delle cose che si scoprono solo prendendo in mano un libro

Ecco, è vero quello che stamani ho letto in un libro di Magrelli mentre alle Oblate giravo per quelle sale fresche cercando negli scaffali libera dal senso di colpa che invece si prova in libreria- di sicuro non avrei comprato niente. Giro, cerco, prendo in mano soppesando con attenzione dimensioni e promesse del tomo, ne prendo uno, un altro ancora, valuto, medito. Poi mentre sono lì intravedo stretto tra due copertine scure il giallo dell’einaudi stile libero (metto le minuscole perchè oggi giorno le maiuscole non vanno più di moda tra chi scrive. O meglio il loro uso segnala il tono del testo: vuoi essere seria e presa in considerazione per quello che vai dicendo? Non arrischiarti di scrivere il nome dell’autore in minuscolo! vuoi invece che il tuo scritto faccia un po’ ridere chi legge sorpreso dalla presenza di tanta informale ironia? scrivi minuscolo, il successo è assicurato. Resta il fatto che a volte per una sorte di reverenza verso sacri mostri della cultura italiana, ti viene da scrivere il nome di un editore con la maiuscola. La collana magari no, ma l’editore sì. e poi lo cancello, vada per l’informale). Insomma, lì vedo il giallo dell’einaudi e siccome a me tutto sommato i libri einaudi mi affascinano per la sottigliezza del pagine, che è superata solo da quella delle collane meridiano della mondadori, (anche se, sia detto tra parentesi e a bassa voce per non distrarre dalla lettura, devo dire che stile libero ce l’ha più grossotte. forse sarà il giallo allora ad attrarre; insomma     lo vedo e prendendolo come per la collottola un gattino di pochi mesi lo tiro fuori dallo scaffale.

Il libro era un libro di cui ho sentito parlare di qualche anno fa e credo che sia stata la prima volta che ho sentito la voce di un autore italiano che poi avrei tanto apprezzato come poeta. Si intitola Nel condominio di carne ed è, come alcuni di voi ora sapranno già, un libro del mio amato Valerio Magrelli . E di chi altro poteva essere se non di colui che ha scritto Io abito il mio cervello /come un tranquillo possidente le sue terre?  chi se non lui poteva immaginare il suo corpo come un condominio? che poi aprendo qua e là le pagine del libro, con una forte tentazione di prenderlo in prestito  ( pensavate di rubarlo?), ho scoperto che in realtà il titolo è una sorta di citazione ad un passo di non ricordo bene chi che dice che in fondo il corpo non ha una sua entità: noi pensiamo di vedere e di udire, ma in realtà il nostro corpo, i nostri organi sono occupati da batteri e microorganismi e noi, il nostro corpo, non siamo altro che il condominio in cui abitano questi organismi e sono loro che vedono e che sentono, non noi. Come se il corpo non fosse altro che un grande formicaio. Una cosa del genere, sì, adesso non ricordo bene.

Un libro un po’ particolare, a cominciare dalla copertina. Che è, come forse avete già visto, una bella radiografia azzurra su sfondo bianco del bacino di un essere umano con due chiodi vistosamente infilati nell’anca, non so se destra o sinistra. E ci racconta, il libro, di tutte le malattie di Valerio Magrelli, a cominciare dalle malattie esantematiche infantili e dalla prima misurazione della vista per arrivare alle operazioni dell’età adulta e parlando delle malattie parla di sè e di noi.

Sono stata a lungo seduta nelle comode poltrone di pelle della biblioteca. Tra l’altro c’è anche l’aria condizionata, ma non eccessivamente alta e si sta bene nelle sale del vecchio convento delle Oblate. O meglio Conservatorio delle Oblate.

E cercando in rete la storia del conservatorio delle Oblate, ho scoperto che sul web si trova anche quel bellissimo libro- almeno per noi toscani- che è il Dizionario Geografico fisico storico della Toscana contenente la descrizione di tutti i luoghi del Granducato Ducato di Lucca Garfagnana e Lunigiana compilato da Emanuele Repetti socio ordinario dell’I. e R. Accademia dei Georgofili e di varie altre. Una cosa più o meno così. So che la notizia non darà ai più la benchè minima emozione, ma questo libro- la ristampa anastatica, ovviamente- era nella biblioteca di casa mia, espressione quanto mai pomposa per indicare gli scaffali della stanza da pranzo dove mia madre teneva alcuni libri a suo dire più importanti di altri, questo libro io l’ho letto, da ragazzina, mostrando fin da giovane una indubbia propensione verso la conservazione e catalogazione delle cose. Perchè i volumi, dieci, dodici, non so, del  Dizionario del Repetti contengono un minuzioso elenco in ordine strettamente alfabetico di tutti i luoghi della Toscana granducale, con i numeri della popolazione, delle chiese, delle case.

L’ho letto e mi piaceva starmene in poltrona a sfogliare quelle pagine e a scoprire come si chiamavano in origine i paesi che avevo intorno a me. Era un piacere, davvero. Ognuno si diverte come sa. Perchè poi la ristampa anastatica ti dava l’idea davvero di tornare indietro nel tempo. Una strana cosa, come leggere i promessi sposi in diretta.

Ma a tutte queste cose stamani non ci pensavo e alla fine poi non ho neanche preso il libro di Magrelli. L’ho diligentemente rimesso al suo posto, preferendogli un bel malloppone, dalle pagine più fini, in effetti ora che ci penso. Non dovrei farmi condizionare così dallo spessore delle cose.

Il “malloppone” è il primo volume dell’antimeridiano dell’ISBN, quello dedicato a Bianciardi, un amore emergente, ancora poco saldo sulle gambe, ma si farà, lo so, me lo sento.

Bianciardi è uno che ha fatto il giornalista e che per me è bello soprattutto per gli attacchi dei suoi saggi e dei suoi romanzi, perchè ti mette subito in mezzo al paesaggio e alle persone di cui sta raccontando. Ne ho dato un esempio qui. Ma anche certe pagine interne sono molto belle, come questa ad esempio:

Contava poco per noi due ragazzi, per Marcello e per me, avere la madre maestra. A pranzo non si riusciva a star fermi e composti, impazienti di ogni indugio- la mamma che finiva di passare le verdure, o di far ritirare il sugo della carne. Da sotto quelli di Omero ci fischiavano alla manieranostra, ed allora uno correva alla finestra a rispondere, che saremmo venuti subito. Prendevamo dal cesto della frutta la mela o l’arancio, e poi via con gli altri s giocare a saltacerro e a rubabandiera.”Eh, via” faceva la mamma ogni volta” fermi, fermi, state calmi, state composti! Ma non avete fermezza!”

Ce lo ripete anche ora, quando ci ricordiamo di prendere il treno per andare a trovarla. Ci guarda di sotto in su, senza dire una parola, mentre dopo mangiato accendiamo in furia le sigarette. Non disapprova che fumiamo, anzi fuma anche lei dopo pranzo, ma non le piace la nostra fretta. Lei su cercail suo pacchetto, tira fuori la sigaretta, si mette seduta sotto la finestra, sulla seggiolina bassa, chiude mezza imposta, strofina il fiammifero sul piano di ferro della cucina economica, aspetta con calma che il puzzo di zolfo sia svanito, poi accende e se ne sta lì, buona e zitta e composta, afumare con un occhio mezzo chiuso. E ci guarda. ” Non avete fermezza.” Veramente non lo dice più, ma sono sicuro che lo pensa, come allora. ( da L’integrazione, 1960)

Oppure un altro inizio: Tutto sommato io darei ragione al povero Ponzani, ingegnere civile e avveduto, quando per questa comunità di Nesci, al posto della pietra di Finale, che diede di sè prove assai grame, scelse la quarzite di Sanfront: non soltanto essa regge assai meglio allo sfrido, ma si presta benissimo a comporre i disegni su cui io leggo i pronostici del mio diverso esilio, e difatti a forza di pronosticare ci ho consumato sopra sette paia di scarpe e lo sa dio quante altre paia ce ne consumerò su. ( da Aprire il fuoco, 1969)

Insomma un grande, irrinunciabile. E per questo non ho potuto non prenderlo in prestito.

Anche perchè a comprarlo costa sessantanove euro.

Notte.

P.S. dimenticavo di dire quello che scrive Magrelli in un capitolo del suo libro, che poi è la cosa da cui ho cominciato. Scrive che le 18,30 sono l’ora più balorda del giorno, un’ora di mezzo, di passaggio, troppo lontana la cena, ormai svanito lo slancio del giorno.

5 Risposte a “delle cose che si scoprono solo prendendo in mano un libro”


  1. 1 ferrugnonudo Luglio 28, 2008 alle 10:33 pm

    subito a comprare il “condominio…”.
    porca miseria, devo smettere di leggere le altrui segnalazioni e finire i libri già iniziati, ma questo sembra davvero notevole.
    bè grazie.
    salut

  2. 2 mauro Luglio 28, 2008 alle 11:40 pm

    La voce di Bianciardi quella no, per quella solo un breve video su internet, ma una che gli somiglia molto e che legge per intero Le cinque giornate.
    Libro + DVD edito da Stampa alternativa.
    [neanche fossi cointeressato! Va bè, per Bianciardi vale la pena]
    ‘notte

  3. 3 Étranger Luglio 30, 2008 alle 1:52 am

    Ciao. Non ti vengo a trovare da un po’ (e un po’ me ne pento: questo è un bel posto). Però anche tu non mi vieni a trovare da un po’, quindi siamo pari.

    Mi veniva in mente una cosa, a proposito delle 18.30. Nella “Nausea” di Sartre si dice una roba simile, però riferita alle tre del pomeriggio (ne sono sicuro, anche se adesso non ce la faccio ad alzarmi e ad andare a cercare il libro per trascriverti la frase precisa). Dico una stupidaggine: ma perché Magrelli non ha citato la fonte?

    g.

  4. 4 pessimesempio Luglio 30, 2008 alle 10:13 am

    Siamo pari, è vero, straniero. E comunque io sono stata a lungo costretta al silenzio dalla Telecom, ma ora è tutto a posto. Su Sartre mi sembra anche a me qualcosa del genere, ma la fonte di Magrelli- ieri sono riuscita a trovare il libro dopo qualche ricerca nelle svariate librerie di firenze- è Judith Butler. Non so da quale libro (Magrelli non lo cita) e non so neanche se la conosci: è una filosofa femminista americana, piuttosto interessante per tutto quanto riguarda l’argomento corpo. Buone cose, a presto.

  5. 5 Loredana Agosto 6, 2008 alle 2:36 pm

    Ma di Valerio Magrelli ricordo di aver letto delle poesie in una rassegna artistica a Torino! Mi erano piaciute tantissimo! Mi erano state date in fotocopia e le ho lette davvero con gusto!
    Loredana


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