Un film, anzi due

By pessima

Ho voglia di parlare di un film che ho visto la scorsa settimana. Si intitola Riparo, è di un (giovane?) regista italiano che si chiamana Marco Simon Puccioni e racconta la storia di due donne. Le due donne hanno una storia tra loro, una storia seria, tanto che abitano insieme nella casa di Anna, la più grande delle due, si suppone, o almeno la più ricca: è proprietaria con la madre e il fratello di una fabbrica di scarpe in cui Anna, l’altra donna (molto bella, l’attrice, devo dire) lavora come operaia.

Di ritorno da un viaggio in Marocco, Anna scopre alla frontiera un ragazzo nascosto nel bagagliaio della sua auto e decide di portarlo in Italia, aiutarlo e poi addirittura accoglierlo nella sua casa e dargli un lavoro nel magazzino della fabbrica. Al fratello che le dice che non può accollarsi tutti i problemi del mondo, Anna risponde così: Tutti no, ma uno solo sì.

La presenza di Anis, il giovane marocchino, che non capisce il modo di vivere delle due donne e le difficoltà tra Mara e Anna che si creano a seguito della decisione di spostare una parte della produzione in Romania e del fatto che Mara viene tutelata rispetto agli altri operai dalla presenza della sua compagna, provocano una rottura, non si sa se definitiva tra le due donne.

Dopo che ho visto il film, ho scritto qualcosa. Risale a diversi giorni e già mi sembra passata, ma l’avevo scritta per riportarla qui e allora lo faccio.

Qualche appunto dopo il film Riparo

Ma perchè due donne che stanno insieme, nell’immaginario dei registi uomini, sono sempre una nera e una bionda? Bisogno di ricreare un dualismo, la coppia degli opposti che si unisce, come normalmente nella coppia donna-uomo? Penso al film di Linch Mulhollnad drive .

Immedesimarsi (o schierarsi che è uguale) con un personaggio del film non è di nessuna utilità per la sua comprensione. Anzi la ostacola. Per capire un film occorre piuttosto guardarlo se possibile con lo stesso occhio della macchina da presa, essere neutrali (sempre che la macchina, ovvero sia il regista che c’è dietro lo sia) In questo film è difficile la neutralità per una donna che lo guada, visto che i principali personaggi sono due donne e il terzo è un giovane marocchino. Il quale personaggio si identificherà nella coppia di donne una donna che le guarda? e in quale personaggio si potrà identificare uno spettatore maschio? Se il cinema è un gioco di specchi. Si tratta allora di una scelta del regista che ci aiuta semplicemente a guardare quello che accade, non ad immedesimarci. Ma la neutralità alla fine è impossibile, perchè c’è un’altra antitesi narrativa, quella di classe tra le due donne.

Certo è che Mara si ribella ad un amore che è gestito dall’altra, vuole essere soggetto e non solo oggetto e non in quanto al genere (sono due donne), quanto piuttosto perché operaia della fabbrica.

Comunque sia, un altro film che parla di operai, come Signorinaeffe, dopo tanto parlare di invisibilità della classe operaia, e di Friuli, vale a dire di Italia del Nord-est. Certo che fa una certa impressione vedere il corteo dei 40.0000 di Torino, con i fischi tutti intorno e quelli con gli striscioni tutti incravattati o le manifestazioni degli scioperanti nei filmati d’epoca. Ma la cosa che ho pensato mentre guardavo è che non avevo più paura di quello che sarebbe venuto dopo, come invece qualche anno fa. Ho pensato che protestare per i propri diritti e il proprio lavoro è legittimo e che non dobbiamo avere più paura di farlo.

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8 Risposte a “Un film, anzi due”

  1. mauro Dice:

    Ma il film ti è piaciuto o no?

  2. pessimesempio Dice:

    Molto.

  3. pessimesempio Dice:

    Mi pare di capire, dai tuoi post di là, che ti riferivi al secondo film, Signorinaeffe. Che dire? a me è piaciuto il fatto che si sia tornati a parlare di quel periodo e già questa la trovo una cosa interessante. Come pure trovo importante quello che dicevo sopra, vale a dire che con questo film si torni a dare visibilità alle fabbriche e a chi in fabbrica ci lavora, senza che ci sia dietro ad ogni manifestazione la deriva armata pronta a partire. Te l’ho detto, a me ha fatto passare la paura di dire e fare. (anche se come sempre tra il dire e il fare….) Che poi la storia in sè sia da fotoromanzo, ci sta, eccome se ci sta. Valeria Solarino se ne sta impettita come non so cosa, con quei suoi vestitini altamente improbabili( si vestiva così, allora ?) ma Paravidino e Timi non sono niente male come recitazione e presenza.

  4. pattymeet Dice:

    mi sento male. in grecia il miglior film italiano distribuito e’ quello con verdone e muccino che sono prima nemici poi amici. inoltre mi e’ preclusa tutta la filmografia in cui si parlano lingue diverse dal francese spagnolo e inglese. i sottotitoli ovviamente sono solo in greco.
    pardon per lo sfogo.

  5. pessimesempio Dice:

    Non si può avere tutto dalla vita, no? Però a parte i film, forse la Grecia è meglio. In questo momento, qui, non è che ce la passiamo tanto bene.

  6. mauro Dice:

    Ma se, passando, ti firmi anche solo pessimoesempio mi va bene eh! ;)
    Non mi lasciare nel dubbio.
    Abbiamo un diverso modo di valutare gli attori, ma ho avuto un dubbio anch’io, non sui vestitini, su quei polacchini della Solarino. Mah!, non li ricordavo tipici del periodo. (E anche i boxer colorati di Gifuni, ad esser pignoli), ma io frequentavo operai non dirigenti !!
    Da insegnanti, comunque, mi sa che concordiamo: sarà anche un fotoromanzo ma lo faremmo vedere anche domani. ciao

  7. pattymeet Dice:

    hai ragione, in grecia io vivo meglio che in italia, con piu’ speranza per un futuro. ed il greco mi tocchera’ impararlo bene.

  8. pessimesempio Dice:

    Sì, i boxer di Gifuni sono fuori tempo (neanche io frequentavo dirigenti, però mi ricordo le mutande giro collo di mio padre, allora). E il film lo farei vedere, come no. Che in Grecia si viva con più futuro, mi fa venire un po’ di malinconia.

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