Da Alias di oggi, 22 marzo 2008, un articolo di Marco Belpoliti sull’ultimo libro di John Berger, Sul disegnare, (Scheiwiller, trad. di Maria Nadotti). Ne riporto qualche pezzo, perché invoglia davvero a leggerlo tutto e induce a più di una riflessione.
Jonh Berger è uno strano pagano nato all’inizio del XX secolo in Inghilterra. Un pagano sensibile e tutto d’un pezzo, pieno di dolcezze e inattese commozioni. Il suo libro sul disegno, uno dei più belli che ha scritto, per l’intensità del dire, per la ricchezza degli stili, per la coerenza e compattezza del detto, indaga proprio questa nobiltà [l'onestà dell'artista, la lotta con se stesso per capire quello che vede]. Lo scrittore inglese è convinto di averla trovata nel disegno, nella’ntica arte del “segnare intorno”: di-segno. ………. Ci sono, scrive, tre modi di funzionare dei disegni- funzionare, non di “essere”: quelli che studiano e interrogano il visibile, quelli che annotano e comunicano idee, e quelli fatti a memoria.
La distinzione è interessante e sottile. nel primo tipo di disegno, quello che un tempo si chiamava “studio”, le linee sono le tracce stesse dello sguardo dell’artista, il quale interroga la singolarità, l’enigma di ciò che ha davanti agli occhi, “per quanto ordinario e quotidiano possa essere”. …. Se il disegno riesce, dice Berger, “rimane lì per sempre”. Fa un esempio: lo studio di Leonardo sull’addome e la gamba sinistra di un uomo nudo in piedi e di profilo. Un disegno senza età, perchè l’atto di guardare di Leonardo…………. è cambiato assai poco nel corso dei millenni. era così per gli Egizi, è così per Giacometti. “Il tempo è obliterato- scrive-da un eterno presente: presente indicativo”.
La seconda categoria segue un movimento opposto. Si tratta di portare su un foglio ciò che è già nell’occhio della mente.Sono disegni datati e databili, dal momento che non mettono in gioco il visibile, ma dipendono dal linguaggio visivo di quell’epoca: Rinascimento, manierismo, Romanticismo. Poussin e Rembrandt ne hanno fatti di questo genere. Somigliano ai giardini privati. “quando c’è abbastanza spazio, la visione rimane aperta e noi entriamo. Condizionale.” Il terzo tipo è quello del disegno fatto ” a memoria”. Appunti presi in fretta per un altro uso, dopo. …… Spesso funziona come esorcismo contro un ricordo che tormenta, per togliere dalla mente un’immagine che assilla. Goya è un grande disegnatore di questo genere. C’è un suo disegno che raffigura un prigioniero torturato dall’Inquisizione: indelebile. “Il disegno- scrive Berger- si limita a dichiarare: ho visto questo. Passato prossimo. “
Una volta stabilita questa partizione…… Berger si chiede cosa sia poi alla fin fine il disegnare. E si risponde, da vero materialista: è la carta. Il segreto del disegno è la carta……….. la carta che diventa immagine pur restando sempre carta…….
Poche pagine più avanti Berger parla di un suo disegno- da vero scrittore egli disegna- che ha fatto al padre nella bara, appena morto. Disegnare qualcosa che si è manifestato nel tempo, che è visibile, e non si manifesterà mai più, afferma. Sono pagine struggenti, non tanto per il tema affettivo… bensì per la riflessione sul tempo, sulla concreta lotta contro il tempo che conduce ogni artista e ogni scrittore. Il visivo “è sempre il risultato di un incontro momentaneo e irripetibile” .Cita una frase di Cèzanne: ” Un attimo della vita del mondo sta passando. Dipingilo com’é”.
Mentre leggo queste frasi di Berger……. mi viene fatto di pensare: come distinguere un vero artista da uno che non lo è? un vero scrittore da uno che riempie solo delle pagine? Dov’è il discrimine tra la letteratura industriale e la vera letteratura? Nella lotta contro il tempo. La lotta per dire contro il tempo, per salvare qualcosa del visibile, non per sorprenderci, colpirci, stupirci, affascinarci. No, solo nella nuda lotta contro il tempo. Per questo l’arte e la letteratura sono il terreno dell’onestà, dell’onore, ci dice Berger .

Marzo 23, 2008 alle 5:02 pm |
La distinzione in tre è forse normale per un disegnatore ma mi ha colpita, non ci avevo mai pensato. Sto ancora riflettendo sulla tua domanda. Come distinguere il vero artista.D’istinto la tua risposta mi convince, ma sento il bisogno di motivarla meglio a me stessa.
mi ritiro a pensare
ciao marina
Marzo 23, 2008 alle 7:05 pm |
Le domande non sono mie, ma di Belpoliti. Quello che mi ha convinto, delle sue riflessioni e di quelle di Berger, è questo richiamo all’onestà di riferire ciò che si vede. Non perchè creda in una letteratura realista a ogni costo: non è detto che ciò che si veda sia reale, ma è di questo che bisogna avere l’onestà di parlare.
Ottobre 2, 2008 alle 6:03 pm |
Ciao Pessimesempio
Cercavo un contatto per scrivere a Marco Belpoliti e mi sono imbattuto su Berger,
e mi hai fatto ricordare che grazie ad una sua frase non ho smesso di scattare foto.
Guardare la realtà.
“Non esiste contraddizione tra realtà e immaginazione.
la realtà è il senso che la nostra immaginazione dà alla realtà
è ciò che dal nostro dentro riusciamo a vedere del fuori.
è la relazione con il reale e non solo qualcosa che è al di fuori di noi.”
J.B
Ciao e grazie Noris