Certi giorni non arriva niente. Stai lì, aspetti con una certa qual noncuranza, che non si abbia a vedere che in realtà sei un po’ nervosa per questi che a te sembrano ritardi e invece magari sono il segno che basta così, che quello che dovevi dire l’hai già detto e ora tutto si ferma e torna come prima. In realtà le narici, se le guardi bene, hanno un fremito, come gli animali quando annusano l’aria in cerca di qualche odore, e gli occhi frugano intorno e poi si riabbassano in fretta, perché lo sai che sono occhi cattivi, indagatori. Ma non arriva niente. Hai troppa fretta, ti dici, aspetta, abbi pazienza, ma lo sai che dici tanto per dire. Non arriva niente, più nessuna emozione a sconvolgere i cuori, niente che circoli nei meandri tortuosi del tuo intricato cervello. Un vuoto, pneumatico, risucchiato, tutto.
Ti meravigli, ti chiedi la ragione. Allo specchio fai versi, interroghi, con fare sornione. Pieghi la testa da una parte e dall’altra, ti mordicchi le labbra e ancora torni a guardare. Ma non risponde! quella di là non risponde! e sembra avere le tue stesse perplessità. Sospiri: non la sopporti quando si comporta così la strozzeresti. Scuoti la testa. Cerchi ancora nei meandri tortuosi del tuo cuore gelato un’emozione anche piccola, dai! un ricordo qualunque, un odore, un sorriso, maddai! non puoi ! non puoi lasciarmi così ! Non puoi.
Invece può, non si fa sentire, si nega la voce, lo sguardo, il sorriso.
E non arriva niente, da giorni. E tutto quello che provi, che dici, in realtà non esiste, è un guscio: come il guscio delle cicale di mare, che non c’è polpa dentro, quasi niente. Tu vai, cammini, discuti, osservi, compri , bevi , buongiorno buongiorno: è il guscio parlante. Tu, in realtà, sei seduta qui dietro che aspetti e ti guardi allo specchio.
In realtà non sai neanche tu bene cosa vorresti che arrivi: un amore nuovo, forse.
A scrivere si fa così: si dorme un pochino
si resta in attesa con mani perfettamente vuote.
(Mariangela Gualtieri, Acqua rotta, in Senza polvere senza peso, Einaudi, 2006)
Novembre 18, 2007 alle 2:16 pm |
Tutti in qualche modo siamo in attesa di qualcosa.Stavo leggendo il tuo post e ho pensato che dietro l’attesa si nasconde la paura. L’attesa è un simulacro della morte. cosa ne pensi?
Serena domenica
Swann
Novembre 18, 2007 alle 5:52 pm |
Non sempre. A volte mi pare che vi si nasconda la noia, o l’insoddisfazione. A volte, forse, anche la paura, ma non dell’inatteso. Buona domenica- quasi finita- anche a te.
Novembre 19, 2007 alle 12:33 am |
Me li sono scritti sul taccuino, qui, questi versi. E’ il mio taccuino parallelo, dove finiscono polveri e frammenti di tutte queste scritture che si agitano attorno a me. E’ un’emozione segreta, aprirlo e scriverci su qualcosa, a matita.
Diciamo che è l’opposto del blog, diciamo.
Gennaio 7, 2008 alle 12:49 pm |
Anche a me capita spesso di vivere giorni nei quali spero arrivi qualcosa che mi permetta di sentire che il flusso della vita non si è interrotto.
Aspetto ma i giorni passano e non arriva nulla. Il cuore fa male. La testa perde un pò della sua razionalità. L’anima si fa malinconica.
Lavoro, leggo, scirvo, penso, viaggio, discuto ma in relatà non vivo. C’è un’altra me stessa che in questi momenti si sostituisce a me nelle cose quotidiante ed io la lascio fare. In silenzio osservo questa altra me stessa ed è come se mi guardassi allo specchio. Impaziente aspetto.
E poi uno sguardo, un sorriso, una carezza, un incontro, le chiacchiere “serie” e di nuovo il flusso della vita riprende.
Ma fino ad allora la mia anima è inquieta ed allora “Ma quando arriva?
S.
Gennaio 7, 2008 alle 5:02 pm |
Le cose che scrivi mi piacciono e rispecchiano quello che intendevo dire in questo post, anche perchè per me la difficoltà di dire qualcosa corrisponde sempre o quasi sempre, anzi sempre, allo stato d’animo di non vita di cui tu parli. Ciao e grazie della visita.