ci siamo persi

1 dicembre 2008

Ennesimo quaderno. Si inaugura con una domanda, nata da uno scambio recente di sms che ha risvegliato per un attimo antiche passioni. Anche cercare di capire come funziona la passione, che cosa è che la risveglia dopo tanto tempo, se è tutta una questione di testa- come sembrerebbe a prima vista data la natura immateriale delo scambio- oppure si pone più in basso della testa, anche questa sarebbe una buona domanda, ma quello che mi interessa adesso è questione antica: perchè c’è questa distanza tra l’idea che ho di una persona e la persona stessa? Oppure, per usare termini vagamente filosofici- almeno per quella che è la mia idea di filosofia: che differenza c’è tra la rappresentazione e l’oggetto, tra l’idea e il reale? Seguendo la via segnata da queste domande, si arriva a chiederci anche se esiste una distinzione tra idea e realtà, oppure, seguendo la biforcazione opposta se esiste un oggetto, una persona stessa, una realtà.

Mi rendo conto di quanto siano antiche queste questioni che altri prima di me e con ben altro spessore si sono posti, ma in certe occasioni sono convinta che sia necessario porsi questo tipo  di domande a livello soggettivo, perchè si tratta di problemi che non possono essere risolti solo seguendo le riflessioni di altri, ma vanno capiti, a livello individuale.

Occorre quindi porli come questioni a se stessi e porli come questioni significa andare a vedere di cosa si tratta, fare un percorso dentro se stessi. Non a caso la parola questione ha la stessa radice di questua, questuante come colui che andava cercando di casa in casa.

Mentre scrivo queste cose penso al fatto che sono costretta a farlo con penna e carta perchè la linea è di nuovo interrotta. Una noia, ma in realtà un ottimo indicatore della mia dipendenza dalla rete, perchè se a quest’ora tutto avesse funzionato come doveva sarei già a cercare quello che altri hanno scritto sull’argomento rappresentazione/oggetto.

In questo atteggiamento credo che consista uno dei più grossi rischi dell’uso della rete. Se da una parte infatti è utile avere una visione del materiale che già esiste su un dato argomento, dall’altra il rischio ( e sto pensando anche alle giovani generazioni con cui ho a che fare giornalmente a casa e a scuola) è quello di accontentarsi, di omologarsi al pensiero già esistente e non credere nelle possibilità di sviluppo del proprio. Se poi penso che in realtà in rete io trovo, attraverso i motori di ricerca, quello che si vuole che io trovi, per motivi diversi, questa realtà mi sembra ancora più pericolosa nella direzione di un pensiero unico, omologato per tutti.

Nel frattempo luigi mi ha postato questo commento e dentro ci scrive che il problema è “che non abbiamo più tempo e voglia di ragionare” e che “l’informatica è presentata come oggetto di consumo”. Mi sembra che abbia ragione: non abbiamo più voglia di ragionare. A volte utilizziamo la rete in un vorticoso giro intorno a noi stessi, senza una finalità sociale, quella finalità che invece una volta il web sembrava in grado di avere e di sviluppare. Oggi che tutti sono emigrati su facebook, a cosa serve stare a parlare, continuare ad usare la parola, il ragionamento, se basta solo vedersi, esserci, incontrarci?

Dove sta il problema?

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4 Comments on “ci siamo persi”

  1. luber@w2wai Says:

    Ci siamo persi.

    Per capire dove siamo e dove andiamo abbiamo bisogno di stabilire relazioni con gli altri, di riconoscerci in un ambiente, magari virtuale, in cui sia possibile mantenere un rapporto comunicativo con persone che condividono la ricerca di una soluzione del problema.
    Ma quale problema?

    Per provare a focalizzarne uno, di possibili problemi condivisibili, farei un passo indietro .. una revisione .. che permetta d inquadrare meglio l’ambiene circostante e di trarne qualche indicazione, magari in termini di uso di una macchina virtuale .. attualmente disponibile ma non ancora applicata: una rete sociale.

    Provo a continuare, spero entro domani, sul blog trovamiunnome .. che ancora non sa cosa vuol diventare.

  2. Filosoffessa Says:

    “se a quest’ora tutto avesse funzionato come doveva sarei già a cercare quello che altri hanno scritto sull’argomento rappresentazione/oggetto.

    In questo atteggiamento credo che consista uno dei più grossi rischi dell’uso della rete. Se da una parte infatti è utile avere una visione del materiale che già esiste su un dato argomento, dall’altra il rischio (e sto pensando anche alle giovani generazioni con cui ho a che fare giornalmente a casa e a scuola) è quello di accontentarsi, di omologarsi al pensiero già esistente e non credere nelle possibilità di sviluppo del proprio.”

    Ma senza aver studiato, senza essersi informati su un dato argomento, senza aver “mangiato (e digerito) i padri”, come si fa a sviluppare un proprio pensiero autonomo?
    Il web rende semplicemente più facile qualcosa che è opportuno, anzi direi necessario, fare: conoscere.

    “Se poi penso che in realtà in rete io trovo, attraverso i motori di ricerca, quello che si vuole che io trovi, per motivi diversi, questa realtà mi sembra ancora più pericolosa nella direzione di un pensiero unico, omologato per tutti.”

    Questo è un altro paio di maniche e posso darti ragione.
    Perciò, credo, la prima cosa da insegnare, o da imparare, è (ciò vale per qualsiasi strumento, fonte di informazione, e non solo per il web) come usarlo al meglio, come usarlo in modo critico, creativo, personale.
    O no?

  3. luber@w2wai Says:

    Ho cominciato a fare il compito ;-)

    SEMBRA PROPRIO CHE CI SIAMO PERSI .. e se per ritrovarci bastasse un “ESEMPIO”??

    Appena smetto di starnutire provo ad andare avanti .. ma forse ci vorrà anche qualche pacca sulla spalla ..


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