Non c’entra niente, ma mi è venuto in mente Boltanski e mi piace troppo per rinunciare a metterlo nel blog.
E poi ancora, per oggi: La politica della speranza non significa sperare che le cose vadano meglio: è la politica del credere in cose che ancora non si vedono ( Barak Obama)
E poi ancora: Chi non vota si arrende a se stesso, specchio delle cose esistenti. Domenica non si sceglie ” il candidato che mi rappresenta”, la conferma di identità forti, ma la propria capacità di interagire, di spostare, modificare, essere dentro e non fuori il work in progress della politica. Sta a noi dare forma alle “cose che ancora non si vedono” . (Mariuccia Ciotta, sul Manifesto di oggi)


“Sei solo chiacchere e distintivo, solo chiacchere e distintivo” Robert De Niro che interpreta Al Capone…
sai, credo che quelle della ciotta siano le classiche parole di responsabilizzazione che vengono indirizzate ai non votanti in occasione delle elezioni – in tempi diversi le avrei senz’altro sottoscritte / ma questa volta è diverso, questa volta [almeno per me] da questo continuo ribadire e tentare di spingere i cittadini verso le urne emerge un urgenza che è più quella dei politici stessi di non perdere la sedia che hanno sotto al culo che quella di non far cadere i cittadini dalla padella nella brace /
il problema per me non è certo quello di essere rappresentati in prima persona / la maggior parte noi che scriviamo qui per esempio ce la caveremo comunque, e forse non ci accorgeremo nemmeno del cambio di governo / abbiamo chi più chi meno condizioni socioeconomiche del tutto privilegiate rispetto ad altri – lo testimoniano il tempo che abbiamo a disposizione e gli strumenti che adoperiamo [anche se so che è un discorso più complesso di così] /
il problema sono gli invisibili, quelli che non sono stati finora mai rappresentati e difesi da quei politici che continuano a riproporsi di volta in volta senza cambiare / il problema sono le scelte etiche mai compiute /
trovo tutto questo molto poco serio e molto poco condivisibile, anche turandomi il naso / altro che autoreferenziazione e capricci – sono stanca di chi dice che chi non vota si arrende – a me pare esattamente il contrario! /
un saluto e buona domenica
” la maggior parte noi che scriviamo qui per esempio ce la caveremo comunque, e forse non ci accorgeremo nemmeno del cambio di governo / abbiamo chi più chi meno condizioni socioeconomiche del tutto privilegiate rispetto ad altri – lo testimoniano il tempo che abbiamo a disposizione e gli strumenti che adoperiamo [anche se so che è un discorso più complesso di così] ”
Non è più complesso, è proprio sbagliato. Ma di grosso.
mauro /
chi ha problemi seri di visibilità sociale [e dunque di rappresentabilità politica], difficilmente potrebbe permettersi il tempo e il modo per scrivere su un blog / e difficilmente ha avuto accesso agli strumenti formativi che conducono fino a qui /
il vittimismo “ingiustificato” [o sproporzionato, se vuoi] di certi strati sociali che sono di fatto prvilegiati rispetto ad altri conduce ed ha già condotto alla cecità politica / una cecità del tutto volontaria /
questo è il mio modo di vedere le cose – anche di fronte ad esponenti autorevoli di parti politiche che non si sono mai fatti più di tanti problemi a trascurare le frange più deboli in ragione di una logica che potrei definire commerciale [parti politiche negli anni sostanzialmente confluite tutte nei ds]
un saluto /
nota /
intendevo parti politiche di sinistra [nel senso che ve ne sono altre dichiaratamente estranee al problema]
Noi ce la caveremo. Ma ne siete sicure/i?
E dopo che avremo “accontentato” il nostro “vittimismo” proporrei di tornare nella nostra Utopia, ma di chiudere bene le porte.
Perchè gli invisibili (mica tanto, se tornano, puntuali, a votare ad ogni scadenza) ci sono intorno, ci incalzano e forse, sono già entrati nel nostro Olimpo di privilegiati.
@Stu, appropriata e tempestiva, la citazione di Al Capone
angela
gli invisibili, in questo paese tanto civile, spesso non hanno nemmeno i documenti – gli invisibili cui faccio riferimento / gli invisibili non votano quasi mai, a volte non sanno nemmeno leggere e scrivere / e molto spesso non hanno tempo e modo per accorgersi di quello che capita a questo [nostro] paese tanto civile – quest’ultimo aspetto può anche essere visto come una colpa o una mancanza di responsabilità – ma da chi?
chissà – cosa pensavi tu /
[Io penso a tutti quegli altri "invisibili", molti di più. ]
Ci è stata cecità. E’ vero.
Ad iniziare da noi, per primi, che non abbiamo saputo vedere un orizzonte possibile e lasciarlo vedere agli altri. Li abbiamo solo spaventati. Siamo solo riusciti a rafforzare la loro identità invisibile, mediocre (?) dell’accontentarsi. Al punto da farla diventare dominante. Oggi ci schiaccia le coscienze e i portafogli.
Io, diversamente da te, non vedo questo benessere se non i pochissimi. E ci aspetta una lunga (speriamo) stagione della vita, nella quale torneremo a dipendere dagli invisibili.
Sere fa, un compagno deluso mi ha detto che la scuola italiana è irriformabile. Ma chi se ne frega, io non dovevo preoccuparmi, tanto a mio figlio ci penso io.
Sicuramente, ma dove vive mio figlio? In mezzo a chi?
Facciamo una fatica, mettiamo in campo tanta forza ideale e psichica quotidiana per salvaguardarci la coscienza, noi e questi ragazzi. La coscienza di accorgersi di chi sta peggio di te, di un contesto non assoluto.
Questo mi spinge a votare, come a fare qualsiasi altro gesto di “presenza”.
(Perché conosco, perfettamente, il funzionamento del consenso).
a.
Personalmente non credo che le cose non cambieranno neanche per noi. Fermo restando che concordo in parte sul fatto che la destra e il centro-sinistr(in)a sono molto simili per quanto riguarda le azioni di governo, almeno certe azioni di governo. Ma sono anche convinta che certe differenze ci siano e che sia da sciocchi convincersi del contrario, pur con tutta la rabbia che possiamo avere dentro per come va il mondo. E soprattutto sono convinta che il rischio grosso che corriamo è proprio quello di diventare invisibili anche noi o meglio quello che, come dice Marco Revelli, da una democrazia rappresentativa si passi ad una democrazia dispotica, una sorta di oligarchia, in cui la base non conta niente e chi decide sono solo le oligarchie, vale a dire quelli che nella democrazia così come è nata, dovrebbero rappresentare, essere la voce della base. Questo è già accaduto, e si confermerà a maggior ragione se stravincerà berlusconi. E aumentare con l’aumentare delle persone che sceglieranno di chiudersi in un silenzio che è comprensibile, ma che va forse ostacolato. Lo dico nel pieno rispetto di tutte le scelte.
Sugli invisibili sono d’accordo, nel senso che so bene che esistono e che sono sempre di più e non sono solo immigrati. Non mi piacciono però gli atteggiamenti di buonismo nei confronti di nessuno. E’ un problema grosso senza dubbio, ma qualcosa va smosso. Non siamo eterni e non possiamo sempre rimandare o vivere tanto per vivere.
comunque: l’immagine e il di suo pavimento in legno sono bellissimi…
più che extra-vagante, penso a extra-terrestre, portami via