curiosità

E’ ricominciata la scuola anche quest’anno e con la scuola la fatica di esserci, di dover pensare qualcosa per tutti i giorni spezzettati in tante ore e materie e classi. Un po’ la stessa cosa che dover pensare a far da mangiare a pranzo e a cena tutti i giorni della settimana, ogni volta cose diverse perchè non si può mangiare sempre la stessa minestra. Con sempre meno slancio ed entusiasmo ogni anno, perdita compensata – forse- da una professionalità più alta, da una visione delle “cose” più ampia, il che significa saper capire prima e con più chiarezza le situazioni e la direzione da prendere. Sono meno estemporanea ma anche meno creativa.

Oggi (ieri) sono stata a scuola anche nel pomeriggio: prova di recupero del debito in latino. Una sola alunna, nella classe quarta dove insegno, che nonostante una versione breve e facile dimostra ancora di non aver capito come funziona questa materia. So benissimo che non ce la farà neanche quest’anno a capire, che le mancano le “basi”, come si dice, il che tradotto nel mio linguaggio, significa che nessun insegnante, all’inizio, si è preso la briga di andare a vedere se davvero aveva capito e di cercare una strada per far crescere le sue competenze. O non se ne sono accorti o pur accorgendosene non sono riusciti ad aiutarla. Comunque sia è andata avanti ( è bocciata solo un anno, dalla terza alla quarta ) e adesso si trova con questa materia che non le serve a niente perchè non ne capisce l’utilità e che di fatto per quanti sforzi adesso possa fare non riuscirà mai a migliorare.

Ha finito per regalarti la promozione solo la loro indifferenza o quella forma di pragmatismo che fa dire a molti di noi, con un sorriso rassegnato: “E’ quello che è. Più di questo non può dare”.

Non voglio escludere la responsabilità degli alunni: so bene che molti di loro sono scansafatiche, non riescono a concentrarsi , non fanno sforzo per studiare, non hanno -colpa loro?- motivazione allo studio, come si dice, e in aggiunta scarsa curiosità verso le cose, in genere. Ma mi chiedo da tempo: dov’è che questa curiosità si è persa? dov’è che doveva essere attivata e da chi?

La modernità sta però pomnendo ulteriori dilemmi all’educatore. L’ultimo ritrovato scientifico, questa pillola contro la timidezza che appunto è in arrivo dall’Inghilterra, è l’ennesima conferma i quanto si complichi questo ruolo. Sinceramente, non saprei dire con sicurezza se è bene insegnare ai giovani a procedere senza fretta verso la conoscenza di sè e della propria indole, a percorrere con calma, lentamente, la propria formazione, senza assumere acriticamente i modelli che arrivano dalla società, dall’ambiente in cui crescono. Non sarà, mi chiedo all’improvviso, che continuando a privilegiare il metodo omeopatico della conoscenza e della riflessione in un mondo che va avanti a bombarde chimiche, io contribuisco a rendere i miei allievi disadattati? Noi qui dentro a leggere e parlare, e fuori si corre, invece, si pianifica, di domani si vuole certezza e la si vuole subito, si prevede il clima, si assumono vaccini contro certe perdite di tempo quale all’improvviso è considerata persino l’influenza ( quella malattia dei vecchi tempi, che ci costringeva a restarcene a casa per una settimana!), si standardizzano umori e stati d’animo, e adesso si attacca a colpi di bazooka ( perchè tale è da considerare l’anfetamina contro la timidezza) quella fase della vita così fuori luogo quale è l’adolescenza, incongruente, piena di brufoli e di contraddizioni, di masturbazioni, di timori e fantasie esaltanti, quasi sempre illusorie. Sono qui a parlare con le mie alunne delle loro prime delusioni amorose,e a poche centinaia di chilometri una loro coetanea è stata eletta Miss Italia e già si muove tra denari e telecamere! Mi sforzo di accompagnarli in questo rito di passaggio che è la scuola, di presentarli alla vita con i muscoli forti e la mente sveglia e curiosa, ma mi chiedo anche se la stessa curiosità non si rivelerà un handicap, in una cultura che privilegia sempre più le specializzazioni e le competenze maniache, il contrario esatto della curiosità. Mi chiedo cioè se non sto insegnando loro la mia incapacità di adattamento alla realtà, una diserzione dal tempo, una sconfitta. ( Da Registro di classe, di Sandro Onofri, Einaudi,2000; dallo stesso anche la prima citazione)

Oggi con i ragazzi e le ragazze di una seconda ho “giocato” ad un gioco che ho trovato tra le pagine del libro di Onofri: ognuno doveva scrivere una propria definizione per una o due parole che ho dato e poi leggerla davanti ai compagni, in modo da creare una specie di enciclopedia della classe. Le prime parole sono state PAURA e GENITORI. Vogliono continuare.

3 Risposte a “curiosità”


  1. 1 rabaschier Ottobre 6, 2007 alle 4:20 pm

    veramente interessante il tuo post…

  2. 2 pessimesempio Ottobre 6, 2007 alle 6:40 pm

    Grazie, anche per la visita.

  3. 3 rosalba Ottobre 16, 2007 alle 11:14 am

    complimenti,!


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