Sono un po’ triste, oggi. Lo so che in un blog queste cose non si dicono, è autoreferenzialità e non sta tanto bene, pare. Non si può essere tristi nei blog, né allegri. Neutri, che va bene a tutti e nessuno si sente da meno. Non posso dire che guardo il cielo dalla finestra della mia stanza ascoltando alla radio Claudio Lolli che canta Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia non so dire se fai più rabbia pena schifo o malinconia. Posso solo trascrivere una poesia e allora tutto cambia: è letteratura.
Marco tu non le sai le mie parole
che se ne stanno zitte sulla soglia
ad un passo da te che resti fuori-
archi d’amore sono sulle piazze
dei miei ragionamenti, come bimbe
che si fanno belle per affacciarsi
e non scendere mai: così ti penso
e m’ingegno a sfiorare un po’ la vita
senza chiamarvi più, Marco, parole-
stringo il mio tempo in un cerchietto scuro
come lego i capelli la mattina.
(Silvia Bre, Le barricate misteriose, Einaudi, 2001)
Io ti racconto la mia vita il mio passato il mio presente…..

epperò…
si riuscisse a non nascondersi più dietro i libri di letteratura. si riuscisse a scrivere davvero della propria tristezza. qual è lo sguardo che lo impedisce? chi/cosa si rischia di turbare tanto da dover avanzare piano piano, con delicatezza?
Epperò… che domande che fai. Lo sguardo che lo impedisce è quello della Medusa.
leggendo, quando scrivi di autoreferenzialità, penso che allora – forse – dovrei chiuder bottega

eppure, questo sibi scribere a cuore aperto ogni tanto trasporta con sè sfumature impreviste, sbocchi letterari che alla fine servono a capire meglio, a capir-si, ed anche a “pulirsi” / ed a volte offrono a chi legge un momento di intimità, di condivisione e di com-passione [leggi immediatezza? forse] /
la tristezza è fonte di tante sfumature del pensiero, perchè negarle il suo spazio, anche qui, sul tuo bel blog? poi passa
un caro saluto / P
Sarà che è letteratura.

Sarà che non è autoreferenziale.
Ma mi emoziona come se lo fosse.
Un abbraccio, Laura
Ma, Medusa a parte (è che mi era venuto in mente-ancora!- un libro di Teresa De Lauretis in cui si parla di cinema e di pubblicità e di “cosa provò Medusa nel vedersi uccisa e appesa a schermi, muri,tabelloni pubblicitari” e blog, aggiungo io, ma mi rendo conto che il discorso è complesso, anche se un giorno mi piacerebbe farlo) a chi mi chiede perchè non mettere anche la tristezza sulle pagine del blog, rispondo: è che ho sempre paura- per l’appunto- di far letteratura.
ma così l’hai fatto lo stesso. hai messo in scena la tristezza che-non-si-dice ma si fa dire dalla letteratura: il che è due cose, che – mistero – possono persino andare assieme: letteratura e tristezza (o qualsiasi sentimento ci piaccia o ci dispiaccia, persino gioia)(è che la gioia è per sua natura un poco afasica).
il bello del blog è di essere lievemente spudorato, perché qui si può. noi può.