Tutti sanno

By pessima

Tre file avanti a me Coleman, con la testa un po’ inclinata verso di lei, stava parlando tranquillamente, seriamente con Faunia; ma di cosa, ovviamente, non sapevo. Perché noi non sappiamo, no? Tutti sanno… Cosa? Perché le cose vanno come vanno? Cosa? Tutto ciò che sta sotto l’anarchia del corso degli avvenimenti, le incertezze, i contrattempi, il disaccordo, le traumatiche irregolarità che caratterizzano le vicende umane? Nessuno sa, professoressa Roux. “Tutti sanno” è l’invocazione del cliché e l’inizio della banalizzazione dell’esperienza e sono proprio la solennità e la presunta autorevolezza con cui la gente formula il cliché a riuscire così insopportabili. Ciò che noi sappiamo è che, in modo non stereotipato, non sappiamo nulla. Non puoi sapere nulla. Le cose che sai… non le sai. Intenzioni? Motivi? Conseguenze? Significati? Tutto ciò che non sappiamo è stupefacente. Ancor più stupefacente di quello che crediamo di sapere.

[.............] Nel bene e nel male io posso fare solo quello che fanno tutti quelli che credono di sapere. Immagino. Sono costretto a immaginare.

(P.Roth, La macchia umana)

In compenso oggi, una giornata grigissima di nome e di fatto, con un umore a metà strada tra il battagliero e il solitario, o forse alterno interno, che è meglio. Ma la lettura di Roth, che ho proseguito portandomelo dietro in autobus e resistendo alla tentazione di tirarlo fuori dalla borsa anche mentre ero in fila dall’ortolano (ricordate l’ortolano, quello che vende le verdure al mercato centrale?) è una ragioni per cui non cedo agli istinti giornalieri e vado avanti, leggendo in qua molte cose carine a cui però non sono arrivata da sola, in là cose interessanti a cui sono arrivata partendo dalle cose carine a cui non sono arrivata da sola. Insomma, tutto sommato, poi, la giornata si va rianimando, soprattutto se sono qua sopra e cazzeggio* con la vostra muta presenza. Questa potrebbe essere una possibile risposta a chi ancora si chiede a cosa può servire un blog. Ancora nel senso che anche io ho attraversato questa fase e non è detto che come le malattie di natura diversa da quelle esantematiche non abbia a soffrirne ancora e a incazzarmi* di nuovo con me stessa perché non riesco a trovare una valida ragione per passare una, due , a volte tre ore al giorno a sedere su una sedia di fronte allo schermo, pur non riuscendo però a non farlo e ostinandomi a trovare qui dentro la risposta alla mia domanda. Può darsi che poi alla fine sia come una specie di esercizio, che lo fai una volta al giorno e ti passa quello che hai, in genere un po’ di nervoso. Perché, parliamoci chiaro chiaro, è scrivere che fa bene, che ha un potere salvifico, almeno per quanto mi riguarda. E’ scoprire quella che oggi, intendo oggi proprio come giorno della settimana e del mese di ottobre di questo anno, è la natura che si nasconde sotto questo umore che fino a cinque minuti fa era un umore grigio e indefinito, scoprire quale parte di me sonnecchia oggi al riparo di cellule cerebrali che si rifiutavano di attivarsi fin da stamani, nonostante il giorno libero, nonostante l’ortolano del mercato centrale, nonostante Roth. E devo dire che ogni tanto fa piacere incontrarsi, fare la conoscenza di se stessi, soprattutto se la persona con cui ci troviamo silenziosamente a conversare attraverso la scrittura, bhe, insomma, non ci è così antipatica come credevamo fino a cinque minuti fa. Sebbene questa, in fondo, sia un’interpretazione riduttiva di quello che è il blog, soprattutto dopo i disocrsi che in questi giorni si sono fatti qui e altrove su io, tu, lui/lei, noi e voi e loro, essi/esse. Basta.

Neanche io so di me, figuriamoci voi.

* il corsivo è perchè a volte passano di qui e dicono che una signora non dovrebbe esprimersi in questo modo. Così attenuo, o almeno provo ad attenuare.

7 Risposte a “Tutti sanno”

  1. ferrugnonudo Dice:

    Questa cosa c’entra come i cavoli a merenda, ma:
    vai al mercato centrale di san lorenzo? mi viene una nostalgia se ci penso…
    anche ilmercatodisanlorenzo è uno di quei posti dove, quando ci sono, mi sento nella pancia di una balena.
    quando studiavo a firenze, andavo spesso lì a fare la spesa anche se i prezzi erano un po’ altini.
    Ciao ciao.

  2. pessimesempio Dice:

    Confermo: vado al mercatodisanlorenzo. Sempre più caro, ma almeno c’è l’ortolano.

  3. ferrugnonudo Dice:

    Vengo qui, perchè dilà mi sento a disagio.

  4. ferrugnonudo Dice:

    Non mi sono offesa, non so proprio cosa rispondere. Te lo dico perchè poi mi viene il dubbio che tu possa pensare che mi sono offesa.

  5. ferrugnonudo Dice:

    Il primo commento non lo volevo inviare, ma è partito lo stesso. Ora spero che nessuno si offenda.

  6. pessimesempio Dice:

    Se c’era una che avrebbe potuto offendersi eri tu. Ma anche a me il commento è partito al volo, senza pensarci molto. Dopo ho pensato che invece, magari, ci potevo anche pensare un po’. Ma volevo solo dire che mi pare che la tua parola chiave sia quella di pensare di te quella cosa lì. E la tua inadeguatezza, anche parola chiave. Ma non voglio fare la saccente, non fraintendere, please.

  7. bri Dice:

    non ci capisco un’acca.
    mi offendo io, va bene?
    eheh…

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