senza libri

Avevo forse sei anni, quando mia madre mi comprò Le general Dourakine in una di quelle edizioni simil-lusso che si pubblicavano nella Francia poverissima, appena uscita dalla guerra. Mio padre non sapeva nulla di quel regalo e, d’altronde, avrebbe considerato folle quella spesa, folle e inutile. Perché regalare libri a un bambino così piccolo? In un colpo solo compresi quanto poteva essere prezioso un libro e, soprattutto, capii che al libro si deve un immenso rispetto, perché è un oggetto quasi magico. D’altro canto, le ricerche d’archivio sulla storia della fabbricazione della carta che ho cominciato nel 1987 mi hanno a più riprese costretto a confrontarmi con la storia della distruzione volontaria o involontaria dei libri. Il rogo dei libri ordinato dal “Primo grande imperatore” cinese, la scomparsa della biblioteca di Alessandria, l’autodafé diventato spettacolo nella Berlino del ‘33… e poi il 25 agosto ‘92, la storia che sembrava ripetersi in tutta la sua brutalità e violenza. A Sarajevo, quel giorno, la biblioteca veniva data alle fiamme dai serbi che decisero di distruggerla in quanto biblioteca e in quanto nazionale. Diciamo una serie di coincidenze storiche e personali si sono sovrapposte e ho deciso di intraprendere uno studio unitario della distruzione dei libri.

( da un’intervista di Marco Dotti a Lucien X. Polastron, storico dell’editoria, scrittore, esperto di calligrafia araba e cinese, autore di Libri al rogo. Storia della distruzione infinita delle biblioteche, pubblicato in Italia dalle edizioni Sylvestre Bonnard. L’intervista completa è sul Manifesto di ieri, giovedì 12 marzo)

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