ancora sulla scuola

Ho letto questo post sulla scuola e su quello che succede oggi.

Ho risposto, in modo un po’ enfatico, lo ammetto, così:

Rispondo perchè mi sento un po’ colpita da una frase, quella in cui scrivi che i professori dovrebbero stare attenti a non farsi fagocitare dalla protesta, soprattutto alle superiori e perchè, ovvio, sono un’insegnante delle superiori che sabato mattina, con altri suoi colleghi, ha partecipato ad una manifestazione insieme agli studenti e che lunedì sera parteciperà ad un’assemblea con gli studenti e con i genitori. Parte in causa, dunque. Con tutta una serie di dubbi, però, che nascono, come mi sembra tu sottintenda, dal rischio di essere politicamente strumentalizzata, rischio che a mio parere, corrono anche gli studenti, senza dubbio quelli delle superiori. Un po’ carne da cannone, mandati in prima fila, che poi arriviamo noi (noi politici e politicanti), se la cosa funziona. Detto questo, credo però che sia importante dire la propria su questo argomento e non lasciare che solo gli studenti si espongano per protestare contro decisioni che non hanno minimamente a cuore la scuola, chi ci lavora e chi ci studia, se le uniche soluzioni che sono state adottate non hanno a che vedere con un giusto risanamento dell’istruzione che tenga conto delle osservazioni che anche tu fai nel tuo post, ma sono rivolte esclusivamente a tagliare posti per risparmiare. Non una parola sulla necessità di rivedere programmi e pratiche di insegnamento, non una parola sulla formazione degli insegnanti futuri, non una parola sui modi con cui controllare l’efficacia degli interventi didattici e dell’insegnamento in generale.Che, a dirla tutta, i sistemi per controllare se un insegnante lavora, se un lavoro viene svolto in modo efficace, ci sarebbero anche ora, ma spesso sono proprio le dirigenze, omertose e mafiose come stile di conduzione- come giustamente rilevi- che lasciano perdere, che permettono che dietro la porta chiusa dell’aula ognuno faccia quello che vuole. Lo sappiamo bene che funziona così, lo sappiamo anche se cerchiamo di fare in modo che non avvenga, ma cosa possiamo fare di diverso di fronte al silenzio di un dirigente? Queste sono le cose che andrebbero cambiate se si avesse veramente in animo di cambiare qualcosa. Alle superiori e all’università, dove baroni da anni fanno il brutto e il cattivo tempo, limitando le loro apparizioni a qualche ora di lezione, delegando tutto il resto ai ricercatori e assistenti, e guadagnando però soldi e prestigio. Non i tagli alla ricerca, quindi, non il maestro unico, non il grembiule, per risanare la scuola, non i sovrannumerari alle superiori, non l’accorpamento di classi di concorso similari, non i corsi di riconversione per potere insegnare materie affini alla tua. Non è questo quello che ci serve. E’ vero che molto spesso ci siamo lasciati trascinare in questo modo di fare e che l’unica strada possibile ci è sembrata quella di fare semplicemente il proprio lavoro, senza dar fastidio, nel chiuso delle aule, con i ragazzi e le ragazze, non venendo meno, però, a correttezza e onestà, anche nei loro confronti, anzi, soprattutto nei loro confronti. Per questo credo che sia importante farsi sentire in questi giorni, proprio per evitare quella strumentalizzazione di cui parli. MI scuso per la lunghezza, davvero eccessiva del commento. Spero di poter continuare la discussione, qui o altrove.Alessandra

Lo riporto, perchè mi piacerebbe su queste cose discutere un po’ di più, nel bene e nel male.

1 Risposta a “ancora sulla scuola”


  1. 1 pessimesempio Ottobre 22, 2008 alle 5:15 pm

    Mi commento da sola. Vedo che la scuola sta a cuore.


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