro tempo che questo

raro e perenne

da spiegare.

Ma non pensare a nulla:

continuamente imparo che il meglio

viene a caso. E disimparo.

Oggi è dicembre

e dalla vita noi

stiamo a guardare l’altra gente,

il finimondo, Roma,

le nostre gambe quasi belle per l’amore-

ma disattente,

come chi non potrebbe capire

che uno sguardo alla volta,

le menti al mare,

l’anima al vento sciolta

nel dopoguerra di tutte le emozioni.

Dentro i riflessi grandi della sera

noi respiriamo quiete e vasto mondo.

Che meraviglia, Rosi,

non essere diventate brave a far niente,

e mano a mano sempre più contente

d’altro che questo inverno-

ogni stagione sempre ci prepara

a un tempo più eterno.

Eppure voglio ancora aver ragione,

non so staccarmi viva dai miei gesti

e uno per uno abbandonarli tutti

in una culla al fiume

verso il nulla.

Per rimanere invento la fatica-

bisognerà passare, invece,

bisognerà fidarsi della vita.

E se avremo deposto

anche il modesto sfarzo del dolore

come diventeremo, Rosi,

quanto lievi…

Ecco che piove,

come se da lontano un cuore astrale

lasciasse andare ogni ragionamento,

e noi sentiamo scorrere il minuto

che ricompone il mondo in un pensiero-

ed è il tempo di un bacio, di un saluto.

Di tali cose l’esistenza ha amore.

(Silvia Bre, Lettera a Rosi, da Le barricate misteriose, Einaudi, 2001)

Dei giorni penso anche alla morte che ci aspetta tutti. Lo so, è pensiero macabro, di queste cose non si deve parlare, così pare. E invece ci penso, da tanti anni, perchè sono convinta che la paura della morte si vince pensandola, abituandosi davvero a staccarsi dal mondo, ad abbandonare i gesti, come dice Silvia Bre, a pensare che la morte non è per chi va, ma per chi rimane. Bisognerà passare, invece,/ bisognerà fidarsi della vita…

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4 Risposte a “domande”


  1. 1 Filosoffessa Settembre 27, 2007 alle 6:46 pm

    Domandiamoci e parliamone.
    E’ quello che ci distingue dalle piante.
    ;)
    Un caro saluto, Laura

  2. 2 parergon Settembre 30, 2007 alle 8:35 am

    mi interessa molto quanto scrivi in questi ultimi giorni [intendo anche il post precedente] / mi interessa e mi coinvolge così tanto che spesso capita di non sentirmi di parlare o scrivere, di fronte ai pensieri ed ai testi che pubblichi /
    sul tema del margine tra essere e non essere, sulle età limite [posto che ne esistano di specifiche - a me pare che lo siano tutte] che ci dividono dal non poter più partecipare, diciamolo così, ho lavorato negli ultimi anni – e cerco, anche nei disegni più innocui, di preservare quell’alito di transitorietà e di incognita che in fondo ci accompagna nella vita reale /
    è la prima volta che leggo qualcuno affermare tanto esplicitamente su un blog che bisogna pensarci, e convivere dichiaratamente con una prospettiva inevitabile prendendo confidenza fino a non esserne più spaventati / in questa sede lo trovo un pensiero atipico e coraggioso /

    un saluto – stai bene /P

  3. 3 caracaterina Ottobre 1, 2007 alle 11:40 pm

    Il pensiero della morte mi accompagna costantemente, da anni, sotto forma di paura. Invidio non i poeti ma le persone semplici, di altre generazioni, di altri mondi diversi da questo che ci è capitato, persone che sapevano tranquillamente comprarsi scarpe e vestito con cui venir seppelliti.

  4. 4 Giulia Ottobre 3, 2007 alle 11:50 am

    Hai ragione della morte bisogna parlare. La nostra società sembra averla voluta bandire dalle nostre menti, ed invece c’è e farne i conti vuol dire vedere anche la vita da un’altra prospettia, fose migliore. Bello quello che scrivi, Giulia


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