Che magari qui si potrebbe aprire aprire una discussione sull’opportunità di considerare consolatoria l’arte.
Questo post è stato pubblicato il Marzo 12, 2008 alle 7:25 pm ed è archiviato in domande oziose. Segui i commenti a questo post con il feed RSS 2.0.
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Ci sto.
L’arte dovrebbe essere problematica più che consolatoria, dovrebbe porre questioni, anzichè accarezzare il pelo.
[Però così ne tagliamo fuori un bel po', eh!]
Oppure…, oppure si potrebbe impostare il discorso dei diversi livelli di fruizione: La cavalla storna puoi leggerla sia in quinta elementare che in quinta superiore. Al suono della Carmagnole si può ballare in piazza, ma anche attaccare la Bastiglia. Se l’arte avesse una funzione consolatoria, non avremmo periodici roghi di libri. Sostiene Pereira.
Sì, sì, sì. Però ho comunque l’impressione che in questa funzione problematica che tu indichi come prioritaria, ci sia in fondo anche una sfumatura di consolazione. Nel senso che a volte quello che si legge ti arriva all’anima, ammesso che esista, o a qualcosa che possiamo chiamare anima.
L’arte può essere consolatoria in quanto bellezza. L’arte non risolve, non dipana matasse, ma la bellezza che ne deriva amplia gli orizzonti, sorprende, stupisce, inumidisce gli occhi, fa ridere e sorridere, e tutto questo è (anche) consolatorio! Magari invece fa singhiozzare, ma in fondo anche il singhiozzo può essere consolatorio…. …
In fondo si ricasca sempre qui: la bellezza. Parola di cui non si conosce per certo l’etimologia, tra l’altro. A quanto leggo sarebbe addirittura associata a bellum, guerra.
Mi sono imbattuta in questo blog per puro caso e l’ho trovato davvero interessante. Spulciando tra i vari post, ho letto della scena del ballo in La giusta distanza…se ti sei commossa anche (se non in maniera esclusiva) per la musica e se non li conosci ancora, ti consiglio i Radiodervish.
(ero io anche sopra, sandra)
A un certo punto, la discussione ha fatto un salto (?) e ora leggo che l’arte coincide con la bellezza e questa diventa, dunque la vera consolazione.
Uh! Dovrò andarmi a rivedere gli appunti di “estetica” sono in totale confusione
a.
Marzo 12, 2008 alle 8:41 pm |
Ci sto.
L’arte dovrebbe essere problematica più che consolatoria, dovrebbe porre questioni, anzichè accarezzare il pelo.
[Però così ne tagliamo fuori un bel po', eh!]
Oppure…, oppure si potrebbe impostare il discorso dei diversi livelli di fruizione: La cavalla storna puoi leggerla sia in quinta elementare che in quinta superiore. Al suono della Carmagnole si può ballare in piazza, ma anche attaccare la Bastiglia. Se l’arte avesse una funzione consolatoria, non avremmo periodici roghi di libri. Sostiene Pereira.
Marzo 13, 2008 alle 8:33 am |
Sì, sì, sì. Però ho comunque l’impressione che in questa funzione problematica che tu indichi come prioritaria, ci sia in fondo anche una sfumatura di consolazione. Nel senso che a volte quello che si legge ti arriva all’anima, ammesso che esista, o a qualcosa che possiamo chiamare anima.
Marzo 13, 2008 alle 8:33 am |
E solo dopo passa alla ragione. Ma non mi faccio capire, lo so.
Marzo 13, 2008 alle 8:52 am |
Epperò tutto questo oggi mi pare piuttosto sterile. Nel senso che non è tempo di simili disquisizioni. Forse.
Marzo 13, 2008 alle 9:54 am |
L’arte può essere consolatoria in quanto bellezza. L’arte non risolve, non dipana matasse, ma la bellezza che ne deriva amplia gli orizzonti, sorprende, stupisce, inumidisce gli occhi, fa ridere e sorridere, e tutto questo è (anche) consolatorio! Magari invece fa singhiozzare, ma in fondo anche il singhiozzo può essere consolatorio…. …
Marzo 13, 2008 alle 2:00 pm |
In fondo si ricasca sempre qui: la bellezza. Parola di cui non si conosce per certo l’etimologia, tra l’altro. A quanto leggo sarebbe addirittura associata a bellum, guerra.
Marzo 13, 2008 alle 2:14 pm |
Infatti, e se pur è vero che la parola in sé dice troppo ma anche nulla, probabilmente esprime quell’inesprimibile che è consolatorio nel vivere…
Marzo 13, 2008 alle 2:21 pm |
Mi sono imbattuta in questo blog per puro caso e l’ho trovato davvero interessante. Spulciando tra i vari post, ho letto della scena del ballo in La giusta distanza…se ti sei commossa anche (se non in maniera esclusiva) per la musica e se non li conosci ancora, ti consiglio i Radiodervish.
(ero io anche sopra, sandra)
Marzo 13, 2008 alle 2:33 pm |
Ho il loro primo cd, lingua contro lingua, poi non li ho seguiti. Grazie.
Marzo 13, 2008 alle 3:00 pm |
A un certo punto, la discussione ha fatto un salto (?) e ora leggo che l’arte coincide con la bellezza e questa diventa, dunque la vera consolazione.
Uh! Dovrò andarmi a rivedere gli appunti di “estetica” sono in totale confusione
a.