della colpa e del perdono
29 03 2008Colpa e perdono sono categorie che hanno a che fare indubbiamente con la religione, anzi più: con la religione cattolica. E sono quindi categorie a cui ci si accosta con una certa diffidenza, tanto più - mi pare- qui in Italia, dove una legislazione perfettamente in linea con la morale, le ha applicate alla remissione dei “peccati” anche nei tribunali. Insomma, siamo un paese in cui tutto può essere perdonato, purchè ci si penta della propria colpa? No, siamo un paese in cui ci viene perdonato se diciamo di chi è la colpa, che è cosa (sottilmente?) diversa. Che questo perdono, poi, prevede anche il più totale eclissamento dalla scena, ma questo è forse un altro discorso.
Sto leggendo molto in questo periodo, non so bene perchè, ma mi è presa così e per ben due volte sono riuscita con facilità ad arrivare in fondo a due libri che, guarda i casi della vita, trattano entrambi dello stesso argomento. Mi ci sono accostata, a questi due libri, con una certa diffidenza, confesso, in particolare al primo che ho letto, Spingendo la notte più in là, di Mario Calabresi. E’ un bel po’ di tempo che è uscito e non avevo mai voluto comprarlo, per la ragione che è scritta lì dentro, perchè raccontava la storia di un uomo che ai tempi della mia giovinezza, quando facevo il liceo e leggevo Lotta Continua, era un assassino. E dubitavo di questo libro. Poi un giorno, d’istinto, l’ho comprato. A volte forse Calvino ha ragione, ci sono libri che ti chiamamo.
Mi accorgo che questa storia è complicata da spiegare ed è pure rischiosa. Avverto dentro di me la paura di affrontare questo nodo, di tentare di scioglierlo. E non so dove nasce, questa paura e non so neanche darle un nome. La stessa sensazione l’ho provata leggendo il libro, come se le cose di cui Mario Calabresi mi parlava fossero cose che non volevo sentir dire, come se non volessi in alcun modo lasciarmi catturare dalla sua rete, sentir parlare della sua famiglia, di loro bambini. Non volevo essere presa nella rete della pietà.
E ancora oggi sono qui che mi dibatto in questa rete e sento il bisogno di prendere tempo. Come dice lei , mi hai beccato mentre sto impegnata in un giro di boa necessario, di cui parlo qui sotto, e non so mica quanto ci metterò a virare.
Io sono ancora più indietro e non so neanche se il giro di boa è davvero necessario o se è la corrente che mi sta trascinando e a me sembra di nuotare ma in realtà sto ferma, quasi paralizzata, inerme e mi lascio trascinare. Non ho ben capito neanche dove si va, figuriamoci.
Finisco di leggere Calabresi e leggo un post, quello linkato che parla di un libro, questo, che avevo da diverso tempo in casa. L’avevo comprato quando era uscito, dopo averne letto qualche pagina in rete. Ma questo ha poca importanza.
Anche questo, l’ho letto d’un fiato, entrandoci dentro in un modo che non avrei mai sospettato. Sì, va be’ è un libro che parla di altri libri e questo già per me è gran cosa, ma è anche un libro che parla di un tempo e di persone e di comportamenti e che, al di là forse delle sue intenzioni, ma non so, su questo dirà il suo autore, chiama in causa i comportamenti di ogni persona che lo legga e che abbia vissuto in quegli anni.
Chiama in causa proprio sulla colpa e sul perdono.
Vorrei tanto continuare a scrivere, ma non posso. E forse la campanella per oggi mi salva dallo sciogliere il nodo. Mi salva dalla paura di essere additata come una che sta virando.
Ma oggi mentre venivo a scuola mi è passato per la testa un pensiero ( ogni tanto passano anche di lì) e cioè ho pensato alla virata e mi sono detto che forse era l’ora di pensare che il mondo che verrà non è più solo per me, anzi. E’ per quelli che dopo pochi minuti mi sarei trovata davanti. E allora era bene che io questo mondo lo guardassi con occhi diversi e lo pensassi in modo diverso.
Anche questo è un discorso lungo e complicato.
Meno male la campanella.
E’ un post incompleto, lo so, ma si vede che così doveva. Tra qualche giorno ci torno su. Saluti.
Sì, lungo e complicato. Anch’io sto continuando a pensarci e ad accumulare tempo e pensieri.
Però, il discorso della colpa e del perdono, a mio avviso rischia di portare fuori strada. Intanto perchè associarlo strettamente al cattolicesimo è riduttivo. E’ un po’ un vizio culturale del nostro paese, che è cattolicentrico anche nelle sue componenti apparentemente più laiche o addirittura mangiapreti (e l’epiteto la dice lunga) . Come se luterani e calvinisti non avessero avviato quel popo’ di riforma proprio a partire dalla discussione (e non dalla negazione!) dei temi della colpa e del perdono! Per discutere dell’oggetto che ci intriga l’orizzonte cristiano va perciò tenuto presente nella sua interezza, tanto per cominciare, ma va tenuto, appunto, come un orizzonte: lontano. Più vicino mi sembra l’ambito etico e allora il discorso diventa quello della pietas. Sull’etica va poi innestata la politica (tenendola ben divisa). E, infine ci sono le storie, quelle personali che si intrecciano con e sono rese possibili da quella collettiva.
Un gran casino, non c’è che dire.
lì da me ho provato a dare una risposta. altrettanto incompiuta.
d.
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