A SAD CHILD
You’re sad because yo’re sad.
I’s psychic. It’s the age. It’s chemical.
Go see a shrink or take a pill,
or hug your sadness like an eyeless doll
you nedd to sleep.
Well, all children are sad
but some get over it.
Count your blessings: Better than that,
buy a hat. Buy a coat oe pet.
Take up dancing to forget.
Forget that?
Your sadness, your shadow,
whatever it was that was done to you
the day of the lawn party
when you came inside flushed with the sun,
yuor mouth sulky with sugar,
in your new dress with the ribbon
and the ice-cream smear,
and said to yourself in the bathroom,
I am not the favorite child.
My darling, when it comes
right down to it
and the light fails and the fog rolls in
and you’re trapped in your overturned body
under a blanket or burning car,
and the res flame is seeping out of you
and igniting the tarmac biside you haed
or else the floor, or else the pillow,
none of us is;
or else we all are.
BAMBINA TRISTE
Sei triste perchè sei triste.
E’ nella testa. E’ l’età. E’ la chimica.
Va’ dallo psicologo o prenditi una pillola,
o abbraccia la tristezza come una bambola senz’occhi
di cui hai bisogno per dormire.
Be’, tutti ibambini sono tristi
ma a qualcuno poi gli passa.
Fa’ un elenco delle tue fortune. O meglio ancora,
comprati un cappello. Un cappotto o un cagnolino.
Per dimenticare, prendi lezioni di danza.
Dimenticare cosa?
La tristezza, la tua ombra,
qualunque cosa t’abbiano fatto
quel giorno della festa in giardino
quando tutta rossa per il sole sei tornata,
la bocca imbronciata di zucchero,
nel tuo abitino nuovo col fiocco
e la macchia di gelato,
e ti sei detta, da sola nel bagno,
non son io la figlia prediletta.
Mia cara, quando poi si arriva
al dunque
e va via la luce, e la nebbia s’infiltra dentro
e sei intrappolata nel tuo corpo stravolto
sotto una coperta o un’automobile rovente,
e la fiamma rossa filtra via da te
e accende l’asfalto vicino alla tua testa
oppure il pavimento, oppure il cuscino,
nessuno di noi lo è:
oppure lo siamo tutti.
( da Margaret Atwood, Mattino nella casa bruciata, a cura di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti, Le Lettere)

Non so se è per colpa della traduzione, ma non trasmette [non mi trasmette] nulla di quella abissale tristezza di cui parla.
In particolare la seconda parte: e.. e.. e…, sembrano carezze svogliate: su su che poi passa.
Il suono della traduzione ricorda la Poesia degli ultimi americani (che son poi quelli degli anni ‘60, per dire!).
Ho l’impressione che l’abissale tristezza di cui parli sia piuttosto nell’idea che ti sei fatto della tristezza, almeno di questa tristezza, e quindi che tu abbia poi ragione quando dici che le congiunzioni sembrano carezze svogliate su su che poi passa. A me pare che sia proprio questo senso dello sminuire, in maniera piuttosto disincantata, quello che qui si vuole dare. Anche in quel mia cara, io ce lo vedo.