nel frattempo

Nel frattempo mi sono comprata un libro nuovo, di cui ho letto qui. Il libro si intitola Cultura convergente, l’autore è Henry Jenkins, l’editore Apogeo. La prefazione è di Wu Ming, per l’appunto. L’ho comprato ieri sera, mentre alla Feltrinelli ascoltavo Ascanio Celestini che raccontava del lavoro precario e dell’Atesia, e cantava le canzoni del suo disco che è appena uscito. Non canta niente male, tra l’altro. Tra le altre cose di cui ha parlato – poi la direttrice (?) della Feltrinelli gli ha detto, con la sua voce gracchiante e un po’ nasale, che doveva smettere di parlare perchè doveva riposare un po’ e poi mettersi alla firma, ha detto proprio così, e intendeva che doveva stare a firmare le copie del disco che quelli che erano lì presenti avrebbero comprato- insomma tra le altre cose che ha raccontato Ascanio, due mi sono rimaste in testa. Che magari, anzi sicuramente, sono cose che ognuno di noi ha sentito già un sacco un volte, o magari le ha pensate, ma risentirle non fa male, e poi magari c’è quello che non le sa e allora è bene che qualcuno le ridica ogni tanto, meglio se questo qualcuno è uno che come Ascanio, le dice con calma e senza alterarsi troppo, toccandosi magari la sua barbetta appuntita e ammiccando con quei suoi occhietti furbi da faina.

Ascanio ha detto che sbaglia chi chiama antipolitica quella che si fa sulle piazze quando si fischia, perchè se non è quella politica, cosa è la politica, allora? In realtà come l’ha detta lui era più articolata di così, la cosa, ma oggi mi sfugge mentre ieri sera me la ricordavo proprio bene. E poi ha raccontato di come fanno i contratti all’Atesia , e un esempio più o meno così: prima gli hanno detto che la conversazione con l’utente veniva pagata in base alla lunghezza della telefonata, per cui se arrivavi a 2′ e 40″ venivi pagato ben 90 centesimi, poi, quando tutti hanno cominciato ad arrivare a questa lunghezza di chiamata, allora hanno scritto sui contratti che se oltrepassavi questa durata anche solo di un secondo, ti toglievano 5 centesimi.

Magari qualcuno pensa che sto a fare pubblicità ad Ascanio Celestini, ma lui non mi paga per questo, e poi un po’ di pubblicità a uno così gliela faccio anche volentieri. Che in questi giorni, tra l’altro, è a Prato, al Metastasio e mi sa che mi piacerebbe andare a vederlo, e chissà se ce la faccio. Ma se gli faccio tutta questa pubblicità, è anche perchè mi sembra bello e importante e necessario il fatto che oggi lui è uno di quelli ( ma ce ne sono altri? non mi vengono in mente) che parla dei precari in questo modo e da quel pulpito.

Nel frattempo ho comprato questo libro di Jenkins di cui dicevo sopra, che si intitola, come ho già detto, Cultura divergente. Ieri sera ho cominciato a dargli un’occhiata. Riporto qui qualche frase dell’introduzione, tanto per far capire di cosa si tratta.

La convergenza non avviene tra le attrezzature dei media- per quanto sofisticate possano essere- ma nei cervelli dei singoli consumatori nonché nelle loro reciproche interazioni sociali. Ognuno di noi si crea una sua personale mitologia dalle unità e dai frammenti di informazioni estratti dal flusso mediatico e trasformati in risorse da cui trovare il senso della propria vita quotidiana. Visto che abbiamo a disposizione, su qualsiasi tema, più dati di quelli che ognuno di noi può immagazzinare da solo, siamo maggiormente incentivati a parlare tra noi dei media che fruiamo. … Il consumo si trasforma in un processo collettivo…….. Questo libro esplora come la costruzione collettiva del significato stia iniziando a cambiare l’agire e il significato della religione, dell’educazione, della legge, della politica, della pubblicità e delle forze armate.

E a proposito di questo, forse varrà la pena anche andarsi ad ascoltare questa storia qui , sempre su Wu Ming, che è poi quella da cui sono partita. Saluti natalizi.

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7 Comments on “nel frattempo”

  1. Ipnos Says:

    La politica la fa ognuno quando vota. E quelli che votano non sono influenzati nulla o quasi dalle piazze. Piazza Venezia a parte.


  2. Non sono del tutto d’accordo, né con la prima né con la seconda delle due affermazioni. La politica per me non può ridursi al voto, che trovo una forma di partecipazione sempre più passiva e vuota. E non è neanche vero che chi vota non è influenzato: forse non dalla piazza (ma quali piazze, oggi?), ma di certo da altri mezzi (la televisiun ? )

  3. isola08 Says:

    Sono d’accordo con te. La vera politica è partecipazione sempre, e non c’è ununico modo per fare politica. Si fa nelle piccole grandi cose quando uno ha davvero in testa un progetto di società in cui crede maggiormente…

  4. giulia Says:

    Concordo con quanto hai detto, anche io faccio volentieri pubblicità a Celestini quando mi s presenterà l’occasione. E concordo che fare politica non è solo votare. Bei suggerimenti in questo post e a te tanti auguri, giulia


  5. La speranza non muore mai.

    No aspetta…

    E’ morta. Dall’autopsia risulta avvelenamento da Noia [...]

  6. giulia Says:

    Buon anno, carissima. Giulia


  7. Buon anno anche a te, giulia.


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