Dopo la 194, ora anche l’elettroshock, penso.
“Appello degli psichiatri: torniamo all’elettroshock per le depressioni gravi”: così titola il Corriere della sera di oggi, pagina 21. Articolo corredato da una storia di questa pratica psichiatrica (piuttosto ambiguo il racconto, mi pare) e da un’intervista ad Alda Merini, che ormai la fanno parlare solo di questo, un’esperta. Ma se cerco in rete la notizia per linkare la pagina e il link non lo trovo, trovo invece questa pagina, datata -mi par di capire- 10 marzo[di che anno?] ( o sbaglio?). E allora, come la mettiamo? A che gioco giochiamo? va be’ che è l’anniversario del ‘68, ma darci dentro così di brutto…
Poi scopro che il Corriere con questa storia dell’elettroshock ci marcia da un po’ , che la petizione degli psichiatri al ministero della salute esiste davvero, ma non la puoi leggere se non sei registrato e che qualcuno ne ha già parlato prima di me.
Tag: depressione
Febbraio 15, 2008 alle 4:25 pm |
Secondo me stanno giocando a boowling e prima o poi qualcuno fa strike.
Ho cercato anch’io l’articolo sul Corriere e non l’ho trovato, anche perchè distratto da una notiziola (sempre corredata da percentuali provenienti da "fonti sicure") sul fatto che fumare le canne fa cadere i denti, e dall’altra sull’ennesimo proiettile malauguratamente deviato (questa volta non da un sasso, ma da una rete di recinzione)
Febbraio 15, 2008 alle 5:12 pm |
Quello che i giornali non dicono (non fa notizia?) è che c’è una battaglia d’idee (e d’ideologie) tra gli psichiatri. I “basagliani” sono una minoranza, va detto, ma molto agguerrita. Ci sono gli “psicoanalisti”, i cognitivisti, i fenomenologi, i “biologicisti”, e una bella fetta di “pragmatici”. Certo, questo appello di un gruppetto di psichiatri può essere considerato un segnale, un brutto segnale. Ma la maggioranza degli psichiatri non la pensa affatto così. Sarebbe necessario portare alla luce del sole il dibattito sulla salute mentale perché solo così si capirebbe che questi “titoloni” a effetto mentono sulla realtà.
Febbraio 15, 2008 alle 5:23 pm |
da quello che ho capito leggendo l’articolo [http://www.corriere.it/Rubriche/Salute/Medicina/2006/02_Febbraio/02/tens.shtml] quello che viene definito elettroshock gentile consisterebbe in un tipo di trattamento simile alla risonanza magnetica, del tutto indolore e che non lascia i tradizionali strascichi del vecchio metodo di cura [intontimento, atassia, etc] /
personalmente sono più incline a questo tipo di sperimentazione rispetto a certe terapie farmacologiche assai più invasive e capaci di generare sbalzi di umore violenti e dipendenza /
in fondo, le terapie elettromagnetiche sono già largamente utilizzate per correggere il ritmo cardiaco, e con ottimi risultati / forse non dovremmo metterci sempre troppo sulla difensiva, anche se l’idea dell’elettroshock in sè fa un po’ paura per tutto quello che si trascina dietro dal passato / magari bisognerebbe provare a valutare con attenzione i pro e i contro di alcune scoperte e innovazioni /
scrivo questo con tutta la reticenza nei confronti delle forme troppo spinte di progresso in campo medico – solo per il beneficio del dubbio /
un saluto quasi afono / P
Febbraio 16, 2008 alle 9:28 am |
L’articolo non è quello che linki tu, parergon, era sul corriere di ieri ed era l’impostazione della pagina che non mi ha convinta e mi ha allarmata. Più che altro il tono di certe espressioni della pagina del Corriere, tipo (cito quasi alla lettera): ma noi siamo venuti con negli occhi Qualcuno volò sul nido del cuculo [ed è quindi logico che non possiamo vedere di buon occhio la richiesta di reintroduzione dell'elettroshock], quasi a voler dire che quelli di una certa generazione, allevati con certe immagini, ideologici per natura quindi, di fronte a questa proposta non averbbero potuto che inalberarsi. Non so se mi sono spiegata. E mi ha fatto ancora più impressione perchè sento nell’aria una deriva retrograda che ancora non riesco bene a definire.
Febbraio 16, 2008 alle 9:43 am |
avevo capito che l’articolo era un altro, ma pensavo che entrambi gli scritti facessero riferimento allo stesso tipo di trattamenti antidepressivi / invece quello che citi tu [lo trovi qui: http://archiviostorico.corriere.it/2008/febbraio/15/Appello_degli_psichiatri_torniamo_all_co_9_080215097.shtml non parla affatto di elettroshock gentile ma di tec, vale a dire terapia elettro convulsiva di stampo tradizionale /
quanto al tono del post non avevo colto – mi scuso/
un saluto e buona domenica /
Febbraio 16, 2008 alle 2:01 pm |
La prima nota di Parergon, indipendentemente dal riferimento all’articolo del Corriere, ha il merito di evidenziare due diversi modi di affrontare la depressione, rilevando la differenza tra un approccio meccanico, l’elettroshock ( forte o soft che sia) e un approccio chimico con i medicinali che inducono un effetto sedativo con rischi di assuefazione e dipendenza. A questi aggiungerei l’approccio terapeutico che tenta con l’analisi di scoprire le ragioni e origini della depressione. Non ne so molto di teorie psichiatriche recenti ma queste distinzioni, e il tema del revival dell’elettroshock, mi hanno fatto pensare ai meccanismi di potere che giustificano alcuni ad intervenire sulla mente degli altri (e quando parlo di mente parlo sia della dimensione privata che di quella pubblica, entrambe politiche) con tali metodi. Il primo metodo, meccanico, per dirla in termini un po’ brutali, tratta la mente come se fosse una batteria da ricaricare, il secondo come un corpo dolorante da lenire (ma lenire vuol dire curare?) e il terzo come una personalità complessa da ascoltare. C’è una sorta di progressione da una concezione meccanicistica a una più articolata. E’ ovvio che più il metodo è articolato e riconosce la complessità di una personalità, più ha possibilità di fallire e di non essere applicabile generalmente. Probabilmente il revival dell’elettroshock indica parallelamente:
1- un parziale fallimento (almeno secondo qualcuno, non secondo la sottoscritta) dell’analisi applicata alla psichiatria, o almeno della sua estensione in campo pubblico, democraticamente inteso.
2- un’impazienza a risolvere in fretta il problema del male psichico in maniera diretta, economica e “non interpretabile” per cui via l’analisi (troppo personalizzata), via i farmaci ( troppo costosi e lunghi), ritorniamo a una bella scossa meccanica e poi, fuori dai piedi e avanti un altro!
3- Il segno di una deriva reazionaria (come per la 194) per cui il male va sradicato con violenza, il problema va rimosso e va eliminato qualsiasi procedimento di partecipazione del paziente alla cura.
Tutto ciò è veramente sinistro: si vuole eliminare tutto il processo di applicazione delle leggi sanitarie ( perché è lì che si gioca la partecipazione democratica della psichiatria come della pratica dell’aborto) che comporta l’ascoltare il paziente e il coinvolgerlo in un processo partecipativo. Siamo diventati numeri o problemi da nascondere sotto il tappeto…
Nadia
Febbraio 16, 2008 alle 5:31 pm |
Non posso che concordare con quanto scrive Nadia. Anche a me sembra che si stia cercando di tornare indietro e credo che non si tratti tanto del fallimento della pratica psicanalitica, quando piuttosto di una scelta legata all’idea che il “male” nasca da cause individuali e non sociali. In malattie come queste, nelle malattie mentali intendo, che sono malattie legate al tema della relazione con l’altro, è difficile per me pensare che non si tratti di qualcosa che ha a che fare con il sociale.
Febbraio 18, 2008 alle 6:56 pm |
Avete ragione. E bisogna stare un po’ in guardia su questi e altri temi, tenere gli occhi ben aperti (come fa sempre pessimesempio), perchè le convinzioni diffuse e gli interessi di pochi possono sempre allearsi per avviare controriforme tanto distruttive quanto inapparenti. Credo che prima o poi, questi temi psichiatrici passeranno dal discorso etico a quello politico, come per la 194. Già nella scorsa legislatura si cercò di cambiare la 180, per fortuna senza successo.
Febbraio 25, 2008 alle 7:13 pm |
PETIZIONE CONTRO ELETTROSHOCK
Cari Cittadini,
la democrazia ci permette di esprimere il nostro libero pensiero su qualsiasi soggetto.
La psichiatria chiede di aprire decine di centri in Italia per fare l’elettroshock.
Noi proponiamo di firmare e inviare questa petizione al Ministro Livia Turco.
Chi fosse d’accordo con la petizione può:
1) Scaricare e compilare il modulo che si trova in fondo alla pagina web
a href=”http://www.ccdu.org/comunicati/evviva-elettroshock”>http://www.ccdu.org/comunicati/evviva-elettroshock
e inviarlo via fax al Ministero della Salute al numero contenuto nel modulo
2) Stampare e inviare il modulo via posta ordinaria all’indirizzo indicato nel modulo
3) far girare questa petizione segnalandola su tutti i blog, forum e siti possibili.
Qui non c’entrano le ideologie, i partiti o le religioni. E’ un problema di Diritti Umani
ed impedire la promozione di pratiche “terapeutiche” barbariche.
CCDU onlus
Ottobre 23, 2008 alle 3:34 pm |
fa schifo questo sito!!!
Ottobre 23, 2008 alle 6:45 pm |
Prendo atto del suo articolato giudizio. Tanti saluti.