tutto un parlare, tutto un domandarsi

2 05 2008

Si ritorna sempre lì, a quanto pare, al che fare. Che poi mi sembra sia anche la stessa cosa che domandarci, come ci ha chiesto unts qualche post fa, che ci stiamo a fare qui, perchè tutto questo lavoro. Questo è il domandone, non altri. E su questo io mi impiglio, perchè da una parte c’è lo slancio verso la dimensione pubblica, dall’altra il bozzolo della dimensione privata, facilitata dal relativo anonimato che la rete concede. Mi spiego meglio: quello che chiede bri è un’azione pubblica e comune. Ora, è proprio questo che manca, che è venuto meno, mi sembra, o che forse per alcuni di noi non è neanche esistito finora e ora che non c’è più (che ci dicono che non c’è più) se ne sente la mancanza, anche se non ci siamo mai stati dentro. Anche io sono un po’ restia a fare cose del genere, tipo andarmi a spulciare le delibere e via dicendo, perchè non riesco, in questo momento, a capire a cosa può servire, la vedo come un’azione un po’ fine a se stessa e al nostro/ mio/ vostro bisogno di fare qualcosa purchè sia. Le aggregazioni si creano, mi pare, intorno ad un nucleo di interesse e forse è su questo che ci si dovrebbe interrogare. Perchè noi il nostro interesse l’abbiamo ed è (anche?) qui dentro.

Questo in realtà era un commento ad un post ed è rimasto anche al suo posto, più sotto. Solo che nel frattempo, su questo argomento, ho trovato qui ( è il terzo intervento della giornata) un post che in qualche modo mi sembra collegato a qualche discorso fatto in questi ultimi tempi e allora sposto il commento e lo faccio diventare post. In realtà, anche unts ne parla, alla sua maniera, o almeno io l’ho letta così.
E in fondo anche io ne parlo, alla mia maniera, nel post che precede.
Però mi chiedo: e tutto ’sto parlare? Che non sia tutto un cercare di parlare ?

 

 

 

(e ancora a proposito di blog, di alemanno e di elezioni leggetevi questa storia qui)