no, no eccomi qui.
anch’io sento la solitudine della rete, di là
;(
la Vitti, che splendidi occhi
invece il bambino di prima.
mi sono scervellata, ma non mi viene, però non dirmelo eh!
fammici pensare ancora un po’
ciao
lupacchiotta solitaria anzichenò
l’aura
Ho la fortuna di non sentirmi solo, sul mio blog (ho passato le 100.000 visite in cinque mesi di attività). Ma ti capisco. Una buona regola: linka e sarai linkato (regola che mi pare tu segua). In questo modo dalla rete è possibile catturare pesci interessanti.
hai presente il film “La solitudine del maratoneta”? è un vecchio film in bianco e nero e appartiene alla corrente del “free cinema” inglese.
beh, insomma, questo film parla di un ragazzo che sta in un riformatorio e scoprono che ha un’attitudine per la corsa a lunghe distanze e allora lo allenano per la sfida annuale che si tiene tra i ragazzi di “fuori” e quelli del riformatorio e arriva il giorno e lui avrà un sacco di vantaggi e opportunità se vince e corre e corre fino ad arrivare quasi al traguardo e mi ricordo le facce congestionate dei suoi professori che lo incitano e…lui.. ad un certo punto si ferma e decide di perdere.
vincere sarebbe come far parte o dare una chance al sistema che lui odia o da cui, cmq, è stato rifiutato fino a quel momento per entrare nel gruppo degli “eletti”
e, allora,a volte penso “romanticamente”? e riguardo a me che la solitudine sia anche questo. non voler far parte di.
ho una gran esperienza di rifiuti e anche una gran simpatia per i “perdenti”(?)
sono “de coccio” )
che dici?
Anche io passo di qui a volte. Giuntavi per caso, ho trovato un luogo dove leggo spunti interessanti…così come era interessante il post sulla violenza sulle donne. Mi tornano in mente le parole di Norma Rangeri ad Annozero, la percezione è cosa diversa dai dati reali, e anche questi ultimi possono essere manipolati ed essere così in balia di percezioni. Esempio: 1 italiano su 3 non vuole le moschee, un Paese di catto-xenofobi insomma, ma il dato significa anche, in diversa lettura, che il 60%, ossia più della metà degli italiani, non sono contrari (nonostante Calderoli e i suoi maiali!).
Visto l’appello per il timor vacuum di un deserto della rete, mi sento anche di consigliare un bellissimo film libanese, Sotto le bombe, un garbato racconto sulla guerra, anche se la guerra di garbo non ne ha mai avuto.
@bri: vedendo il tuo blog e foto annesse, credo proprio che il film l’abbiamo visto entrambe all’odeon!!!! (el mundo es un panuelo y internet también!!!)
per quello che può contare ci sono anch’io. in realtà cerco di leggere tutti i tuoi post perchè li trovo interessanti. è che negli ultimi tempi non ho molta voglia di scrivere commenti anche perchè non ho questa grande fiducia in questa forma di comunicazione o quantomeno ho l’impressione che lo spazio per l’ambiguità già di per sè presente nel linguaggio delle parole qui si dilati significativamente. oltre a questo preferisco passare più tempo nel mondo (apparentemente) non virtuale.
comunque ci sono (per quello che può contare)
ciao
maurizio
In effetti, quella lì sopra potrebbe essere un dettaglio ravvicinato della Vitti?
Già già. Siamo rimasti io e te, mauro?
no, no eccomi qui.
anch’io sento la solitudine della rete, di là
;(
la Vitti, che splendidi occhi
invece il bambino di prima.
mi sono scervellata, ma non mi viene, però non dirmelo eh!
fammici pensare ancora un po’
ciao
lupacchiotta solitaria anzichenò
l’aura
Ho la fortuna di non sentirmi solo, sul mio blog (ho passato le 100.000 visite in cinque mesi di attività). Ma ti capisco. Una buona regola: linka e sarai linkato (regola che mi pare tu segua). In questo modo dalla rete è possibile catturare pesci interessanti.
Non è questione di quanti passano, è questione di quanti si fermano, ascoltano, dicono.
Bri, che commento carino.
hai presente il film “La solitudine del maratoneta”? è un vecchio film in bianco e nero e appartiene alla corrente del “free cinema” inglese.
)
beh, insomma, questo film parla di un ragazzo che sta in un riformatorio e scoprono che ha un’attitudine per la corsa a lunghe distanze e allora lo allenano per la sfida annuale che si tiene tra i ragazzi di “fuori” e quelli del riformatorio e arriva il giorno e lui avrà un sacco di vantaggi e opportunità se vince e corre e corre fino ad arrivare quasi al traguardo e mi ricordo le facce congestionate dei suoi professori che lo incitano e…lui.. ad un certo punto si ferma e decide di perdere.
vincere sarebbe come far parte o dare una chance al sistema che lui odia o da cui, cmq, è stato rifiutato fino a quel momento per entrare nel gruppo degli “eletti”
e, allora,a volte penso “romanticamente”? e riguardo a me che la solitudine sia anche questo. non voler far parte di.
ho una gran esperienza di rifiuti e anche una gran simpatia per i “perdenti”(?)
sono “de coccio”
che dici?
io, quando non latito, passo e, qui, mi fermo pure.
Anche io passo di qui a volte. Giuntavi per caso, ho trovato un luogo dove leggo spunti interessanti…così come era interessante il post sulla violenza sulle donne. Mi tornano in mente le parole di Norma Rangeri ad Annozero, la percezione è cosa diversa dai dati reali, e anche questi ultimi possono essere manipolati ed essere così in balia di percezioni. Esempio: 1 italiano su 3 non vuole le moschee, un Paese di catto-xenofobi insomma, ma il dato significa anche, in diversa lettura, che il 60%, ossia più della metà degli italiani, non sono contrari (nonostante Calderoli e i suoi maiali!).
Visto l’appello per il timor vacuum di un deserto della rete, mi sento anche di consigliare un bellissimo film libanese, Sotto le bombe, un garbato racconto sulla guerra, anche se la guerra di garbo non ne ha mai avuto.
ecco vedi, Sandra?
pochi giorni fa ho consigliato lo stesso film da me.
Sotto le bombe.
le reti si incrociano a volte
In realtà sono sconforti del momento. Bastano i vostri commenti e son già passati. E grazie per le segnalazioni. Baci.
Bri, le reti sono intrecci.
@bri: vedendo il tuo blog e foto annesse, credo proprio che il film l’abbiamo visto entrambe all’odeon!!!! (el mundo es un panuelo y internet también!!!)
per quello che può contare ci sono anch’io. in realtà cerco di leggere tutti i tuoi post perchè li trovo interessanti. è che negli ultimi tempi non ho molta voglia di scrivere commenti anche perchè non ho questa grande fiducia in questa forma di comunicazione o quantomeno ho l’impressione che lo spazio per l’ambiguità già di per sè presente nel linguaggio delle parole qui si dilati significativamente. oltre a questo preferisco passare più tempo nel mondo (apparentemente) non virtuale.
comunque ci sono (per quello che può contare)
ciao
maurizio
ma siii…all’odeon pure io,
)
beh, che meraviglia!
chissà che sandra sarai!
Conta, maurizio. In certi momenti conta. E questo forse può far riflettere anche su quello che dici su virtuale e no. Ciao.
E’ incredibile come ci si senta soli, talvolta, in luoghi affollati. Come un centro commerciale (brrrr! Lungi da me!!!). Come il web…
Peggio il web, a volte.