dissociati e non
13 05 2008Personalmente, non mi dissocio.
Ora, non che Travaglio sia diventato improvvisamente un eroe nazionale, ma certo fa un po’ riflettere che non sia possibile (come d’altra parte è sempre stato, quindi forse l’indignazione è fuori tempo) alla televisione di stato prendersi la responsabilità di affermare - in quanto giornalisti- che la nostra classe politica, un bel gruppo di quelli che sono in parlamento, non per scelta del “popolo sovrano” ma con decisione unilateralmente presa dalle segreterie dei vari partiti, ha avuto a che fare con la giustizia o ha avuto (e ha?) amicizie di dubbia onestà.
Francamente a me sembra che l’episodio sia grave e che sia falsamente democratico invocare l’assenza di contraddittorio come segno della mancanza di correttezza politica da parte di chi sostiene che Schifani, seconda carica dello stato italiano, ha frequentato e ha avuto come soci in affari persone che hanno a che fare con la mafia.
Falsamente democratico perchè in realtà è proprio dal contraddittorio che ci si è sottratti e ci si sottrae di continuo in questi anni a suon di querele, che altro scopo non hanno che quello di evitare un qualsiasi confronto publico, bloccando sul nascere ogni possibile discussione sull’argomento, prontamente deviato e sepolto ( il confronto) tra le carte e i faldoni delle procure e delle preture ( non so di diritto, ditemi voi). Di modo che non se ne sappia più nulla per qualche anno, prima che ci avvertano che il Travaglio di turno non solo è stato assolto, ma addirittura risarcito.
Grave perchè mi pare davvero che in Italia la possibilità di fare opposizione si stia riducendo rapidamente al lumicino di una candela da tenere accesa in una stanza dai vetri opportunamente oscurati. E che ci vengano a dilettare con la stroia del governo ombra mentre girati di spalle tendono prontamente la mano al “nostro avversario politico” che a sua volta tende la sua, preparandosi all’inciucio, è cosa che ci dà la misura del rincoglionimento a cui questo paese è arrivato. Non tutti, ma una larga parte di noi, laddove con noi intendo noi “popolo”, impegnato a guardare la tv mentre nell’altra stanza si decide in tutta tranquillità, tanto c’è la baby sitter che guarda i bambini, vieni amore che facciamo il nostro comodo.
Ma visto che personalmente non mi ritengo del tutto rincoglionita, d’ora in avanti vi darò del voi, dissociandomi in questo caso, nella speranza che qualcun’altr* lo faccia.
Quindi, se poi qualcuno attraverso lo stesso schermo scintillante che fissate imbambolati attratti dalle grazie debordanti di Antonellina Clerici o dai balletti sul ghiaccio delle sorelle Carlucci o dalle varie corride, pacchi, paccotti e contropacchi, milionari e plastici, matrimoni di giovani rampanti spose e divorzi di nobili casati, vi avverte improvvisamente che il re è nudo, ecco che, a differenza della favola - ma si sa non è più tempo di favole e i bambini hanno perso da tempo la loro innocenza- tutti i commensali si alzano repentini dalle sedie indignati e si mettono ad urlare che è uno scandalo inaudito, che certe cose non si devono dire, che certe parole, come la merda di luttazziana memoria, non possono più essere pronunciate in tv.
“Qui si vuole la rissa!”, tuonano minacciosi, sbattendo i tovaglioli sul tavolo e guardandosi intorno gonfi di bile, mentre intanto dalla finestra della sua stanza quell’altro ne approfitta per invocare e pregare che si ricucia la “ferita aperta” dalla legge 194.
“Qui si cerca la rissa!”, come se su questi argomeenti, scritti e pubblicati da anni, non fosse possibile, anzi fosse del tutto sconveniente discutere e confrontarsi o come se la discussione tra parti che politicamente sono diverse ( dovrebbero, qui sta il punto, ahinoi) facesse male alla tanto invocata e ricercata governabilità. E intanto Fini, delfino di Almirante, è presidente della camera e Alemanno, genero di Rauti, è sindaco di Roma. E’ la governabilità, baby. Basta con le vecchie ideologie, i muri sono caduti, siamo moderni, alla buon’ ora! Come dici? che stanno costruendo altri muri? Vabbè, ne parliamo un’altra volta.
Fa bene Vauro, sul Manifesto di oggi a disegnare un Marco Bavaglio, riccioluto e imbavagliato.
State attenti pure voi o finiamo tutti così, più o meno consenzienti.
Tag:travaglio
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