So che stai leggendo questa poesia
tardi, prima di lasciare il tuo ufficio
con l’unico lampione giallo e una finestra che rabbuia
nella spossatezza di un edificio dissolto nella quiete
quando l’ora di punta è da molto passata. So che stai leggendo
questa poesia in piedi, in una libreria lontana dall’oceano
in un giorno grigio agli inizi di primavera, deboli fiocchi sospinti
attraverso gli immensi spazi delle pianure accanto a te.
So che stai leggendo questa poesia
in una stanza in cui è accaduto troppo per poterlo sopportare,
spirali di lenzuola ristagnano nel letto
e la valigia aperta parla di fuga
ma non puoi andartene ora. So che stai leggendo questa poesia
mentre il metrò rallenta la corsa, prima di lanciarti su per le scale
verso un amore diverso
che la vita non ti ha mai concesso.
So che stai leggendo questa poesia alla luce
della televisione, dove scorrono sussulti di immagini mute,
mentre aspetti le ultime notizie sull’intifada.
So che stai leggendo questa poesia in una sala d’aspetto
di occhi incontrati e che non si incontrano, di identità con estranei.
So che stai leggendo questa poesia sotto il neon
nella noia stanca dei giovani che sono esclusi,
che si escludono, troppo presto. So
che stai leggendo questa poesia con la tua vista indebolita:
le tue lenti spesse dilatano le lettere oltre ogni significato e tuttavia continui
a leggere
perché anche l’alfabeto è prezioso.
So che stai leggendo questa poesia in cucina,
mentre riscaldi il latte, con un bambino che ti piange sulla spalla e un libro
in mano,
perchè la vita è breve e anche tu hai sete.
So che stai leggendo questa poesia che non è nella tua lingua:
di alcune parole non consoci il significato, mentre altre ti fanno continuare
a leggere
e io voglio sapere quali sono.
So che stai leggendo questa poesia in attesa di udire qualcosa, divisa
tra amarezza e speranza,
per poi tornare ai compiti che non puoi rifiutare.
So che stai leggendo questa poesia perché non c’è altro da leggere,
lì dove sei approdata, nuda come sei.
( Adrienne Rich, da Un atlante del mondo difficile, 1991, in Cartografie del silenzio, Crocetti editore,2000, a cura di Maria Luisa Vezzali)
Mi sono beccata una bella faringite o tracheite (qualcuno sa come si fa a distinguere?) e sono fiacca come se mi avessero bacchettato. Tutta colpa della bici e della mia stramaledetta voglia di strafare: sono andata a scuola in bici una mattina che non faceva per niente caldo, ho sudato e mi ritrovo così da tre giorni. Così imparo a fare la giovincella.
Maggio 26, 2008 alle 6:00 pm |
so che sto leggendo una poesia, ma i versi non tornano, strappati dalla quotidiana fatica di esistere (mi viene da dire)
a proposito di faringite. ormai lotto da due mesi con una bronchite malefica ultimamente accompagnata da tracheite/faringite contro cui non so più che fare oltre ad antibiotici, sulfamidici, pastiglie emollienti, fluidificanti ecc.
stamattina sono ricorsa alle pappette di lino. speriamo bene. intanto sono distrutta, praticamente.
unite nel dolore
Maggio 27, 2008 alle 9:05 am |
Forse perchè l’alfabeto è così prezioso e non ci disseta mai che ci incontriamo qui?
Maggio 27, 2008 alle 10:37 am |
Credo di sì, mauro.