nella rete

30 04 2008

Chi si espone, infatti, non può conoscere chi si sta esponendo perchè non si vede. E’ dunque più che probabile, argomenta Hannah Arendt, ” che il ‘chi’, che appare in modo così chiaro e inconfondibile agli occhi degli altri, rimanga nascosto alla persona stess, coem il daimon della religione greca che accompagna ogni uomo nella sua vita, sempre presente dietro le sue spalle e quindi solo visibile a quelli con cui egli ha dei rapporti.”

Apparire agli altri perchè semplicemente li si incontra, e mostrare loro attivamente chi si è, sono tuttavia, per Hannah Arendt, due cose differenti. Detto alla buona, tale differenza riguarda il mero apparirci dell’identità fisica di qualcuno e il suo attivo esibirsi. Non si tratta tuttavia di una differenza tra la mera materialità e l’eccelsa spiritualità, fra corpo e anima. Bensì, piuttosto, di una diffrenza di scena. La scena sulla quale “gli esseri umani appaiono gli uni agli altri non come oggetti fisici ma in quanto uomini” è infatti quella che li vede agire con atti e parole. Com’è noto, trasgredendo i canoni del lessico tradizionale, Hannah Arendt dà a questa scena di esibizione interattiva il nome di politica.

( da Adriana Cavarero, Tu che mi guardi, tu che mi racconti. Filosofia della narrazione, Feltrinelli, 1997- Le citazioni della Arendt son tratte da Vita activa)




la percezione delle cose

29 04 2008

Parliamoci chiaro: lo sapevamo e facevamo anche una certa fatica a immaginare che alla fine non sarebbe accaduto niente. Perchè ci voleva davvero un bel coraggio, con questi chiari di luna, a mettere una croce sul nome Francesco Rutelli. Comodo, per chi non è di Roma, dire che la sinistra doveva reagire: ” Speravo che, come nel 2001, dopo la sconfitta alle elezioni nazionali, ci sarebbe stata una reazione positiva alle amministrative di Roma. “, scrive Valentino Parlato nell’editoriale del Manifesto di oggi. Ma mi chiedo in nome di chi.

In nome di un signore che è passato negli anni dalla segreteria del partito radicale alle udienze nelle sale del Vaticano? Di un signore che nella campagna elettorale ha avuto la genialata di proporre un braccialetto per le donne che girano di notte per le stazioni metropolitane di Roma? Oppure in nome del “buon ragazzo con gli occhiali” le cui guance si stanno afflosciando sempre di più col passare dei giorni ( e lo capisco) fino a farlo somigliare sempre più ad un mastino napoletano ?

Di un “buon ragazzo con gli occhiali” che quindici giorni fa girava per le piazze d’Italia pensando di essere il sosia di Obama? Di un “buon ragazzo con gli occhiali” che dopo due mandati due ha lasciato dietro di sè il deserto?

Hai voglia a far vedere in televisione, nei salotti buoni di raitre le foto dei cantieri di Roma visti dall’alto a vanto di quello che l’amministrazione di centro sinistra avrebbe fatto, hai voglia a mostrare crateri e ruspe in azione. Se fosse andato da Vespa avrebbe portato il plastico, che si capiva meglio il grande lavorio che c’era dietro.

Ha ragione chi dice- l’ho sentito ieri pomeriggio su La7- che Veltroni si è occupato troppo di fare salotto nei quartieri del centro, che manco l’hanno premiato, pare, e poco, troppo poco delle periferie, e questo discorso mi sembra che calzi a pennello, in genere, per l’atteggiamento di una bella fetta della nostra defunta sinistra che davvero si è più preoccupata di tenere il culo ben saldo sulle poltrone, fossero quelle di Montecitorio e quelle dei vari salottini televisivi.

Parliamoci chiaro: lo sapevamo già.

Ciò non toglie che siamo preoccupati per quello che potrebbe accadere adesso: a Ostia, ieri sera, è già stata spaccata una lapide in ricordo delle Fosse Ardeatine e sopra, con pennello e vernice, hanno scritto: “Il popolo di Ostia inneggia al Duce”. E non è che l’inizio, lo sappiamo.

Per questo siamo preoccupati. Nelle scuole, i rappresentanti di libri stanno già proponendo i libri di storia riformati, dove al posto della storia dell’Italia, puoi scegliere di far studiare ai tuoi alunni la storia della tua regione. Sei delle Marche? leggiti la storia delle Marche. Sei della Toscana? eccoti la storia della tua regione. Alla faccia della nazione liberata.

Siamo preoccupati perchè ci pare che il compito che ci attende sia lungo e difficile e richieda pazienza e determinazione. Necessarie per contrastare le “verità” che passeranno sugli schermi.

Hanno già cominciato da diverso tempo in verità a parlare di percezione: PERCEZIONE DELL’ INSICUREZZA; PERCEZIONE DEL TASSO DI CRIMINALITA’; persino percezione del tasso di umidità nell’aria e della temperatura. Repubblica, sempre prima fra i primi della classe, riporta anche i dati insieme nella pagina meteo, temperatura reale e percepita. Va da sè che la percezione deve essere la stessa per tutti.

Da un lato la realtà delle cose e dall’altro la percezione, quello che il cittadino, questa entità immateriale già entrata in odore di leggenda, sente sulla sua pelle, manco fosse un vento di ponente.

L’altro giorno guardavo il tg2. Non lo sopporto, di solito evito di guardarlo. Non lo sopporto per il modo di parlare di una notizia ( e che notizie, di solito!) e far scorrere contemporaneamente i titoli dei fatti del giorni a piè di pagina, mi verrebbe da dire. Comunque sia l’altro giorno lo guardavo e vedevo scorrere i titoli e non ascoltavo le notizie , perchè è ovvio che l’occhio cade su quello che si muove. E i titoli che scorrevano erano questi : CONIUGI UCCISI IN VENETO: ARRESTATO UN RUMENO- RAGAZZA VIOLENTATA A ROMA: ARRESTATO UN RUMENO-TENTA UNA RAPINA IN BANCA: ARRESTATO UN RUMENO- PEGGIORA IL CLIMA: (ARRESTIAMO UN RUMENO?).

Questa è la percezione, ragazzi. La percezione delle cose che fa credere che dietro ogni donna violentata, stuprata, uccisa, ci sia un rumeno o un extracomunitario e che queste siano le minacce per la nostra vita, la percezione che fa comprare le porte blindate e le camere di sicurezza che così questi entrano in casa e rubano, ma almeno tu sei al sicuro. Anche Riki Tognazzi e Simona Izzo se la sono fatta fare, che diamine! A Roma. Sono di sinistra, loro.

Invece Amnesty international ci dice che la maggioranza delle violenze su donne, nel mondo occidentale e non, avviene in casa, ad opera di parenti: mariti, zii, cugini, vicini di casa. Questa è la realtà, quella la percezione.
Non è certo una novità, questa, ma ho l’impressione che negli anni a venire dovremo lavorare molto per contrastare la percezione con dati di fatto, con la concretezza delle cose.

Ecco, forse in questo abbiamo sbagliato: nel pensare che non fosse necessario più legare tutto solidamente alla realtà, che non fosse necessario ricordare sempre e comunque e con chiunque ( sto pensando al lavoro che non è stato fatto nelle scuole) che la storia di questo paese era stata una storia ben precisa, come se certi valori nostri fossero per natura stabili e immutabili nel tempo.

Non è stato così, non è così e da qui forse , anche da qui, si deve ripartire.

Un’ultima cosa: siamo preoccupati, ma siamo anche incazzati con chi ci ha accompagnato fino a questo punto morto. E a ragione c’è chi dice: hai perso? vai a casa.




K.O.?

28 04 2008




ritorni

27 04 2008

Ancora nuvolo.




a volte / ma anche

24 04 2008

A volte mi sento così. Ma mi incazzo pure, perchè le parole che vedo non mi sono chiare.

Vado via, per due giorni. Basta pensare, sennò péggiora (come si dice qui). Quando torno magari sono più tranquilla e posso ragionare (sempre come si dice qui) meglio.

Ma anche così (ripensando):

Ascoltami, i poeti laureati

si muovono soltanto fra le piante

dai nomi poco usati: bossi lugustri o acanti.

Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi

fossi dove in pozzanghere

mezzo seccate agguantano i ragazzi

qualche sparuta anguilla:

le viuzze che seguono i ciglioni,

discendono tra i ciuffi delle canne

e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli

si spengono inghiottite dall’azzurro:

più chiaro si ascolta il susurro

dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,

e i sensi di quest’odore

che non sa staccarsi da terra

e piove in petto una dolcezza inquieta.

Qui delle divertite passioni

per miracolo tace la guerra,

qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza

ed è l’odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose

s’abbandonano e sembrano vicine

a tradire il loro ultimo segreto,

talora ci si aspetta una sbaglio di Natuira,

il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,

il filo da disbrogliare che finalmente ci metta

nel mezzo di una verità.

Lo sguardo fruga d’intorno,

la mente indaga accorda disunisce

nel profumo che dilaga

quando il giorno più languisce.

Sono i silenzi in cui si vede

in ogni ombra umana che si allontana

qualche disturbata Divinità.

Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo

nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra

soltanto a pezzi in alto, tra le cimase.

La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta

il tedio dell’inverno sulle case,

la luce si fa avara- amara l’anima.

Quando un giorno da un malchiuso portone

tra gli alberi di una corte

ci si mostrano i gialli dei limoni;

e il gelo del cuore si sfa,

e in petto scrosciano

le loro canzoni

le trombe d’oro della solarità.

(Tiè!)




discesa

23 04 2008

Gerard Richter, Himalaya

 

 

……..una cima raggiunta non basta. Bisogna discenderla con la stanchezza al culmine, lo svuotamento che ti dà l’arrivo sulla cima. Scendere è disfare la salita, scucire i punti dove hai messo i passi. La discesa è una cancellazione. Ripassi su quelle linee precipitose per toglierti di lì.

( Da Erri De Luca, Sulla traccia di Nives, Oscar Mondadori, 2006)