Questo buio feroce
Questo buio feroce è il titolo di un libro che ho trovato per caso in un villaggio, in una terra lontana: la Birmania. Una terra di povertà, di dittaura, di gente che vive nelle capanne. Una terra che ti accoglie con una grande dolcezza. In questo libro il poeta americano Harold Brodkley racconta il suo viaggio verso la morte. Colpito dall’AIDS.
“Non potrei mai fare uno spettacolo che non si contamini con la mia vita, non ne sarei capace” scriveva Antonin Artaud, il poeta recluso per molti anni in un ospedale psichiatrico.
“Non vedo l’utilità della riservatezza o meglio non vedo l’utilità di affidare una testimonianza alle mani e alla bocca degli altri”.
Così dice l’introduzione al libro autobiografico di Harold Brodkey che ho incontrato in uno scaffale di una piccola libreria in un paese senza libri, scritto in italiano, un incontro straordinariamente misterioso. E in quel libro, in quel viaggio, ho ritrovato il mio viaggio, la mia storia. Soprattutto nei paesi occidentali è stato bandito il pensiero della morte. La morte rimane come paura, come perdita, come dolore,raramente come coscienza lucida, profonda, del vivere.
Pippo Delbono, Questo buio feroce (con video)
con Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Raffaella Banchelli, Bobò, Margherità Clemente, Pippo Delbono, Lucia Della Ferrera, Ilaria Distante, Gustavo Giacosa, Simone Goggiano, MarioIntruglio, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Pepe Robledo.
Una meraviglia.
Febbraio 22, 2008 at 12:38 pm
L’ho messo nel carrello. Mai sentito prima, mea culpa. Vedo che qualcuno l’ha definito addirittura “il Proust americano”
Febbraio 22, 2008 at 3:42 pm
Se per questo neanche io. Ma ho visto lo spettacolo e te lo consiglio vivamente, se ti capita. Anche io l’ho messo nel carrello.
Febbraio 22, 2008 at 5:55 pm
che poi, peraltro, è scontato al 50
Febbraio 23, 2008 at 8:46 am
Non conosco questo libro nè lo spettacolo e ti ringrazio di averlo segnalato, andrò sicuramente a cercarlo. Quello che ho letto qui mi ha fatto pensare al tempo di una tale vicenda, al rapporto tra tempo reale e immaginario di una persona che sa di andare incontro a una fine certa che non si è scelto. E’ qualcosa di diverso da una condanna a morte, attuata da altri, o dallo scivolamento verso il suicidio, infine deciso da sè. Non è neppure una narrazione che sa di guardarsi dall’esterno, in terza persona: è dentro alla vita, senza scampo. Noi tendiamo sempre a rimandare la morte, sappiamo che ci sarà ma la releghiamo nell’indeterminatezza. Qui sembra invece una barriera fissa, già anticipata. E quindi questo diario dev’essere una sorta di memoria del futuro, scritto al presente ma già orientato su un passaggio che lo renderà postumo. Le aspettative del venire, sempre immaginarie per un certo grado, vengono inchiodate da una realtà fisica, il corpo che decade, che le fa diventare ultimo vissuto possibile di un tempo prefissato. Forse è questo che spinge lo scrittore alla vitalità degli ultimi mesi: tutto quello che è immaginato, sentito, non può più essere proiettato in avanti, rimane come unico (e ultimo) segno di una persona e quindi va attivato, espletato, reso reale.
Nadia
Febbraio 23, 2008 at 3:41 pm
scusatemi, non ho capito dove si compra il video…
interessa anche a me.
Febbraio 23, 2008 at 5:57 pm
Non c’è un video su questo spettacolo, che è quello con cui Delbono sta girando in turnè. Esistono però dei video sulle sue produzioni precedenti, in particolare esiste un video che si intitola Grido e racconta la storia di Pippo Delbono e del suo incontro con una delle persone che lavorano nella sua compagnia.
Febbraio 24, 2008 at 2:24 pm
[...] sarei capace di un’esposizione del genere, anche se ora, mentre te lo dico, mi viene in mente lo spettacolo di Delbono di cui ho parlato qualche giorno fa e quello che ha scritto l’autore del libro da cui è [...]
Aprile 19, 2008 at 2:24 pm
Mi è arrivato ieri. Letto tutto d’un fiato. Anobiizzo. Ciao