invisibili

By pessima

Dice alla radio che ha sparato e ucciso, a diciannove anni, perchè voleva diventare famoso. Diciamo piuttosto che l’ha fatto perchè non voleva più essere invisibile.

9 Risposte a “invisibili”

  1. parergon Dice:

    mi viene da pensare che ormai la morte è talmente connotata mediaticamente da perdere il suo senso reale e probabilmente a volte viene vissuta e attraversata con la convinzione che si tratti di un passaggio effimero, senza durata, e forse reversibile /
    e probabilmente una società civile non può prescindere da una cultura della morte, così come per contro una sottocultura della morte è indice di una società in fase degenerativa /
    un saluto /

  2. Filosoffessa Dice:

    Mi sa, però, che a questa nostra società non manchi tanto una cultura della morte in senso stretto, quanto una cultura della vita in senso largo.
    [ Non so se "sono stata spiegata" . ;) ]

  3. pessimesempio Dice:

    Quello che mi colpisce è la giovane età di queste persone, di molte di queste persone. E mi chiedo spesso perchè una persona giovane, che dovrebbe amare la vita, scelga di uccidere e uccidersi. E’ vero che può trattarsi di depressioni mascherate, ma in questi casi- mi viene da pensare- uno si dovrebbe uccidere e stop, un po’ come in passato accadeva. Oggi invece spesso il suicidio, dei giovani in particolare, si tinge di questo aspetto mediatico, che prevede una sorta di coinvolgimento del mondo in modo tale da venire alla ribalta: che si parli di me, insomma, almeno nella morte. Se non se parla in vita di me, se ne parli adesso. Per questo dico che secondo me la fama a cui si aspira in questi casi è in realtà un avere quella visibilità che manca. Come se nella vita di queste persone la sofferenza fosse data dal fatto che nessuno si accorge di loro, nessuno li vede, mentre tutto intorno a loro è spettacolo ed è giocato sull’immagine. Se nessuno mi vede vuol dire che non valgo, se mi vedono valgo, devo farmi vedere a tutti i costi.

  4. swann Dice:

    Credo che in questi episodi più che altro emerga, seppure in modo distorto ed ipertrofico, un bisogno che è comune a tutti gli esseri umani: il riconoscimento. Una delle cose di cui abbiamo più bisogno dal momento della nostra nascita è, infatti, essere ri-conosciuti

  5. parergon Dice:

    filosofessa /
    non credo possa esistere una cultura della vita che si possa definire tale senza che abbia sviluppato parallelamente una cultura della morte / le due cose, a mio parere, sono inscindibili

    pessimesempio /
    non possiamo dimenticare che un morto non può godere della notorietà che porta con sè la sua scomparsa, e dunque ci deve essere da qualche parte un meccanismo inceppato, un baco nella consapevolezza, attribuibile forse all’impossibilità di formulare ipotesi che conducano oltre il sistema dell’effimero / la morte è un prodotto come un altro, un film come un altro, la nostra stessa vita viene considerata quale parte di un processo mediatico / essere dentro al film conta più che esser vivi, ma – non so se riesco a spiegare – per un “lack”, un vuoto di consapevolezza nella percezione della dimensione vitale così come di quella mortale /

  6. pessimesempio Dice:

    Bhe, certo: un morto non può godere della notorietà derivante dal suo gesto. Ma tutta la nostra cultura (la cultura in genere?) che è basata sul ricordo delle grandi gesta di chi è morto, tutto l’eroismo che avvolge chi muore eroicamente ed è eternato dalle sue gesta, non basta a spiegare un comportamento del genere? Per rimanere nella nostra cultura (italica, intendo) non siamo forse noi a parlare ancora di Achille, Ettòrre e di tutti gli altri che come loro con la morte, altrui e propria, si sono assicurati l’eternità? (ovvio che non loro, se la sono assicurata: c’è chi gliel’ha data)
    Swann, è proprio quello che intendevo: il bisogno di essere riconosciuti, visti, di non essere opachi agli sguardi altrui.

  7. Filosoffessa Dice:

    Effettivamente non mi ero spiegata molto bene.
    Credo, parergon, che nella nostra “cultura” attuale sia tutta la vita (non solo la morte) a risultare effimera. Basata sull’effimero.
    E forse è proprio questo che ci rende così difficile viverla.

  8. parergon Dice:

    filosofessa / avevo capito cosa intendevi / ma continuo a pensare che una vita meno effimera dipenda strettamente dal valore in cui viene tenuta la morte [e con lei la sua immagine, soprattutto adesso] /

  9. S. Dice:

    credo che la ragione vera ed ultima sia proprio da ricercare nell’incapacità di tovare altre modalità per non rimanere invisibili.

    S.

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