lui pensa che io sia una persona colta

Beh sì. Certamente, no? Continuo a comprarli, anche se non so bene perchè.

In che senso, vuoi sapere in che senso? Beh, nel senso che non so qual è il motivo che mi spinge a comprarli. E’ un po’ un fatto compulsivo, una mania direi. Una bulimia e insieme una forma di autismo. Una volta ho incontrato uno che legge come me durante un lungo viaggio in treno, uno che legge libri di continuo, sottolineando gran parte della pagina  con un lapis, a punta morbida, mi è sembrato dal rumore. Adesso a ripensarci non riesco a capire come facesse, ma durante il viaggio, era seduto proprio davanti a me e lo osservavo, ancora non lo conoscevo bene e lo guardavo, era impossibile non osservarlo proprio per questo suo tic, non saprei definirlo in altro modo, teneva il libro aperto afferrando, è proprio il caso di dire, da entrambi i lati, a destra e a sinistra, la copertina e le pagine già lette e da leggere, e le massaggiava con una torsione a volte anche violenta, alternativamente, dalla parte opposta alla pagina che stava leggendo, come se alla lettura dovesse accompagnarsi, ho pensato osservandolo, la sensazione uditiva del rumore delle pagine straziate e l’odore della carta che grazie al movimento saliva verso di lui.

Qualche giorno più tardi, stavamo tornando, gli ho detto che chi legge soffre un po’ di autismo e lui si è messo a ridere. Lui pensa che io sia una persona colta. L’ho incontrato qualche giorno fa e mi ha detto le persone colte mi imbarazzano un poco e io ho riso e gli ho detto non sono una persona colta sembro una persona colta e mi sono un po’ allontanata come se avessi da fare altro con il modo di fare un po’ seducente che può avere una donna verso un uomo tanto più giovane di lei.

Ma tu volevi sapere perchè io continuo a comprare libri e io non so risponderti. Anche se un’idea forse ce l’ho, è che mi sembra così banale che quasi mi vergogno a dirtela, proprio perchè così capiresti forse che sembro una persona colta e come tutti i vanitosi, come tutti quelli che hanno costruito la loro  fortuna, quella che loro definiscono a volte con se stessi fortuna anche se in realtà la loro vita non ha niente di speciale nè sembra essere stata fino a quel momento particolarmente fortunata rispetto alle vite degli altri e non c’è niente che giustifichi l’idea di una vita fortunata, non c’è una carriera un sogno un desiderio che si siano alla fine realizzati grazie a questa fortuna, tutti quelli che pensano che gli altri abbiano una considerazione di loro, i fortunati,  basata su elementi di valutazione fasulli, quelli che loro stessi, i vanitosi, fanno apparire, scegliendo con cura il modo in cui presentarsi al mondo, come tutti questi, di cui faccio parte, mi vergogno se gli altri si accorgono di qualche aspetto  della mia persona,  un aspetto che io conosco bene e riconosco come parte di me, una parte che però non coincide con quel personaggio che io penso di aver costruito e offerto al mio pubblico in tutti questi anni, gli anni della mia vita di relazione, un personaggio che ho costruito non necessariamente per scelta, molto probabilmente per necessità, per una questione, ad un certo punto, di sopravvivenza e che in tutti questi anni ho nascosto prima inconsapevolmente, poi in maniera cosciente dal momento in cui mi sono resa conto di averlo in me, vale a dire fino al momento in cui qualcuno, come te in questo momento, non mi ha posto una domanda che mi ha costretto a una riflessione.

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