Insegno da un sacchissimo di anni e credo di non aver dato tante note sul registro quante sono le dita di una mano. L’ultima l’ho data stamattina. A due ragazzini della mia terribile prima che, fra il lusco e il brusco, si sono messi a insultare i rumeni, con frasi criminali. Quelle che si vedono anche sugli striscioni degli stadi.
Mi sento male, malissimo.
So tutto: che quei due non sanno quello che dicono – anche se sanno benissimo che stanno offendendo e lo sentono, di scoppiare di rabbia. E chi glielo deve insegnare? Io, per esempio. Col dialogo, per esempio. Ma di qui a quando avranno imparato, forse, a dialogare (mi spiace, non insegno a Hogsworth e non ho bacchette, nemmeno magiche), quante volte ancora potranno ripetere e diffondere quelle parole?
Un collega mi ha detto che uno dei due, ieri, si è messo a bisticciare col ragazzo ucraino della stessa classe e si è fermato un pelo sottilissimo prima dell’insulto razzista, probabilmente, pensiamo noi vecchi cinici, perchè Oleg è alto e grosso e, magari, lo sono pure certi suoi amici, deve aver pensato il nostro bel fascista.
Mi sembra di camminare su un campo minato. Non sono sicura di quello che penso e che provo; ho la sensazione che l’isteria ci abbia preso tutti quanti.
Caracaterina, siamo in un momento difficile e l’odio che si semina i ragazzi lo raccolgono. Hai fatto bene a stoppare quei ragazzi e adesso forse è meglio ritornare al dialogo, altrimenti non si arriva a nulla. C’è un principio: non si insulta, non si usano toni nè parole razziste, perchè non è giusto, ma poi con tanta tanta pazienza si spiega perchè, non si molla… Io ho pensato a come si dovevano sentire i professori democratici al tempo del fascismo e ti accordi a scuola quanto i ragazzi assorbano discorsi facili e arroganti…Ma non dobbiamo perdere il senso del dialogo.
Has anybody noticed that the name of the guy who started all this hysteria is Romulus? He probably comes from Transylvania, where people still give their children old Roman names – Claudiu, Flaviu etc.
And, as far as I can remember, it is not politically correct to call this ethnic group gypsies because this word refers to their old status of slaves.
Pity this things happened, Romanians really looked at Italians as their closest Latin relatives. The most important and interesting question is how can we talk about the integration of an ethnic group (Rroma) which is traditionally concerned with its own freedom and independence from any borders and employers?
Carissima Tia, come al solito sono in difficoltà con l’inglese, ma da quel che capisco sottolinei come i Rumeni hanno sempre guardato con simpatia all’Italia ed è un peccato che sia successo quello che è successo, dici tu. E’ bello quando dici che il giovane da cui tutto questo è cominciato ha lo stesso nome del primo re di Roma, Romulus. Credo che tutto questo sia stato dimenticato, qui in Italia, da un po’ di gente, così come credo che pochi – io compresa- conoscano davvero la storia della Romania e dei Rumeni, di come si vive adesso e di come si viveva prima. L’unico contatto che io ho avuto è stato durante uno scambio per la scuola, con un’insegnante rumena che ha soggiornato per alcuni giorni a firenze e che mi ha un po’ parlato della situazione dle suo paese e di quanto per loro fosse importante riuscire a mantenere e incrementare contatti con l’Italia.
Anche la domanda che poni, quella su come integrare i rom, (se non ho capito male) mi sembra importante e interessante, ma a dire il vero non ci ho mai pensato seriamente: credo che sia importante che un popolo mantenga fin che può le sue tradizioni, ma mi rendo conto che oggi è ben difficile riuscire a far convivere un popolo come quello rom e la sua cultura con quello che il mondo, almeno quello occidentale, europeo, è diventato. Mi piacerebbe sapere da te ancora qualcosa, su come in Romania si vive questa situazione. A presto e grazie della visita.
I understand everything you say in Italian, but I couldn’t begin writing in your language, I would make to many mistakes.
Romanians are in shock, they cannot believe that a conflict between Romania and Italy is possible, they didn’t think that Italians would ever get upset with Romanians ) Of course, many are annoyed that the Italian media don’t make the difference between Rroma and Romanians. And on the other hand, Rroma people and the different organizations that represent them point to Romanians and say that we discriminate them as usual. And on and on it goes, in a circle.
Now, a few things about this community, some of them , in my opinion, very funny. The Rroma community here has a King, an Emperor and a few political parties that pretend to represent its interests. Of course, the conflict between the king and the emperor is top quality absurd comedy. They are both very fat and always appear on TV with huge chains of gold.
There are also a few NGO’s that are supposed to defend Rroma interests, but there are no result what-so-ever, nothing has improved. They become very vocal when some personality makes xenophobic declarations, but it doesn’t seem to be any real contact between the organizations and the people.
Rroma children, at least those that come from wealthy families, get married when very young – 10 to 16 years old. Also, most of the Rroma children go to school for one or two years, then their families forbid them from continuing school (there was a case of a Rroma girl who commited suicide because her family didn’t allow her to go to school). Because they come from poor families, the Rroma children receive free notebooks, books, pencils and clothes from the state. However, their families sell these objects for cigarettes and alcohol. Also, the Rroma children receive money from he state, but the money goes to their families and are “invested” again in alcohol and cigarettes.
Rroma people live in very poor conditions (at the edge of villages and cities), but they are not allowed to build camps, like the ones in Italy. Romanian people sympathise with poor people and like to help, but they don’t give money to beggars, because they know that they are organized in gangs. Instead of money, they give them food (bread, sandwiches etc). That’s why all the beggars emigrated.
To end this story on an optimistic note – many of my collegues at the Music University were Rroma. Oddly enough, they were the nicest, cleanest, most elegant and polite students, very quiet and last but not least, very talented.
Me and my husband will visit Venice and Trieste in January (we hope it will be quieter in that period). We are members of the couchsurfing site and we will be hosted by a few Italians, it will be a very interesting exchange Do you live in the area? May be we can meet!
Ho letto quello che hai scritto e non credo ci sia molto da commentare, se non il fatto che la percezione delle cose cambia, e molto, se solo proviamo a immaginare di essere in un altro posto, dalla parte di là. Questo per dire che non credo che quello che in Italia si pensa della Romania corrisponda a verità, non sempre almeno. Molti di noi non sanno neppura che “faccia” hanno le città rumene, figuriamoci se sappiamo quello che pensa la gente. Detto questo, credo anche che la reazione italiana sia nata da precise motivazioni di tipo politico che non sto qui a spiegarti, ma che non mi vedono d’accordo, e credo anche che la “rabbia” contro i Rumeni(identificati con i Rom e viceversa) sia già stata sostituita da un’altra rabbia, quella contro chi ha ucciso un giovane che stava andando a vedere una partita allo stadio (fermo restando che è stata una cosa assolutamente inconcepibile). Così funziona l’Italia di questi tempi, qualcuno si arrabbia sempre.
sì, certo. ovviamente. e Italìa, con che cosa fa rima?
Insegno da un sacchissimo di anni e credo di non aver dato tante note sul registro quante sono le dita di una mano. L’ultima l’ho data stamattina. A due ragazzini della mia terribile prima che, fra il lusco e il brusco, si sono messi a insultare i rumeni, con frasi criminali. Quelle che si vedono anche sugli striscioni degli stadi.
Mi sento male, malissimo.
So tutto: che quei due non sanno quello che dicono – anche se sanno benissimo che stanno offendendo e lo sentono, di scoppiare di rabbia. E chi glielo deve insegnare? Io, per esempio. Col dialogo, per esempio. Ma di qui a quando avranno imparato, forse, a dialogare (mi spiace, non insegno a Hogsworth e non ho bacchette, nemmeno magiche), quante volte ancora potranno ripetere e diffondere quelle parole?
Un collega mi ha detto che uno dei due, ieri, si è messo a bisticciare col ragazzo ucraino della stessa classe e si è fermato un pelo sottilissimo prima dell’insulto razzista, probabilmente, pensiamo noi vecchi cinici, perchè Oleg è alto e grosso e, magari, lo sono pure certi suoi amici, deve aver pensato il nostro bel fascista.
Mi sembra di camminare su un campo minato. Non sono sicura di quello che penso e che provo; ho la sensazione che l’isteria ci abbia preso tutti quanti.
Italìa? Non capisco il tono del commento…
Ma risponde caracaterina, più vispa di me: isterìa.
Caracaterina, siamo in un momento difficile e l’odio che si semina i ragazzi lo raccolgono. Hai fatto bene a stoppare quei ragazzi e adesso forse è meglio ritornare al dialogo, altrimenti non si arriva a nulla. C’è un principio: non si insulta, non si usano toni nè parole razziste, perchè non è giusto, ma poi con tanta tanta pazienza si spiega perchè, non si molla… Io ho pensato a come si dovevano sentire i professori democratici al tempo del fascismo e ti accordi a scuola quanto i ragazzi assorbano discorsi facili e arroganti…Ma non dobbiamo perdere il senso del dialogo.
Caracaterina: prova a fargli vedere questo sito:
http://www.orda.it/rizzoli/stella/home.htm
So che fanno anche spettacoli teatrali, credo anche nelle scuole.
Chissà, forse a forza di seminare, qualcosa magari germoglia.
Con tanti auguri.
M.
Has anybody noticed that the name of the guy who started all this hysteria is Romulus? He probably comes from Transylvania, where people still give their children old Roman names – Claudiu, Flaviu etc.
And, as far as I can remember, it is not politically correct to call this ethnic group gypsies because this word refers to their old status of slaves.
Pity this things happened, Romanians really looked at Italians as their closest Latin relatives. The most important and interesting question is how can we talk about the integration of an ethnic group (Rroma) which is traditionally concerned with its own freedom and independence from any borders and employers?
Carissima Tia, come al solito sono in difficoltà con l’inglese, ma da quel che capisco sottolinei come i Rumeni hanno sempre guardato con simpatia all’Italia ed è un peccato che sia successo quello che è successo, dici tu. E’ bello quando dici che il giovane da cui tutto questo è cominciato ha lo stesso nome del primo re di Roma, Romulus. Credo che tutto questo sia stato dimenticato, qui in Italia, da un po’ di gente, così come credo che pochi – io compresa- conoscano davvero la storia della Romania e dei Rumeni, di come si vive adesso e di come si viveva prima. L’unico contatto che io ho avuto è stato durante uno scambio per la scuola, con un’insegnante rumena che ha soggiornato per alcuni giorni a firenze e che mi ha un po’ parlato della situazione dle suo paese e di quanto per loro fosse importante riuscire a mantenere e incrementare contatti con l’Italia.
Anche la domanda che poni, quella su come integrare i rom, (se non ho capito male) mi sembra importante e interessante, ma a dire il vero non ci ho mai pensato seriamente: credo che sia importante che un popolo mantenga fin che può le sue tradizioni, ma mi rendo conto che oggi è ben difficile riuscire a far convivere un popolo come quello rom e la sua cultura con quello che il mondo, almeno quello occidentale, europeo, è diventato. Mi piacerebbe sapere da te ancora qualcosa, su come in Romania si vive questa situazione. A presto e grazie della visita.
I understand everything you say in Italian, but I couldn’t begin writing in your language, I would make to many mistakes.
Romanians are in shock, they cannot believe that a conflict between Romania and Italy is possible, they didn’t think that Italians would ever get upset with Romanians
) Of course, many are annoyed that the Italian media don’t make the difference between Rroma and Romanians. And on the other hand, Rroma people and the different organizations that represent them point to Romanians and say that we discriminate them as usual. And on and on it goes, in a circle.
Now, a few things about this community, some of them , in my opinion, very funny. The Rroma community here has a King, an Emperor and a few political parties that pretend to represent its interests. Of course, the conflict between the king and the emperor is top quality absurd comedy. They are both very fat and always appear on TV with huge chains of gold.
There are also a few NGO’s that are supposed to defend Rroma interests, but there are no result what-so-ever, nothing has improved. They become very vocal when some personality makes xenophobic declarations, but it doesn’t seem to be any real contact between the organizations and the people.
Rroma children, at least those that come from wealthy families, get married when very young – 10 to 16 years old. Also, most of the Rroma children go to school for one or two years, then their families forbid them from continuing school (there was a case of a Rroma girl who commited suicide because her family didn’t allow her to go to school). Because they come from poor families, the Rroma children receive free notebooks, books, pencils and clothes from the state. However, their families sell these objects for cigarettes and alcohol. Also, the Rroma children receive money from he state, but the money goes to their families and are “invested” again in alcohol and cigarettes.
Rroma people live in very poor conditions (at the edge of villages and cities), but they are not allowed to build camps, like the ones in Italy. Romanian people sympathise with poor people and like to help, but they don’t give money to beggars, because they know that they are organized in gangs. Instead of money, they give them food (bread, sandwiches etc). That’s why all the beggars emigrated.
To end this story on an optimistic note – many of my collegues at the Music University were Rroma. Oddly enough, they were the nicest, cleanest, most elegant and polite students, very quiet and last but not least, very talented.
Me and my husband will visit Venice and Trieste in January (we hope it will be quieter in that period). We are members of the couchsurfing site and we will be hosted by a few Italians, it will be a very interesting exchange
Do you live in the area? May be we can meet!
Ho letto quello che hai scritto e non credo ci sia molto da commentare, se non il fatto che la percezione delle cose cambia, e molto, se solo proviamo a immaginare di essere in un altro posto, dalla parte di là. Questo per dire che non credo che quello che in Italia si pensa della Romania corrisponda a verità, non sempre almeno. Molti di noi non sanno neppura che “faccia” hanno le città rumene, figuriamoci se sappiamo quello che pensa la gente. Detto questo, credo anche che la reazione italiana sia nata da precise motivazioni di tipo politico che non sto qui a spiegarti, ma che non mi vedono d’accordo, e credo anche che la “rabbia” contro i Rumeni(identificati con i Rom e viceversa) sia già stata sostituita da un’altra rabbia, quella contro chi ha ucciso un giovane che stava andando a vedere una partita allo stadio (fermo restando che è stata una cosa assolutamente inconcepibile). Così funziona l’Italia di questi tempi, qualcuno si arrabbia sempre.