meduse

28 11 2007

Dalla finestra, oggi, un’immagine talmente bella che vorrei quasi avere una macchina digitale per metterla qui . Davanti un albero senza foglie: si vedono solo, anche da lontano, i ributti dei nuovi rami che verranno. L’albero è grande ed aperto, non so bene che albero sia. Ricorda i quadri di Mondrian.
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Alle sue spalle, quasi attaccato allo stesso tronco, come uno sfondo su cui il primo si poggia, un olivo e ancora più lontano cipressi e querce e aceri , dai colori d’autunno.

Ieri sera un film bellissimo e intenso: Meduse. Di quelli che poi lasciano un segno, che colpiscono dentro.

Stanotte sogno che ho perso la strada, i cartelli sono coperti di neve e non riconosco più il sentiero per tornare, nè riesco a capire la direzione dal paesaggio che vedo in fondovalle. Non ricordo da dove sono venuta.

Mi chiedo dove inizia il dolore, in quali momenti delle vita si trovino le sue origini, cosa dobbiamo riportare in superficie per vedere la faccia di Medusa e non rimanere più di sale.

Catalogo libri credendo di mettere in ordine il mondo.




le connessioni

26 11 2007

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Sto leggendo con un certo interesse due libri fra loro diversissimi. Uno lo leggo a letto, la sera prima di addormentarmi, e devo dire che finora mi ha offerto sogni tranquilli e molto pieni di gente che non vedevo da tanto tempo, alcuni perchè lontani nello spazio altri perché ormai lontani nel tempo ( ma il tempo, si sa, è relativo- penso mentre scrivo- e infatti cosa vuol dire lontani nel tempo? niente- mi dico, ma è un’altra storia). Quindi un libro terapeutico, anche se il suo valore non credo che sia altissimo letterariamente parlando. Il libro è Quella sera dorata, di Peter Cameron, la storia di questo ragazzo di origine iraniana, Omar, che decide di scrivere la biografia di uno scrittore che ha scritto un solo libro, La gondola, e che per ottenere il permesso dai familiari, va in Uruguay nella casa isolata dove vivono la moglie, l’amante con figlia e il fratello dello scrittore, morto suicida.

Perchè questo libro mi piace? perchè è tenero, mi calma, mi fa stare in pace con il mondo, mi riempie di sentimenti buoni. Che diritto ha un autore, oggi, di farti stare in pace con il mondo, mi dico? e perchè no, mi rispondo? il mondo in fondo è fatto anche di gente che cattiva non è, le relazioni tra le persone potrebbero anche essere come quelle che Cameron descrive. Non che si tratti di relazioni semplici:a parte Omar, il protagonista, che ha sul mondo uno sguardo quasi innocente, gli altri personaggi sono persone che soffrono, che sono incrostate dal tempo che è passato sopra di loro, che prima di agire in genere riflettono, che si tengono dentro le cose, persone complesse, insomma. Ma persone vive, persone che amano oppure soffrono di non amare più o di non amare abbastanza o di non poter amare.

E poi, la cosa buffa che mi è successa è che ho iniziato a leggere questo libro e subito ho associato ai personaggi alcune delle persone che sto “frequentando” in rete, come se i loro caratteri ( dei personaggi, intendo), il loro comportamento me li ricordassero e mi permettessero di capirle ( le persone). Strano, ma è così.

Ah, pare che di Cameron sia bello anche l’ultimo libro, Un giorno questo dolore ti sarà utile, che mio figlio sta leggendo nella stanza accanto. Riferiremo anche su questo se sarà il caso.

L’altro libro che ho cominciato a leggere ieri in treno è uno dei due libri di Ferraris che ho comprato l’altro giorno, dopo aver letto questo qui ( e altrove). Il libro si intitola Dove sei? ontologia del telefonino, ed è un libro del 2005, e quindi probabilmente, visto l’oggetto su cui si concentra, ormai datato. Ma interessante lo stesso. L’altro libro di Ferraris acquistato dalla sottoscritta- che ha “festeggiato” con una spesa di oltre 70 euri la riscossione mensile dello stipendio, manco fosse roccheffeller- è invece più recente, Sans papiers, di Castelvecchi, anche quello dedicato alle trasformazioni- più che altro mentali- dovute all’uso di oggetti che non utilizzano la carta per registrare tutto quello che è registrabile. Ma questo è lì in attesa.

Nel libro di Ferraris si parla di telefonini, quindi, e in qualche modo anche la lettura di questo libro mi ha riportato al blog e ai contatti che si hanno in rete ( e quindi mi ha connesso con il libro di Cameron)

Scrive Ferraris a pag. 50: Le connessioni. Parlavamo poco fa di “connessioni”, che sembrano il contrario del monologo solitario dell’anima, cioè delle “confessioni”, ma non è detto. Anzi, se Agostino o Rousseau rinascessero nell’epoca del telefonino, scriverebbero forse Le connessioni. Segue poi una lunga nota che trascrivo interamente:

E non è escluso che lo avessero già fatto al loro tempo, perché c’è un senso in cui ogni confessione è una connessione letteralmente. Prendiamo Le confessioni di Rousseau: sono una lettera aperta, una lunghissima mail scritta all’umanità, in cui, con lo stile un po’ ricattatorio di certi messaggi che ti sollecitano prestiti offrendoti dubbi vantaggi, Jean-Jacques scongiura il mondo intero di leggerlo e di non annientare quel ritratto “unico e utile” che offre di sé: Stesso discorso per Agostino, che a un certo punto si rende conto dell’incongruenza di confessarsi a Dio, che sa tutto, e si risponde: certo, Dio sa tutto, però io voglio confessarmi non solo a lui, e non solo nel mio cuore, ma anche per iscritto ( cioè per e-mail) e di fronte a molti testimoni ( cioè, di nuovo, in connessione con l’umanità intera) perché è così che, scrive Agostino, si fa la verità…… Il blog, una specie di diario in pubblico su internet, risponde in tutto e per tutto alle esigenze del vescovo di Ippona.

Certo, quello che dice Ferraris non è nuovo, lo dicevo sopra, ma colpisce lo stesso. Intanto perchè di nuovo avvicina la scrittura su carta alla scrittura in rete, anzi le mette sullo stesso piano, dal momento che le fa partire dalla stessa esigenza, e poi perchè dice ancora la storia della connessione, di questa nuova mente che ci ritroviamo di questi tempi, che non si accontenta di stare più nella sua scatola cranica ma vola via attraverso lo spazio e attraverso le onde si mette accanto ad altre scatole craniche a ad altre menti e ascolta e si fa ascoltare. Cosa ne verrà fuori non lo sappiamo ancora, ma l’impressione è quella di una grande apertura. E se non ricordo male i tempi dei tempi, anche allora si parlò di apertura della mente.

Chissà. In altri momenti, invece, penso che sto solo impazzendo. Ma almeno mi diverto.

Saluti.




occhiacci di legno

25 11 2007

Certo che l’idea di essere osservati anche da chi non parla, quell’idea di cui si diceva qualche post e qualche commento fa, e soprattutto il momento in cui ti rendi conto che c’è lì dietro qualcuno che ti osserva e non dice niente, ecco questa idea e questa consapevolezza, rappresentano davvero la perdita di una certa innocenza dello scrivere.

Occhiacci di legno, perché mi guardate? 




briciole

24 11 2007

Una poesia di Magrelli per il fine settimana. Una poesia che in certe occasioni si potrebbe adattare anche a queste pagine e a tutte le altre della rete. Anche se a dir la verità, mai prima d’ora ci avevo pensato. Non so,ma non mi attardo più come una volta a guardare indietro. Non c’è tempo, troppa vita alle spalle, forse già più di quella davanti. (E ancora con questa storia della vecchiaia.)

Queste note nei giorni

sono briciole

per ritrovare il sentiero

lungo il bosco degli anni.

Ma verranno i fringuelli

a cancellare le tracce,

a beccare molliche,

a seguire la pista,

a mangiarsi la strada,

a divorarti.

Valerio Magrelli, dalla sezione In giro, in Nature e venature,  1987)




desideri

22 11 2007

Mi piacerebbe parlare di come sto invecchiando. Perché - è innegabile- sto invecchiando. Ma vorrei riuscire a dire cosa è invecchiare, cosa cambia in noi quando capiamo che stiamo invecchiando. Perchè è qualche giorno che questa storia della vecchiaia, dell’essere vecchi, mi gira intorno. Lei che dice mi guardo meno negli specchi, mi guardo invece nelle facce degli altri e non mi piaccio granché, non mi convinco. Non sono più capace di sedurre e questo mi manda in bestia. E non ho più energia per far niente, e anche se non parla della vecchiaia - non la cita in realtà, va detto e non è questo l’argomento del commento (sì, quello che ho già citato qui )- mi accorgo subito che queste cose me le sono dette e me le dico ancora nei giorni e anche io a volte vado in bestia perché non sono più capace di sedurre. Lui che mi cita Hillman e La forza del carattere, lei che lo cita e si/ci pone domande, ancora lei che risponde.

Stiamo tutti invecchiando? Diciamolo.




apparizioni

21 11 2007

Oggi tornando a casa in autobus mi sono seduta su uno dei sedili che guardano indietro. Di solito non lo faccio mai, mi piace viaggiare in direzione di marcia e altrimenti sto in piedi, ma un giovane occhialuto quando siamo saliti si è diretto senza tanto garbo sull’unico sedile rimasto libero e, contrariamente alle abitudini ma senza un particolare motivo- che so non ero stanca, non mi facevano male i piedi- mi sono seduta su quello libero che c’era. E ho visto una cicogna che piano scendeva e si posava sulla cima di un albero, ripiegando le ali con un movimento che mi è sembrato lento e davvero maestoso.

Risparmiatevi adesso le facili ironie sulla cicogna. Fermi così, basta. Il post vuole essere più serio.

A me questa storia di vedere gli animali mi fa uno strano effetto. Non sto parlando di animali domestici o addomesticabili, che so un cane o un gatto. Quelli li vedi tutti i giorni, uno ce l’ho anche in casa, che effetto vuoi che ti facciano? Tutt’al più li osservi, ma ormai sono quasi umani nei comportamenti che li consideriamo parte della famiglia, ci parliamo, gli diamo nomi da bambino, quasi.

Sto parlando invece di animali selvatici, animali che normalmente non vivono in mezzo all’uomo e che pure- raramente e in particolari occasioni- ci capita di vedere. Per me queste sono come apparizioni, epifanie- se mi passate la parola- come se la presenza di queste bestie avesse un qualche significato magico, volesse dire qualcosa.

Ora, è vero che la cicogna non è propriamente un animale selvatico, nel senso che vive anche in mezzo all’uomo, ma vedermela lì quasi davanti al naso è stato straordinario, nel senso letterale del termine, cioè fuori dall’ordinario, dal quotidiano. Come una specie di sospensione del tempo che ho avvertito per un attimo stando lì a guardarla mentre l’autobus si allontanava.

Ci ho pensato tutto il giorno a questa cosa e non mi va via dalla mente e dallo sguardo. Mi dà un senso di calma ripensarci.

Ovviamente- era inevitabile- mi sono venuti subito in mente due libri. Il primo è un libro di Hillman e si intitola Animali del sogno , l’altro è un libro di Coetzee, La vita degli animali.

P.S. E invece no. Ci ripenso adesso rileggendo il post: c’era un particolare motivo. Volevo continuare a leggere un commento che avevo scaricato dalla rete poco prima. Scorrete bene la pagina fino in fondo e lo trovate qui ( se per caso si è spostato- qui è tutto sempre in movimento, da un minuto all’altro le cose cambiano- e vi interessasse proprio tanto leggerlo, lo trovate al 21 novembre, ore 8:56 AM. ) Quindi l’apparizione ha un senso, mi pare.