Ma tu dov’eri quando irruppe il Medo 2

Già nel 2003 c’era chi scriveva così. Ma io dov’ero?

Nelle proprie navigazioni in rete, sia che si abbia una “casa” (il proprio weblog), sia che si abbia come unica proprietà le proprie gambe e la propria sacca per trasportare il bottino (dito sul mouse, mente curiosa, browser e abilità) si può decidere di circoscriversi a una comunità, e salvare quella continuando a percorrerne il perimetro, oppure si può volere scientemente perdersi, procedere per navigazioni spinte dall’interesse, per esplorazioni. Dipende dai propri gusti e attitudini, e da cosa si ritiene sia lo scopo. In nessuno dei due casi si può pensare di avere sotto controllo qualcosa. Al massimo si segnano delle tracce, una rotta di sassi, come Pollicino, per ritrovare un posto che ci è piaciuto. Non si possono fare mappe perché la rete non è a due dimensioni. Solo complesse figure di snodi. Architetture di fili legati da luoghi della memoria.

Ma non una memoria cumulativa e sequenziale, che traccia tutti i punti di una superficie costruendo un modello omogeneo e vero, un riassunto, i cui punti stiano adiacenti l’uno all’altro. Piuttosto una memoria regionale, a macchie, a densità, di uno spazio che scorre sotto i nostri piedi e ci viene incontro mentre a velocità infinita ci spostiamo rimanendo perfettamente immobili (il nostro personale tele-trasporto).

In rete c’é sempre più di una via che unisce due punti. Per questo la sintesi è impossibile e non esistono sguardi di insieme, e non solo per una mera questione quantitativa (la sproporzione sconfinata tra il disponibile e il “salvabile”). Per questo tenere sotto controllo è impossibile. Perdere è la norma. L’oblio è la norma. Sia nella vita umana che nella rete, e la memoria è l’eccezione. Qualcosa va sempre perso, noi per primi.

Solo chi si perde verrà salvato. Ma solo chi si perde consapevolmente si perde davvero. Gli altri hanno solo smarrito la strada, e la ritroveranno presto spegnendo il pc.

(a proposito tag blog pippe, superpippe. che mi voglia dir qualcosa?)

4 Risposte a “Ma tu dov’eri quando irruppe il Medo 2”


  1. 2 pessimesempio Maggio 10, 2009 alle 4:18 pm

    Una domandona: mi ci vuole una settimana per decidermi a rispondere. :-)

  2. 3 ange Maggio 10, 2009 alle 10:36 pm

    Hai ragione, faccio le domande e io per prima non rispondo.
    Allora, nel 2003, mi capitava ancora di chattare, di notte, e solo trovando interlocutori interessanti. Girava già allora una noiosa aristocrazia della rete che s’accapigliava. Per il resto continuavo a perdermi e riempivo cartelle e cartelle di immagini, files, di pagine e righe di programma, di manuali e tutto ciò che poteva interessarmi. Mi piaceva di più il lavoro dietro le quinte, smontare e rimontare, costruire e formare. Flashiata sulla via del web. Inoltre, reduce da un recente persorso psicoanalitico intenso e formativo, non ne potevo proprio più di raccontare, scrivere, ascoltare o frantumare storie, sogni, analisi, suggestioni e visioni. Vivevo proprio bene senza un blog ;)

  3. 4 pessima Maggio 12, 2009 alle 5:33 pm

    Anche io a quei tempi chattavo, per storie mie, però. La rete era comunicazione in tempo più o meno reale: conoscere, conoscere, conoscere. E scrivevo, anche io, raccattavo tutto quello che c’era per terra e sugli alberi. Forse allora c’erano ancora i dischetti, i floppy, insomma. Montagne di floppy. Leggevo Mozzi, e basta, credo. Scoperto fuori della rete e poi rincontrato qui dentro. Un maestro, allora. La scrittura, devo dire, se si è raffinata, si è un po’ persa col blog, quella personale, intendo, ma credo anche sia questione di età (lo credo per tutte le cose, mi sa) o forse è che una cosa è un diario, una cosa è un tadzebao. ;-)


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